NATALE/ 2. La gioia dell’attesa nella musica di Johann Sebastian Bach

L’esortazione che apre la celebre cantata BWV 140 di Bach è, in questo tempo che ci indica la culla di Betlemme, fonte di gioia per il mondo intero. LUCA BELLONI

24.12.2011 - Luca Belloni
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Johann Sebastian Bach

“Svegliatevi, le voci ci chiamano!”. L’esortazione che apre la celebre cantata BWV 140 di Bach (“Wachet auf, ruft uns die Stimme”) è, in questo tempo che ci indica la culla di Betlemme come scaturigine di gioia per il mondo intero, un’entusiasta compagnia che, con il suo incedere maestoso e familiare d un tempo, ci conduce con semplicità nel cuore del Mistero di Cristo.

Chi è infatti il Signore della storia se non lo Sposo, colui che il cuore da sempre (anche ignorandolo) attende?  Ebbene, il Coro iniziale [I – Corale] apre il sipario proprio su questa letizia d’attesa, su questa impazienza di incontrare Colui che viene.  Il solenne ritmo puntato iniziale (e il suo contraltare vocale, la severa melodia dei Soprani) permea tutta la pagina, echeggiando quella immutabile certezza che precede e sorregge ogni desiderio e ogni azione. Così gli interventi fiammeggianti (quasi fiaccole a illuminare la mezzanotte per l’arrivo dell’Amato, dello Sposo celeste) delle voci corali sottostanti (Contralti, Tenori e Bassi) trasportano letteralmente verso l’alto l’anima dell’ascoltatore, in un crescendo esaltante e gioioso (la speranza è certezza del futuro che poggia su qualcosa che già c’è), quasi conducendolo “di gioia in gioia”.

Ognuno di noi è cittadino di quella Gerusalemme di cui parla il testo, ognuno è invitato al banchetto nuziale, è sufficiente tener desto il desiderio profondo che anima ogni azione, quella sete di compimento, quella incomprensibile e familiare felicità cui ogni fibra del nostro essere anela.

Bach: Cantata BWV 140  – I – Corale

Dopo un breve recitativo, Bach prosegue con logica infallibile presentandoci un dialogo [III – Duetto] in cui il soprano (l’Anima) domanda: “Quando verrai, mio Salvatore?”.  La risposta (basso- Gesù) è lapidaria: “Vengo, come parte di te”.

Il mistero sacramentale è qui mostrato come dialogo sponsale segnato dall’intenso struggimento dell’anima per Colui che, come ha annunciato il brano d’apertura con gioiosa solennità, sta arrivando. Si capisce allora l’intensa introduzione (affidata al solo violino) con la sua tormentata linea melodica e così pure la continua ripetizione del dialogo iniziale: la nostalgia della felicità è di ogni istante, e da ogni istante si leva la domanda di vedere finalmente il volto dell’Amato.

Bach: Cantata BWV 140 – III Duetto

Il successivo, celeberrimo Coro [IV – Coro], trascritto da Bach per organo solo nei sei Corali “Schubler”, ci svelan con tratto magistrale la nostra creaturalità. Noi possiamo arrivare alla felicità non facendo leva sulle nostre forze ma seguendo lo Sposo nella stanza del banchetto nuziale (“Tutti ti seguiamo/nella sala della gioia/per prendere parte alla cena”).
La musica, dal canto suo, mima esattamente questa certezza che poggia sulla potenza di un Altro.  La melodia degli archi precede, sostiene e conclude il tema di corale (già sentito nel primo numero affidato ai Soprani in valori lunghi)  in una sorta di abbraccio amoroso in cui ogni passo è, letteralmente, reso saldo e generatore di bellezza: le due linee, infatti, si integrano perfettamente ed esaltano l’una lo splendore dell’altra.

Bach: Cantata BWV 140 – IV Coro

Dopo un secondo recitativo, il Duetto “Mein Freund ist mein” [VI – Duetto] ci porta nella piena realizzazione di quella sponsalità che è espressione pregnante del paolino “Cristo tutto in tutti” (Col 3, 11).

“Il mio amato mi appartiene” dice l’anima, “Ed io sono tuo” risponde lo Sposo. La coappartenenza di Creatore e creatura si esprime musicalmente in un giubilante duetto in cui, sullo sfondo, emerge un terzo protagonista, la voce dell’amore che lega l’amato all’amata, rappresentata dal costante dipanarsi della melodia dell’Oboe che costituisce il vero e proprio elemento unitivo dell’intero numero.

Bach: Cantata BWV 140 – VI – Duetto

Il finale [VII – Corale] ci presenta per la terza volte la melodia già sentita nel primo e nel quarto brano della Cantata. Qui la veste musicale è semplicissima (tutte le voci si muovono omoritmicamente, raddoppiate dagli strumenti), ma colma di significato.
Cristo è presente, è lui lo Sposo, lui la roccia su cui edificare una casa che resista alle tempeste della vita.  “Nessun occhio ha mai visto,/ nessun orecchio ha mai inteso/tanta gioia./ Per questo siamo felici, Eternamente in dulci jubilo.” recita il testo, e davvero l’unanime giubilo finale possiede tutta la tenerezza e la maestà del piccolo Re dell’universo che si offre alla contemplazione degli uomini e degli angeli nella Notte Santa.

Il valore di questa pagina vanta (tra i tantissimi) un testimone d’eccezione, Papa Benedetto XVI che, narrando la sua esperienza di ascoltatore, racconta: “[…] al termine dell’ultimo brano, una delle Cantate, [la BWV 140 n.d.r.] sentii, non per ragionamento, ma nel profondo del cuore, che ciò che avevo ascoltato mi aveva trasmesso verità, verità del sommo compositore, e mi spingeva a ringraziare Dio. Accanto a me c’era il vescovo luterano di Monaco e spontaneamente gli dissi: Sentendo questo si capisce: è vero; è vera la fede così forte, e la bellezza che esprime irresistibilmente la presenza della verità di Dio”

Auguro di cuore tutti i lettori di poter cogliere e gustare sempre questa irresistibile bellezza che testimonia la Verità.

Bach: Cantata BWV 140 – VII  – Corale

Testo della cantata con traduzione italiana a fronte

Buon Natale!

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