MARIJA JUDINA/ La pianista dimenticata

- Giovanna Parravicini

Marija Judina (1899-1970) è stata una dei più grandi pianisti russi del ‘900, sconosciuta in Occidente ed emarginata in patria dal regime stalinista. Il Meeting di Rimini dedicherà a questa affascinante figura uno spettacolo, una mostra e un incontro. Il racconto di GIOVANNA PARRAVICINI

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Marija Judina (1899-1970) è stata una dei più grandi pianisti russi del ‘900, sconosciuta in Occidente ed emarginata in patria – dove pure era considerata un prodigio di perfezione musicale e tecnica – perché il regime aveva paura della sua fede senza riserve, del suo temperamento indomito e della sua indipendenza di vedute.

Tutti aspetti, questi, che non venivano semplicemente dal suo carattere, ma da un nucleo interiore che lei riconosceva come ineliminabile, irriducibile nell’uomo. Al tocco delle sue dita («artigli d’aquila», le definì Šostakovic), i tasti del pianoforte evocavano un altro mondo, trasfigurato, purificando la realtà da miserie e piccinerie, infondendole significato e speranza, donandole la bellezza.

«Esistono maestri diversi. Gli uni guidano ogni passo del discepolo, gli insegnano a camminare. Altri spalancano davanti al discepolo la porta che dà sul mondo, gli insegnano a vedere. Ma vi sono anche altri maestri, che si avventurano sull’unica via che si apre davanti a loro, quasi senza accorgersi di chi li segue e senza aver bisogno di chi li accompagni. Il loro fine è così remoto da non poter mai essere raggiunto, ma c’è sempre chi li segue, perché essi indicano l’essenziale: dove andare»: così Alfred Schnittke a distanza di anni avrebbe definito Marija Judina, un maestro «illuminato dalla fiamma costante di un fuoco inestinguibile – il fuoco di un esigente amore per gli uomini, che irradia un’inesauribile forza spirituale».

Questo continuo trascendere ciò che aveva davanti, questa continua tensione a un «oltre» sono la ferita, dolorosamente aperta, di Marija Judina, e la sua grandezza personale e artistica. Il suo è realmente il «cuore misericordioso» di cui parlano i Padri, un «cuore che arde per tutto il creato e si scioglie, per la grande misericordia che lo commuove, a somiglianza di Dio».

 

Il suo cuore ardeva per tutto e per tutti senza acquietarsi mai, sospinto da un’infinita nostalgia ma anche riscaldato dalla gioia dell’incontro, come Marija poteva testimoniare alla fine della vita: «Ho cercato per tutta la vita l’Incarnazione della Verità nell’uomo, nell’arte e nella vita. E con l’aiuto di Dio l’ho trovata».

Al Meeting 2010, dedicato al cuore umano – «quella natura che ci spinge a desiderare cose grandi» – la testimonianza della Judina, della sua statura musicale e umana trova ampio spazio in alcuni momenti di grande intensità: in primo luogo la rappresentazione teatrale e musicale di lunedì 23, all’Arena, con la regia di Andrea Chiodi e la partecipazione di una serie di musicisti russi, allievi della stessa Judina. Marija che parla della musica, della vita, di sé – in un immaginario dialogo con un musicista della nuova generazione – e Marija che suona, da sola e insieme agli allievi.

Per lei, infatti, educare è innanzitutto un avventurarsi con gli amici (gli allievi per lei sono sempre degli amici), in una comune ricerca: «I suoi rapporti con gli allievi – avrebbe ricordato in seguito uno di essi – non rispondevano ai canoni tradizionali della pedagogia accademica, ricordavano piuttosto dei liberi seminari creativi, una sorta di “convito dell’intelletto e dell’anima”».

Martedì 24, incontro in presa diretta con il regista Jakov Nazarov, autore del documentario realizzato recentemente da Russia Cristiana sulla Judina, e con i musicisti russi protagonisti della serata precedente. Nazarov, che è anche nipote di Marija Judina, ha lavorato per anni ricostruendone la figura attraverso testimonianze di amici, allievi, artisti e uomini di cultura con cui Marija era stata in rapporti di amicizia. Oltre alla proiezione del video, verrà anche presentato l’ultimo libro di Giovanna Parravicini, Marija Judina, più della musica, che narra l’appassionante vicenda della «pianista che commosse Stalin», sulla base della sterminata messe di scritti autobiografici e dell’epistolario di una donna che, pur non avendo mai superato la cortina di ferro, asseriva a ragione di «vivere in un anello di simpatia mondiale», perché non esisteva personalità significativa del suo tempo con cui non fosse in contatto».

 

 

Infine, allo stand di Russia Cristiana è possibile visitare una mostra dedicata alla Judina. Sempre qui, appuntamento giornaliero con Giovanni Fornasieri, musicista che da anni ne approfondisce lo studio. Per chi desiderasse un approfondimento, allo stand sarà anche possibile incontrare personalmente il regista Nazarov, i musicisti russi e Giovanna Parravicini.

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