RECENSIONE LIVE/ Calibro 35, quando il rock si tinge di giallo

- Paolo Vites

I Calibro 35 sono la più eccitante realtà della scena rock italiana del momento: rielaborazione di classici del cinema poliziesco anni Settanta in chiave improvvisativa. La recensione del concerto a cura di PAOLO VITES

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Una sorta di supergruppo, come si usava una volta, visto che i musicisti coinvolti nel progetto Calibro 35 collaborano usualmente con il meglio della scena italiana (Niccolò Fabi, Eugenio Finardi, Afterhours e altri ancora), messi insieme dalla genialità di Tommaso Colliva, produttore di grandi nomi internazionali come i Muse e di diverse band italiane.

L’idea di partenza, celebrata nell’omonimo disco di esordio uscito nel 2008, era quella di tributare le grandi colonne sonore dei film polizieschi italiani anni Settanta (gente come Ennio Morricone, per intendersi), un genere oggi dimenticato ma che vanta tra gli appassionati registi come Quentin Tarantino. Musica strumentale dunque, ma ad altissimo impatto rock: loro infatti si definiscono una Italian jam band performing golden age soundtracks and original compositions.

Visti dal vivo al Circolo Magnolia di Milano, dove si è radunato oltre un migliaio di spettatori, in occasione dell’uscita del loro secondo cd (“Ritornano quelli di… Calibro 35”) la band ha rivelato una potenza e una disinvoltura musicali che è difficile trovare in Italia. E non è un caso che il gruppo si sia già esibito diverse volte con successo negli Stati Uniti.

L’approccio, sempre rigorosamente strumentale, è quello appunto improvvisativo, con evidenti riferimenti al progressive rock degli anni Settanta, ma riveduto con una potenza sonora e una energia tipicamente metropolitane e contemporanee. Niente cavalcate musicali che durano mezz’ora, come si usava una volta in questo tipo di musica, ma brucianti e martellanti esecuzioni di una manciata di minuti una via l’altra.

Se la chitarra esprime riff grondanti sentimento funk, le tastiere spaziano nell’acid jazz e negli umori cari alla grande musica black del passato. Sostiene il tutto una sezione ritmica efficacissima, pulsante nel drumming dello straordinario Fabio Rondanini.

Nel nuovo disco i Calibro 35 dimostrano di essere oggi non più solo un progetto estemporaneo, ma una autentica band: i brani storici sono cinque, su un totale di tredici pezzi, di cui quattro sono tratti da colonne sonore di film del passato. Nel dettaglio: "Cinque Bambole per la luna di agosto" di Piero Umiliani (dal giallo del 1970 di Mario Bava con William Berger, Ira von Fürstenberg, Edwige Fenech), "La morte accarezza mezzanotte" di Gianni Ferrio (tratto dal giallo-thriller 1972, regia di Luciano Ercoli), "Il Consigliori" di Riz Ortolani (il film è un poliziesco del 1973 di Alberto De Martino con Martin Balsam e Tomas Milian), "Milano Odia" di Ennio Morricone (doveroso omaggio al maestro Lenzi che fece questo poliziesco nel 1974, con Tomas Milian e Henry Silva).

I brani originali sono perfettamente allineati a tutto ciò: in particolare, spiccano il funk di "Piombo in bocca", la divertente (unico brano con uso di accompagnamento corale) "Convergere in Giambellino" e l’ambiziosa Il ritorno della band, autentico catalogo sonoro delle capacità straordinarie di questi musicisti.
L’artwork della copertina allora racconta in modo azzeccato il sogno dei calibro 35: è stato realizzato dal grande illustratore Giuliano Nistri, che ha lavorato per locandine di maestri quali Antonioni, Fellini,  De Sica, Rosi, Kurosawa, Petri, Scola, Kubrick e molti altri.



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