LA SCALA/ La Valchiria di Barenboim e Cassiers affascina e convince

- La Redazione

Grande successo per la Prima al Teatro alla Scala del 7 dicembre

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Questa sera il Don Giovanni al Teatro alla Scala di Milano

PRIMA ALLA SCALA – LA VALCHIRIA DI RICHARD WAGNER – Si chiude tra gli applausi convinti del pubblico la lunga notte della Prima del 7 dicembre alla Scala di Milano. In scena Die Walkure, La Valchiria di Richard Wagner, opera seconda della tetralogia  “L’Anello del Nibelungo”, con la direzione di Daniel Barenboim e la regia di Guy Cassiers.

Quasi cinque ore di musica in una serata iniziata con gli scontri e i tafferugli e l’appello di Barenboim contro i tagli alla cultura che hanno anticipato l’Inno nazionale e il Preludio dell’Opera.

Nonostante i temuti eccessi tecnologici di cui si parlava alla vigilia la scena si è dimostrata essenziale e alla stesso tempo ricca. Splendido il dialogo a tre del primo atto enfatizzato da fasci di luce, giochi di ombre proiettate sulle pareti e inserti video sapientemente dosati. Notevoli, nel secondo atto, la scultura di giganteschi cavalli verdi e il globo ruotante alle spalle di Wotan, il Re degli dei.

Tra i cantanti, scelti con grande perizia, emerge l’interpretazione di Siegmund da parte di Simon O’Neill e di Waltraud Meier nel ruolo di Sieglinde. Un po’ timoroso l’Hunding di John Tomlinson. Eccellente Nina Stemme, nel ruolo della valchiria Brünnhilde.

In primo piano comunque la musica di Wagner, con la sua capacità di condurre una sorta di “inazione”, anche quando in scena succede poco o nulla, con un tessuto musicale sempre prezioso ed eloquente. Una scrittura capace però di farti sobbalzare di stupore, inaspettatamente, come solo il genio sa fare.

Impeccabile il direttore, Daniel Barenboim, nel gestire la trama e le nuances della partitura, con una coesione buca-palco perfetta. La maestria con cui sa curare l’insieme e il particolare sono ormai un marchio di fabbrica. 

Per lui, ebreo, anche il coraggio di dirigere Wagner, compositore ancora discusso per le sue tesi anti-semite e per l’uso che Hitler fece della sua musica. “Quando si continua a sottoscrivere il tabù su Wagner in Israele, ciò significa, per un certo aspetto, che concediamo ancora l’ultima parola a Hitler”, aveva scritto il direttore in un suo articolo-saggio pubblicato in questi giorni.

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