MUSICA E SENSO/ Brahms e Beethoven nelle parole di Benedetto XVI

- Luca Belloni

Con pochi semplici cenni è possibile cogliere la radice di questioni fondamentali dell’arte e dell’uomo. È il caso del breve ringraziamento rivolto agli interpreti del concerto tenutosi in Vaticano e offerto a Papa Ratzinger dal Presidente Giorgio Napolitano. LUCA BELLONI

Orchestra375x255_220808

Con pochi semplici cenni è possibile cogliere la radice di questioni fondamentali dell’arte e dell’uomo. È il caso del breve ringraziamento rivolto agli interpreti del concerto tenutosi in Vaticano qualche tempo fa e offerto a Benedetto XVI dal Presidente Giorgio Napolitano.
L’accenno ai brani eseguiti (la “Ritirata Notturna di Madrid” di Luciano Berio, il “Canto del Destino” di Johannes Brahms e la “Settima Sinfonia” di Ludwig van Beethoven) è come sempre teso all’essenziale.

La principale sottolineatura è incentrata sul meraviglioso brano brahmsiano e sul rapporto che il compositore amburghese intrattiene con il grande testo di Hölderlin scelto per la composizione sinfonico-corale eseguita. Il Papa sintetizza in poche battute il mirabile percorso dell’opera poetica che, partendo dall’apparente indifferenza degli dei (Voi che lassù vi aggirate nella luce / sul soffice suolo, o beate divinità! […] Indifferenti al fato, come addormentati / poppanti, respirano gli abitatori del cielo), giunge sino all’accorato lamento dell’uomo per una distanza che appare incolmabile (Ma a noi è dato / in nessun luogo posare;/ scompaion, cadono/ soffrendo gli uomini/ ciecamente/ di ora in ora, / com’acqua da masso/ a masso lanciata / senza mai fine, giù nell’ignoto). Immediatamente Ratzinger allarga lo spettro della sua riflessione alla musica di Brahms sottolineando come il compositore «abbia arricchito di religiosa fiducia il Canto del destino di Hölderlin».

L’annotazione nasce da un fattore intimamente musicale: dopo le frasi finali del testo poetico infatti la musica riprende con dolcezza il tema iniziale (simbolo della vita beata) introducendo uno spiraglio di speranza nel vuoto tracciato dal testo. Proprio di speranza infatti parla il Papa che nota come la musica sia «chiamata, in modo singolare, a infondere speranza nell’animo umano, così segnato e talvolta ferito dalla condizione terrena. Vi è una misteriosa e profonda parentela tra musica e speranza, tra canto e vita eterna: non per nulla la tradizione cristiana raffigura gli spiriti beati nell’atto di cantare in coro, rapiti ed estasiati dalla bellezza di Dio».
È un’apertura realmente commovente nella sua assoluta semplicità e concretezza: la bellezza dell’arte e del creato è vista come segno eloquente attraverso il quale all’uomo è possibile intuire che il mondo è armonia, un’armonia così potente che anche nel suo approdo definitivo (la vita beata) conserverà un segno tangibile di questo disegno orientato al bene attraverso l’incessante canto di lode della schiera dei Santi.

Subito dopo, quasi prevenendo l’accusa di un possibile “spiritualismo”, Benedetto XVI ci indica una sorta di “via attiva” che è l’inevitabile sbocco della contemplazione della bellezza: «l’autentica arte, come la preghiera, non ci estranea dalla realtà di ogni giorno, bensì ad essa ci rimanda per “irrigarla” e farla germogliare, perché rechi frutti di bene e di pace».
Lo splendore della Bellezza è riflesso della Verità di Dio che ci invita ogni giorno a domandare di essere attivi strumenti “di bene e di pace”, ovvero di ciò che costituisce il più intimo anelito del cuore umano. Non manca nemmeno un accenno alla fondamentale questione educativa.
Il Papa sottolinea che l’arte è un fattore pedagogico essenziale, soprattutto per le «giovani generazioni, che dall’accostamento a tale patrimonio possono trarre sempre nuove ispirazioni per costruire il mondo secondo progetti di giustizia e di solidarietà, valorizzando, al servizio dell’uomo, le multiformi espressioni della cultura mondiale».

Il testo prosegue evidenziando «l’importanza che riveste l’educazione all’autentica bellezza per la formazione dei giovani. L’arte nel suo complesso contribuisce ad affinare il loro animo e orienta verso l’edificazione di una società aperta agli ideali dello spirito».
È sempre partendo dal “qui ed ora”, da qualcosa che posso vedere, sentire e toccare adesso che può partire una reale ricostruzione di quel tessuto umano e civile che costituisce, ancora una volta, l’unica possibile fonte di vera speranza per un popolo. Così una delle ultime annotazioni è dedicata al nostro paese: «l’Italia, con il suo eccezionale patrimonio artistico, può svolgere, a questo riguardo, un ruolo importante nel mondo: la quantità e la qualità dei monumenti e delle opere d’arte che possiede la rendono di fatto “messaggera” universale di tutti quei valori che l’arte esprime e al tempo stesso promuove».

Il finale esprime con perfetta chiarezza il magistero di Ratzinger, ponendosi in linea di assoluta continuità con l’enciclica Spe salvi: «La festosità del canto e della musica sono altresì un costante invito per i credenti e per gli uomini di buona volontà ad impegnarsi per dare all’umanità un avvenire ricco di speranza».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori