FINALE EUROVISION 2009/ Alexander Rybak e tutto quello che vi siete persi

- La Redazione

Finale dell’Eurovision Song Contest 2009 a Mosca, all’insegna del politicamente corretto. Proposte di quest’anno leggermente più curate, anche se si è perso qualcosa in ecletticità. Il commento di PETER DE BRANDO CHIESA

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Sabato sera ho deciso di guardami la finale dell'”Eurovision Song Contest” per intero, nonostante questo volesse dire perdermi “The Match Of The Day” che incoronava il Manchester United vincitore per la seconda volta consecutiva della Premiership.
Chissà in quante case inglesi mogli e mariti hanno litigato per il telecomando verso le 10…

Tornando al Festival quest’anno siamo stati accompagnati dalla voce petulante di Graham Norton, che bene si addice all’evento, aperto dalle acrobazie eccellenti del “Cirque De Soleil” e da quelle più goffe del vincitore del 2008 Dima Bilan, unico interprete a non cantare dal vivo…  ma in fondo lui aveva gia dato.
Le proposte del 2009 sono state più serie rispetto al passato, anche se quello che si è guadagnato in qualità si è perso in ecletticità (se non era un brano dance era una ballad, o un brano pop con arrangiamenti etnici).

Uniformità anche nei testi in cui l’argomento più gettonato è stato ovviamente l’amore, ma anche variazioni di “questo è il mio momento” (Grecia – This Is Our Night, Spagna – La Noche Es Para Mi, UK – My Time).
Diversa la proposta d’Israele, che però ha suscitato l’attenzione per  ragioni politiche: una cantante israeliana, Noa, e una palestinese, Mira, cantavano “Ci deve essere un altro modo”. Canzone graziosa, ma niente di più, guardacaso fuori dalla top10.

Yohanna, ci sorprende dall’Islanda, con la sua Is It True. Melodia solida e voce intonata. Finirà seconda.
Terzi Inga e Anush, rispettivamente violinista e cantante, anche se forse immeritato un piazzamento così alto. Ma l’archetto quest’anno probabilmente tira e il violinista norvegese Alexander Rybak vince alla grande cantando Fairytale, di fatto eliminando tutta la suspence (su 41 nazioni con diritto al voto, 16 assegnano punteggio massimo).

Quarta la Turchia rappresentata dalla famosa Hadise e quinta Jade Ewen per la Gran Bretagna. Forse se Lord Andrew Lloyd Webber non avesse suonato il piano, sarebbe andata meglio, ma già 173 punti è un regalone. Merito dell’estenuante promozione che Jade ha fatto nei territori elegibili al voto nel mese precedente alla finale, nel disperato tentative di raccattare più voti possibili.

Non ce l’ho con lei, anzi! Non solo abita nel mio quartiere, ma ha anche origini italiane, purtroppo però sempre più spesso si distoglie l’attenzione dalla musica per parlare degli interpreti. My Time non è una bella canzone, sembra la brutta copia del singolo standard che viene fatto cantare al vincitore di Pop Idol/X factor.

Il testo ripete 17 volte la frase It’s My Time, come fosse un mantra, senza aggiungere nient’altro se non “vi faccio vedere che stasera è il mio momento”, grazie Diane Warren per lo sforzo.
Musicalmente è un surrogato dei musical che Lloyd Webber scriveva 20 anni fa. L’ho sentito in tre interpretazioni diverse durante la finale nazionale della Gran Bretagna, poi vinta da Jade, ed è stata un’esperienza atroce. Onestamente preferivo la canzonetta degli ultimi classificati, I Waldo’s People, se non altro l’inciso è orecchiabile! Nella mia personale classifica di “il meglio del peggio” I Waldo’s sono pero’ battuti da Svetlana, dell’Ucraina, che si piazza seconda con I suoi ballerini / pretoriani, e da Sakis Rouvas della Grecia, le cui movenze da cubista burino lo fanno assomigliare al cugino scemo dei California Dream Men.

Dalle mie note leggo anche che la proposta tedesca era pacchiana, ma non me la ricordo assolutamente. Quello che mi ricordo invece è il cantante danese Brinck che presentava un brano scritto dai DeeKay e Ronan Keating. Ebbene, Brinck si è vestito come Ronan Keating, ha cantato come Ronan Keating e, incredibilmente, ha usato perfino l’accento irlandese di Ronan Keating! Premio della critica per l’originalità!

Per concludere, un’occhiata alle votazioni. Quest’anno il punteggio per nazione è calcolato 50/50 dal televoto pubblico e da una giuria di addetti ai lavori. Il nuovo regolamento si è rivelato efficente nel mitigare il voto politico/territoriale. Però abbiamo notato i canonici 12 punti (il Massimo) di Cipro alla Grecia, di Andorra alla Spagna e quelli della Bosnia alla Croazia, che ha ricambiato il favore, e quelli ricevuti sempre dalla Bosnia sia dal Montenegro che dalla Serbia.
Ma in fin dei conti, questa edizione dell’Eurovision è stata all’insegna del politicamente corretto, ed è per questo motivo che avremmo voluto sentire Stephan & 3G in We Don’t Wanna Put In a Mosca…
 

(Peter DeBrando Chiesa)

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