JESSICA BRANDO/ La “Cenerentola” di Sanremo. Intervista esclusiva

- La Redazione

Intervista esclusiva a Jessica Brando, talento di soli 15 anni della canzone italiana. Gli esordi, il nuovo disco, l’amicizia con Valerio Scanu

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Come Cenerentola che fugge a mezzanotte, così Jessica brando a mezzanotte non può salire sul palcoscenico, nella fattispecie quello del Teatro Ariston, festival di Sanremo. Lei è lì, dietro le quinte, che aspetta timorosa ed emozionata, la serata procede accumulando ritardi, poi qualcuno le si avvicina e le dice: “E’ mezzanotte, ci dispiace ma non puoi più cantare”.

“Pensavo fosse uno scherzo” dice oggi ridendo divertita dell’episodio che allora sicuramente non deve averla fatta ridere molto. Il problema è che Jessica ha 15 anni e le ferree regole della Rai vietano di esibirsi ai minori di 18 anni dopo la mezzanotte. Per una Cenerentola come lei, c’è solo da aspettare un altro momento e intanto incassare il secondo posto nella classifica finale della categoria Nuova Generazione del festival. Jessica Brando, vero nome Jessica Vitelli, è nata a Grosseto il 6 dicembre 1994, ma ha già una carriera decennale dietro le spalle. Ha cominciato cantando per puro piacere quando aveva 5 anni. Poi a 9 anni si è data alla danza frequentando l’accademia di danza moderna di Kledi a Roma, una delle più rinomate d’Italia.

Durante uno stage nella natìa Grosseto, vince una borsa di studio per la prestigiosa Washington School of Ballet, ma i genitori non possono lasciare il posto di lavoro per accompagnarla per cui deve rinunciare. Notata da Paolo Bonolis durante uno spettacolo in onore al Papa in Piazza San Pietro, partecipa come ospite alla sua trasmissione e da lì comincia la sua avventura anche come cantante.

Adesso, due dischi alle spalle di cui l’ultimo uscito da un paio di settimane soltanto, “Dimmi cosa sogni”, Jessica Brando è una eccezione in un panorama musicale che vuole gli artisti sempre più giovani, ma tutti provenienti dai talent show televisivi. Non è il caso di questa ragazzina ricca di talento e di grandi sogni, che abbiamo voluto intervistare in esclusiva per saperne di più di lei.

La sua voce al telefono è squillante e gioiosa come quella di qualunque ragazza di 15 anni, marcata dal forte accento toscano e dalla velocità con cui risponde alle domande. Si fatica a tratti a starle dietro, ma è il segno di una personalità decisa e piena di voglia di correre dietro alla vita senza timori.

Hai cominciato con la danza a 9 anni e a 15 hai già inciso due dischi. Sei dunque cresciuta in una famiglia molto musicale?

Assolutamente no! Mia madre fa la cassiera in un supermercato, mio padre lavora in comune e quindi non hanno mai avuto grande tempo da dedicare alla musica. Mia mamma però ha sempre amato ascoltare dischi quando poteva, di tutti i generi, dal rock al pop italiano al jazz. E’ così che è cresciuta la mia passione per la musica e per il canto. Soprattutto il jazz.

 

Quali sono i cantanti jazz che preferisci?

Frank Sinatra, Ella Fitzgerald, Dinah Washington, Sara Vaughan…

Come è avvenuto il passaggio dalla danza al canto?

Ho sempre amato il canto, ma per un po’ di anni mi sono dedicata alla danza. Il fatto è che io amavo e amo il musical, dove canto e danza sono una cosa sola. Purtroppo non sono potuta andare a studiare a Washington quando vinsi la borsa di studio perché così piccolina ovviamente non potevo andarci da sola.

Poi avviene l’incontro con Paolo Bonolis…

Sì, nel 2008. Dovevo cantare una canzone religiosa per il Papa in Piazza san Pietro e Bonolis era presente. In realtà avevo già cominciato a cantare, avevo inciso una cover di Video Killed the Radio Stars che passava in radio. Dopo l’esibizione decise di telefonare al mio manager per invitarmi al suo programma televisivo di allora, “Il senso della vita”. Andai, avevo 13 anni, ed ero ovviamente terrorizzata. Oltre a essere timida, anche se non sembra, quella sera avevo la bronchite con la febbre alta, ero agitatissima.. Ma Bonolis, che è il mio presentatore preferito, fu davvero carinissimo, gentile e premuroso nei miei confronti. E’ stata una esperienza davvero bella.

 

Quindi arriva il primo disco, uscito l’anno scorso, intitolato con il tuo nome d’arte, Jessica Brando…

Sì, era una raccolta di cover. E’ stata una esperienza molto significativa inciderlo, la mia prima vera incisione. Il repertorio conteneva cover di artisti che amavo già, ad esempio Stevie Wonder, e di altri che non avevo mai ascoltato tipo i Radiohead. Incidere cover può sembrare facile, ma non lo è affatto. Devi cercare una strada che renda il brano diverso dall’originale, insomma un bel lavoro.

Cosa ricordi dell’esperienza di Sanremo?
 

Mamma mia.. Ero lì nelle quinte senza orologio che aspettavo il mio turno. Mi dicevano che erano in ritardo ma che avrebbero recuperato. Poi vennero a dirmi che era passata mezzanotte e che non potevo più cantare. Credevo fosse uno scherzo! Ma sanremo è stata una esperienza molto positiva, mi ha aiutato a livello caratteriale, io sono timida e esibirmi su un palco come quello dell’Ariston mi ha sciolta. Ho anche imparato a fare le interviste, visto che ne facevo un sacco ogni giorno!

Per adesso hai inciso solo brani di altri autori. Pensi un giorno di incidere canzoni tue?

Sto provando, sto imparando a scrivere cose mie. Io compongo al piano, ho scritto diverse canzoni e spero davvero di poterle presto pubblicare. Il nuovo disco è interamente cantato in italiano… Sì una bella sfida perché è stata la prima volta, io ho sempre cantato in inglese.

Tu sei una eccezione in un panorama musicale dove i cantanti di successo arrivano solo dai talent show televisivi. Che ne pensi di quei programmi?

Non posso parteciparvi perché ho solo 15 anni e poi sono troppo timida.. Tutte quelle telecamere mi terrorizzerebbero. Credo siano ottimi programmi che permettono di farsi conoscere e lanciare talenti con effetto immediato di successo, anche se forse questo fatto può allo stesso tempo portare a fenomeni effimeri che durano una sola stagione.

Dei tanti cantanti che ne sono usciti recentemente, quale è quello che apprezzi di più?
 

Sicuramente Valerio Scanu. Conoscevo Valerio già da prima che andasse ad Amici, perché avevamo fatto una serata insieme in Sardegna. Io avevo 11 anni ed ero con la mia compagnia di danza, lui ne aveva 16 e già si esibiva nei piano bar. Poi l’ho rivisto in televisione pensa che non lo avevo neanche riconosciuto! Ci siamo ritrovati a Sanremo, siamo anche nella stessa casa discografica… Mi è sempre piaciuto e credo sia davvero bravo.

Gli impegni artistici in così giovane età ti permettono di avere una vita tua, privata?

In realtà non ho mai avuto una vita privata perché sono nel mondo dello spettacolo da quando avevo 9 anni, per cui non ne sento la mancanza. Non so neanche cosa sia! Quando avevo 9 anni mi svegliavo alle 6 di mattina e tornavo a casa alle 11 di sera. Nel frattempo andavo anche a scuola. Non sento la mancanza delle serate con gli amici perché non ne ho mai fatte. E poi mi piace tantissimo la vita che faccio…

A 15 anni hai anche scritto un libro, la tua biografia, “Io canto da sola” (Mondadori).

Anche qui ci sarebbe da ridere. Ricordo che vennero i rappresentanti della Mondadori per propormi di scrivere un libro e io scoppiai a ridere. Pensavo fosse uno scherzo dei miei discografici. Quelli della Mondadori mi guardarono malissimo… E’ stata una bella esperienza scriverlo anche se ho solo 15 anni, perché io amo scrivere, le materie umanistiche, letterarie sono le mie preferite a scuola. E’ stato bello ricordare il percorso che ho fatto per arrivare fino a dove sono adesso…

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