EUROVISION SONG CONTEST/ Uno spettacolo leggero tra musica e politica

- La Redazione

PETER DEBRANDO CHIESA presenta l’Eurovision Song Contest, Festival di musica europeo poco conosciuto in Italia e molto particolare. Il giudizio di Sir Terry Wogan, noto presentatore televisivo d’Oltremanica, che ha seguito l’evento per più di trent’anni per la BBC

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A seguito del mio discusso articolo in cui osavo suggerire che la qualità artistica dell’Eurovision Song Contest fosse scarsa, ho deciso di espormi di nuovo proponendo stralci di un’intervista di Sir Terry Wogan, noto presentatore televisivo d’Oltremanica, che ha commentato per più di trent’anni per la BBC proprio questa gara canora, e che quest’anno viene sostituito da Graham Norton. «L’Eurovision è un insensato spettacolo divertente e pretenzioso. Insuperabile! È divertente e leggero. È il più grande spettacolo di questo genere a livello mondiale. Non concerne la politica o l’affermare il proprio posto nella comunità, e neppure l’orgoglio nazionale. […] È un’opportunità per scegliere la canzone più popolare in Europa».
Come pure è mia opinione, Wogan descrive l’Eurovision Song Contest come un “trionfo del cattivo gusto”. «Tutti sanno che è terribile. Però penso di avere portato il pubblico inglese con me e adesso ne siamo stuzzicati. Molti hanno ascoltato I miei commenti e non pensano che io prenda questa gara molto sul serio. E hanno ragione. Assolutamente! Ma io sono un amico di questa competizione, forse il più vecchio amico. Come ci si comporta tra amici? Ci si dice la verità. Non ci si fanno inutili complimenti».
Il buon vecchio Terry non si è neppure tirato indietro riguardo la questione spinosa dei famigerati favori politici, per cui alcune nazioni si votano (sempre) a vicenda. «È lapalissiano che ci siano giochetti politici. […] Io posso parlare solo per gli UK, ma, da quando l’Eurovision Song Contest è diventato sempre più grande, l’opinione in Gran Bretagna (ma potrebbe anche essere vero in Germania, Francia o Spagna) è che esiste un certo livello di broglio».
Secondo Sir Terry, ma anche secondo altri commentatori inglesi, sembra di trovarsi di fronte a una riedizione, sia pure canora, del vecchio Patto di Varsavia. Se qualcuno avesse ancora dubbi sulla serietà di questa competizione, date un’occhiata alla proposta dell’Azerbaigian dell’anno scorso:

Niente da dire sulle capacità vocali di Elnur e Samir, però… diciamo che neppure la produzione musicale eccellente del grande produttore gallese Greg Haver poteva evitare di farci venire in mente la parola di cui, a nostro (insignificante) parere, è impregnato l’Eurovision Song Contest. Pacchiano!

(Peter Debrando Chiesa)


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