ROMA JAZZ FESTIVAL/ Oltre i “soliti noti” Tigran Hamasyan e il Tingvall Trio

- Federico Scoppio

Titolo programmatico, Jazz Appeal, per questa XXXV edizione, dal 8 al 30 novembre, di uno dei festival jazz più longevi e importanti in Italia. Il racconto di FEDERICO SCOPPIO

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Parte il Roma Jazz Festival

Titolo programmatico, Jazz Appeal, per questa XXXV edizione, dal 8 al 30 novembre, di uno dei festival jazz più longevi e importanti in Italia. Anticipato il 17 ottobre dallo splendido concerto del quartetto di Wayne Shorter, uno degli ultimi mostri sacri del jazz, la rassegna entra nel vivo proprio in questi giorni.

L’intento degli organizzatori è quello di rievocare, già dal titolo, il fascino del jazz: un concetto che rimanda a una musica effervescente, che si basa sul meticciaggio di estetiche e riferimenti stilistici. Il cartellone si sviluppa in un programma articolato nelle diverse sale dell’Auditorium Parco della Musica, però quest’anno recupera anche una delle caratteristiche che aveva purtroppo perso nella passata edizione: la trasversatilità sul territorio. Ci sono infatti una serie di iniziative che si svolgeranno nei jazz club più attivi della città: Music Inn, Dimmidisì, Alexanderplatz. Parteciperanno all’iniziativa anche alcuni istituti di cultura stranieri e ci sarà una sezione, ARTE, rivolta esclusivamente a opere di artisti italiani.

Questa edizione ha due anime. La prima e più evidente è dedicata alla scoperta di alcuni focus, come quello dedicato alla chitarra: protagonisti Pat Metheny in trio il 13, e Mike Stern, che fu protagonista dell’ultimo periodo elettrico di Miles Davis,  tre giorni prima; ampio spazio è concesso anche alle contaminazioni, alle mescolanze. Protagonisti di quest’area tematica sono il bel concerto del contrabbassista Dave Holland con il virtuoso chitarrista flamenco Pepe Habichuela in apertura, e il nostro trombettista Paolo Fresu con il coro corso A Filetta (28 novembre).

Un ultimo raggruppamento è invece rappresentato dalle voci, in ordine di apparizione dal 17 in poi: Dee Dee Bridgewater, star internazionale, Roberta Gambarini, italiana più famosa negli Stati Uniti, Petra Magoni che dividerà il palco, ovviamente, con Ferruccio Spinetti.

Fuori tema, sparpagliati lungo i venti e più giorni si trovano il 21 Stefano Bollani in un inedito duo con il mandolinista brasiliano Hamilton De Holanda; Fabrizio Bosso e Javier Girotto il 26; Enrico Rava con il Parco della Musica Jazz Lab che presenterà un programma centrato sulle musiche di Michael Jackson e qualche altra proposta che tuttavia dimostra che l’organizzazione non abbia voluto troppo lasciarsi andare a colpi di testa, azzardando produzioni originali e proposte inedite.

Ben più interessante appare la seconda anima della rassegna: la nuova generazione, che si affaccia al mondo professionale con qualche timore, che ha già assaporato l’odore del suo piccolo successo.
Spazio ai giovani, dunque: giovanissimi intorno alla maturità come il talentuoso pianista armeno Tigran Hamasyan il 27; due giorni dopo il Tingvall trio, una delle migliori proposte di trio nordico sulla scia del successo dell’Est trio.

Un concerto su cui puntare? Il 19 il quintetto del trombettista libanese Ibrahim Malouf. Al timbro assolutamente particolare, venato di colori mediterranei, Malouf alterna stilemi ricavati dalle sue note collaborazioni, su tutte quella con Sting.

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