AMY WINEHOUSE/ I risultati dell’autopsia: “Overdose di alcolici”

- La Redazione

Resi noti i risultati dell’autopsia sul corpo di Amy Winehosue, la cantante inglese morta lo scorso 23 luglio. Nelle sue vene una dose eccessiva di alcol: overdose di alcolici

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Foto Ansa

Niente droga nel corpo di Amy Winehouse, solo alcol, e tanto, e il risultato finale non cambia. A uccidere la cantante inglese lo scorso luglio dunque, come aveva sospettato il padre, non l’uso di droghe, ma troppo alcol bevuto dopo aver smesso per un certo tempo. Nel suo sangue l’autopsia, che oggi è stata finalmente resa pubblica, ha rivelato che c’era circa 4 o 5 volte oltre il limite consentito. Tenendo poi conto che Amy Winehouse veniva da un periodo di astinenza da alcolici la morte è stata inevitabile, una morte che dal punto di vista legale viene definita “accidentale” o come dice il rapporto originario, in inglese, “misadventure”. Nel sangue della cantante morta il 23 luglio a Camden, quartiere residenziale di Londra, 416 milligrammi di alcol per 100 milligrammi di sangue. Il limite legale è considerato di 80 milligrammi, dunque una dose forte. Per una persona che aveva smesso di bere e che probabilmente aveva anche un fisico debilitato per i passati abusi di droga e alcolici, un colpo fatale, il cosiddetto “stop and go”, consumo eccessivo dopo un periodo di astinenza. Il padre lo aveva detto: ha smesso di drogarsi da tempo, e anche di bere. Temo che abbia bevuto quella notte in condizioni fisiche non adatte a fare ciò. Il sospetto era comunque evidente: nella sua casa erano state ritrovate tre bottiglie di vodka, due grandi e una mignon. Dopo la morte i giornali inglesi si erano invece sbizzarriti a inventare piste clamorosamente false, come l’incontro con un noto spacciatore del quartiere fuori di un locale vicino alla sua abitazione, e l’acquisto di dosi massicce di droga, un suicidio programmato a tavolino. Niente di tutto questo, solo qualche bicchiere di troppo che in un fisico come il suo ha provocato l’inevitabile morte. Adesso il caso della morte di Amy Winehouse, l’ultima rock star a entrare nel club maledetto dei 27, quello dei musicisti morti tutti a 27 anni come Jim Morrison, Jimi Hendix, Janis Joplin e Kurt Cobain, è ufficialmente chiuso. Ad ascoltare la lettura della sentenza anche il padre Mitch che poi è andato via senza rilasciare commenti con la stampa.

Amy Winehouse, pur con solo due dischi alle spalle di cui solo uno di vero successo di vendite, “Black is Back”, è stata una delle artiste inglesi più popolari e amate degli utlimi anni. Stava lavorando a un disco di canzoni nuove dopo anni che non era più riuscita a fare nulla per via dell’eccessivo abuso di droghe e alcolici. Si attende che il disco esca postumo.



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