THE LOUVIN BROTHERS/ “Satan Is Real”, peccato e redenzione

- Paolo Vites

Esce una raccolta dedicata a un duo storico della country music di un tempo, i Louvin Brothers. Storie di ordinario realismo raccontate e recensite da PAOLO VITES

louvin_R400
Il disco dei Louvin Brothers, "Satan Is Real"

Che c’azzecca, come direbbe l’onorevole, Satana al tempo di Natale? C’azzecca sempre perché “Satan is real”, Satana è reale, esiste davvero, e mise le sue corna anche quando Gesù stava per nascere (la strage degli innocenti qualcosa dovrebbe dire). Che “Satan is real” lo diceva comunque decenni fa una delle più famose coppie della più pura e originale country music americana, la musica che è stata spina dorsale dell’America almeno fino a quando Mtv ha fatto piazza pulita di ogni tradizione, e che è parte fondante del rock’n’roll stesso (insieme a un quarto di blues, un quarto di R&B e un quarto di folk music, il cocktail perfetto che nessun’altra nazione al mondo può vantare).

Si chiamavano Louvin Brothers e in questi giorni pre natalizi è uscita una splendida compilation intitolata “Satan Is Real / Handpicked Songs 1955-1962”. Diciamo che acquistare questo doppio cd può essere un buon modo per accantonare i soliti album natalizi che si usano in questo periodo (ad esempio quello di Michael Bublè di recente uscita, da cui è preferibile stare alla larga per evitare tutto quanto c’è di fittizio, scontato e melenso a proposito delle canzoni natalizie che invece hanno ben altro spessore; in questo senso – se ancora vi mancano, ma sarebbe da vergognarsene -, recuperare i dischi natalizi di Elvis o quello di un paio di anni fa di Bob Dylan, lì il Natale è vero come la carne e il sangue).

Quella dei Louvin Brothers è musica country declinata in parte sul versante gospel, cioè quello religioso, per cui l’attinenza allo spirito della stagione c’è, anche se in una visione tipicamente battista americana fatta di fiamme dell’inferno e senso del peccato. Vocalist straordinari, musicisti eccellenti, autori di brani di raffinata fattura, i Louvin Brothers hanno una storia che merita di essere raccontata. Giusto per fare anche qui piazza pulita dei luoghi comuni. Per chi infatti pensa che gli eccessi e la “vita spericolata” nella musica moderna siano nati con il rock, con le chitarre spaccate di Pete Townshend o quelle incendiate di Jimi Hendrix, ebbene si sbaglia di grosso. O per chi pensa che peccato e redenzione siano stati inventati da Tom Waits o Nick Cave. O, infine, che la “highway to hell” l’abbiano inventata gli Ac/Dc. Gli apparentemente puliti e innocui Louvin Bros ne sono buon esempio – un altro, ancor più maestoso, è ovviamente Johnny Cash, una vita passata in trincea a combattere tra peccato e redenzione. Nelle loro contraddizioni umanissime possiamo amare la loro musica ancora di più proprio per essere stati immersi fino in fondo nella loro condizione e averla saputa mettere in musica. Ira Louvin, uno dei due, era infatti un alcolizzato pesante dal carattere pessimo.

Nella sua vita si sposò quattro volte: la terza moglie, Faye, gli sparò quattro volte al petto e due in una mano dopo che lui l’aveva riempita di botte. Riuscì a cavarsela. Aveva venduto l’anima al diavolo? Non esattamente. Spesso sul palco il buon Ira era ubriaco perso e aveva eccessi di ira tali da spaccare sulle assi del palcoscenico il suo mandolino. E stiamo parlando del palcoscenico del Grand Ole Opry di Nashvlle, la Scala della musica country dove il pubblico era composto di padri e madri di famiglia in ghingheri. Il duo si sciolse nel 1963, quando l’altro fratello non ne potè più delle intemperanze di Ira. Solo due anni dopo Ira muore, a 41 anni di età, schiantandosi contro un camion che procedeva in un tratto di strada che per dei lavori in corso era stato ridotto a una corsia. L’ironia, o il karma come si direbbe oggi, vuole che l’autista del camion fosse ubriaco. Ira morì sul colpo e con lui la quarta moglie Anne Young. 

Questo splendido doppio cd mostra proprio quell’apparente contrapposizione, quella lotta interna tra carne e spirito che animò tutta la prima schiera di musicisti rock, da Elvis al già citato Johnny Cash per non parlare di Jerry Lee Lewis ossessionato dalle “great balls of fire” dell’Antico Testamento e che lui rese un “indiavolato – appunto – rock’n’roll. Il primo cd del duo è la ristampa del loro famosissimo album “Satan Is Real”, del tutto dedicato alla musica sacra, il country gospel, il secondo racchiude invece canzoni a tema “secolare”, come la murder ballad Knoxville Girl, ma anche qui c’è da restare terrorizzati da quello che i due fratellini cantano. Di fatto, l’approccio di questi musicisti era uno solo: un realismo straordinario. Cantavano la vita, quella vera, e la vita non è sempre una cosa bella, a volte può essere molto dolorosa.

E a proposito di “Satan Is Real” anche qui c’è una storia da raccontare. La canzone, appunto un monito a non scherzare con le fiamme perché diavolo e inferno ci sono per davvero con una intro musicale degna di un film di Dario Argento, diede il titolo all’album omonimo, per la copertina del quale i due amici si impegnarono personalmente in una fotografia talmente kitch che divenne famosissima ai tempi, ma ancora oggi tanto che viene continuamente ripresa sui siti che si occupano delle più bizzarre copertine di tutti i tempi. I due, nel tentativo di rappresentare l’inferno (con tanto di sagoma di cartone di un diavoletto in realtà piuttosto divertente) prepararono un set al quale diedero personalmente fuoco mettendosi a pochi centimetri dalle fiamme. Be’, rischiarono realmente di andare a fuoco, quella volta, forse un avvertimento di Mister belzebù a non prendersi troppe confidenze con lui.

Al di là di queste storie, resta la musica, bellissima, che i due incisero e che senza la quale mancherebbero, come già con Hank Williams e tanti altri musicisti country del tempo, le basi stesse della moderna canzone d’autore rock come la conosciamo. Basti citare, per capirci, i nomi degli artisti che in questa antologia commentano le canzoni dei Louvin Bros: Will Oldham, Kris Kristofferson, M. Ward, Mark Lanegan, Lucinda Williams, Devendra Banhart, Black Angels e Beck. Canzoni che ci piacciono ancora di più perché concepite nella fragilità, nel tradimento e – appunto – nel peccato, ma con un anelito continuo a qualcosa di più grande: a quella Bellezza che solo la musica sa rendere palpabile e che ci permette di stare lontani dalle fiamme dell’inferno. Perché, ormai lo avrete capito, “Satan is real”.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori