RICORDO/ Giulietta Simionato, indimenticabile voce del ‘900

- Chiara Geraci

CHIARA GERACI ricorda Giulietta Simionato, grande mezzosoprano del pieno Novecento. Fu nota al grande pubblico dopo un lungo periodo di studio e si affermò nel dopoguerra. Celebre l’interpretazione di Santuzza in Cavalleria Rusticana

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Avrebbe compiuto cent’anni il 12 maggio. Ci ha lasciato pochi giorni fa: Giulietta Simionato, grande mezzosoprano del pieno Novecento, si è spenta il 5 maggio nella sua casa di Roma.

La Simionato è stato un esempio di studio e grande costanza, poiché fu nota al grande pubblico dopo un lungo periodo di studio e si affermò nel dopoguerra. Così aveva affermato di recente: “Non ho nostalgie ne rimpianti, ho dato tutto nella mia carriera e ho la coscienza tranquilla.” Caldo timbro di voce, tecnica perfetta ed emissione pulita e limpida l’hanno accompagnata negli anni di successi, tra i quali ricordiamo Anna Bolena, accanto alla Callas (1957).

Si conobbero nel ‘48 quando la Callas interpretava “Tristano e Isotta” a Venezia, e lei “Mignon”. Come la Simionato stessa riferisce: “Siamo state buone amiche, la conoscevo molto bene era una donna fragile… una donna di una personalità formidabile che ha dettato una parola nuova nel teatro lirico”.

Ricordiamo tra le sue interpretazioni la parte di Santuzza in “Cavalleria Rusticana”, e il suo disperato grido “A te la malapasqua”, che colpì per la sua interpretazione realistica e la resa drammatica dei toni. La stessa Simionato riferì di essersi procurata un’ecchimosi alle mani, causata dalla stretta troppo forte delle mani, dovuta alla piena e totale immedesimazione nel personaggio e così riferisce: “Ho vissuto una spersonalizzazione, non ero io e nemmeno la Santuzza, ero solo una persona tradita e disperata…”.

La Simionato, come le grandi interpreti del suo tempo, ci insegna che una brava cantante deve “penetrare nella sensibilità del pubblico e dire qualcosa che il pubblico ha capito”.

La ricordiamo con le parole di Rodolfo Celletti: “Nel temperamento della Simionato l’aspetto più tipico resta pur sempre una sensibilità liricheggiante, una particolare facilità nell’abbandono elegiaco (Mignon), e questa inclinazione sembra a volte attutire il brio e il mordente dell’interprete giocosa, che resta tuttavia tra le eccellenti ai nostri giorni, per le qualità di stile e vocalizzazione e per la grazie scenica, che alla Simionato deriva, ad onta della modesta statura, dalla figura elegante e armoniosa”.

(Chiara Geraci)

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