L’INTERVISTA/ Mara Maionchi: la “generazione talent-show” ha bisogno di educatori

- Paolo Vites

Mara Maionchi e il marito Alberto Salerno, incontro con i protagonisti della musica italiana. Dai talent show a Sanremo, al problema educativo dei giovani musicisti. L’intervista di PAOLO VITES

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Mara Maionchi (Ansa)

I muri degli uffici della casa discografica “Non ho l’età” raccontano una storia. Una storia di successi: i dischi d’oro di Tiziano Ferro, Anna Oxa, Ramazzotti, Alberto Fortis. Sono solo alcuni dei tanti artisti che hanno lavorato con (e in alcuni casi sono stati scoperti, vedi lo stesso Ferro o Gianna Nannini da lei) Mara Maionchi e suo marito Alberto Salerno. La “Non ho l’età” è la loro etichetta indipendente, una scommessa, in un mondo, quello musicale, sempre più sbandato, in crisi, (“Un malato in stato terminale” lo definisce lo stesso Salerno), ma anche vorace, che ingoia e sputa via i talenti come se fossero acini di uva.

Invece Mara e Alberto hanno creato un piccolo spazio indipendente dove curare ancora l’aspetto artigianale e più sincero della musica. Perché a loro sta a cuore soprattuto una valenza educativa, anche nella musica. Lo dice benissimo Mara Maionchi con quel suo parlare franco e diretto che l’ha resa famosa: “I ragazzi dicono: il professore mi ha dato 4. No è sbagliato: io ho meritato di prendere 4. E così è per chi vuol fare il musicista: ascolta i Beatles o i Queen, poi dopo, se hai ancora il coraggio di fare il musicista e non sei scappato a casa, vuol dire che hai davvero qualcosa dentro”. E aggiunge: “L’altro giorno ero in macchina e dopo tanto tempo che non lo ascoltavo mi è capitato di sentire Domenico Modugno: sono rimasta a bocca aperta, ammazza che potenza, che capacità di comunicazione che aveva…”.

In piena sintonia con lei il marito: “In Italia c’è la cultura dello scaricamento. Non si può sempre dare la colpa alla società… Un figlio sbagliato? No è la famiglia che è sbagliata. La società è fatta dalle famiglie, se nella famiglia stessa non passano dei valori educativi – il che vale anche per la musica – non si può pretendere che i ragazzi crescano in modo maturo”. 

Mara Maionchi e Alberto Salerno hanno fatto la storia della musica italiana. Lei, discografica a fianco di talenti come Lucio Battisti, poi capace di scoprire in una giovanissima e acerba Gianna Nannini il talento che portava dentro, e dopo la Nannini anche Tiziano Ferro. Lui autore dei testi di alcune delle più belle canzoni della musica popolare italiana (figlio peraltro di quel Salerno che scriveva i testi delle canzoni di Carosone, quando si dice figli d’arte…) da Io vagabondo dei Nomadi a Terra promessa di Ramazzotti fino a Donne di Zucchero e tante altre. Ma non solo, anche produttore di vaglia, ad esempio il primo lavoro discografico di Alberto Fortis. Due vite nella musica insomma, innamorate della bellezza che la musica porta dentro e che dopo tanti anni non ne vogliono sapere di smettere con la musica. Perché ormai è una cosa sola con la loro vita. Ecco allora la nuova creatura di Mara e Alberto, un contest per giovani esordienti, il Pop Me Up.


Alberto Salerno
: Si tratta di un talent online, dove può partecipare solo chi propone brani originali, niente cover. I concorrenti caricano un loro video, anche amatoriale, e ogni settimana ci sarà uno scontro di venti video, Una commissione, i cosiddetti Pop Guru (oltre a Maionchi e Salerno, Giordano Sangiorgi, Massimo Cotto, Franco Zanetti, Julian Borghesan e altri, nda) deciderà insieme al voto online quale di questi passa alla fase finale. Per il vincitore ci sarà, tra gli altri premi, un viaggio a Londra di alcuni giorni dove il famoso produttore Craig David li porterà in una sorta di tour a conoscere musicisti e produttori inglesi, in modo che si possano fare una cultura anglofona del modo di fare musica. Faremo anche dei mini tour in giro per l’Italia con i concorrenti più meritevoli, delle serate dal vivo a Milano e a Roma. 

Un modo per combattere i talent televisivi dove si tende solo a promuovere gli interpreti e non gli autori di canzoni?

Mara Maionchi: In realtà anche X Factor e Amici hanno proposto dei brani inediti. Soprattutto Amici ha individuato una formula intelligente in questo senso. Ma comunque bisogna tenere conto che la televisione ha delle regole precise: non puoi far ascoltare al pubblico casalingo solo canzoni inedite, quello va bene a Sanremo, ma se non fai sentire brani già conosciuti la gente cambia canale. Ricordo che a X Factor facemmo una ricerca su quali vecchie canzoni sono state così significative dal punto di vista storico, penso ad esempio ai Queen, affinché fossero meritevoli per essere proposte in trasmissione. D’altro canto io stessa ho fatto discussioni furiose per non far cantare i Ramones in prima serata perché i Ramones in Italia non li conosce quasi nessuno. Invece va detto che certe esagerazioni estetiche sono fastidiose, penso il voler far vestire questi ragazzi in televisione come fossero delle rock star… Ricordo con Simona Ventura certe litigate con i responsabili di X Factor in questo senso… Questi ragazzini non conoscono niente della storia della musica e non devi truccarli come se fossero chissà cosa. 

Mi sembra di capire che ci sia una certa valenza educativa in quello che dici. Oggi sembra che i ragazzi che si interessano di musica lo facciano perché attratti solo dal successo immediato, dallo stile di vita apparentemente glamour delle star…

Mara Maionchi: Lo stile di vita delle star deve passare in secondo piano, chissenefrega se Keith Richards si drogava. Io invece i ragazzi li vorrei mettere davanti a un video dove Billy Joel e Bruce Springsteen duellano insieme perché si rendano conto di cosa vuol dire sapere cantare veramente. Bisogna dare loro dei valori, lo stile di vita delle star deve passare in secondo piano, Dobbiamo togliere importanza al fatto estetico, il concetto estetico dell’artista… Bob Dylan era piccolo e brutto, ma ha cambiato il modo di scrivere le canzoni, ecco quello che conta. Ma come si fa se i ragazzini non sanno neanche chi è Bob Dylan? Va bene divertirsi con la musica, però allora fai il karaoke. Essere un artista è una cosa diversa, puoi andare a lezione di canto dove ti insegnano le tecniche di respirazione e tutto quanto, ma se non hai dentro di te quel valore in più che ti rende artista… La capacità di comunicare un qualcosa è solo dell’artista, come l’esempio che facevo prima di Domenico Modugno.


Alberto Salerno
: E’ davvero un problema educativo. Adesso nelle scuole hanno tolto anche l’insegnamento della musica. Ma come si fa? Hanno tolto l’insegnamento di uno strumento musicale, la cosa più bella per un bambino. Ai ragazzi bisogna invece dare conoscenza, senso della storia della musica. Metterli davanti a un video di Jimi Hendrix che suona Hey Joe. Fargli ascoltare Nashville Skyline di Bob Dylan. Manca loro la conoscenza dei fondamentali della storia della musica. Otis Redding: nei suoi dischi c’era la sezione fiati che suonava fuori tempo e stonata, ma ragazzi, quando lui apriva la bocca si spalancava un universo di bellezza… Come puoi voler fare il cantante se non hai ascoltato Otis Redding? I ragazzi di oggi hanno degli standard che sono loro imposti, ma non vanno indietro a scoprire le radici, fai musica e non conosci da dove sei nato.

Mara Maionchi: Forse l’unico uscito da un talent che aveva questa passione per la storia della musica era Marco Mengoni, e il risultato si vede, lui ha qualcosa in più rispetto agli altri.

Alberto Salerno: Noi alla loro età i dischi li ascoltavamo. Ricordo ancora quando uscì Sgt Pepper’s dei Beatles. Mi chiusi a casa, davanti allo stereo e per settimane non ascoltai altro. Quelle cose incredibili che sapevano fare loro con un registratore a quattro piste sono ancora più innovative di oggi che si usano le 64 piste… È un po’ come andare a vedere una mostra di pittura: io mi innamoro del quadro, non dell’artista. La visione della bellezza oggi non c’è più. La scuola dovrebbe insegnare proprio questo: a riportare il gusto della bellezza, i ragazzi di oggi hanno perso il gusto della bellezza.

Un quadro abbastanza triste, quello che emerge sulla musica giovanile…

Alberto Salerno: Per lavoro leggo le cose che i ragazzi ci mandano, i testi delle loro canzoni… Robe spesso indecenti… Nessuna idea dal punto di vista testuale.


Mara Maionchi
: Eppure non si tratta di risalire solo alle cose di quarant’anni fa. Basterebbe essere attenti alle cose anche recenti. Ad esempio quello che scrivono Jovanotti e Tiziano Ferro. Un ragazzo ci ha mandato una canzone, poco tempo fa. Parlava dei rapporti virtuali, dei social network. Ma Tiziano Ferro con Rosso relativo aveva già scritto di questa cosa, ed era il 2000. La verità è che i ragazzi conoscono poco quello che fanno gli altri, anche i loro contemporanei. E’ come se uno scrittore non leggesse libri.

C’è poi il discorso che oggi i dischi si vendono pochissimo e che su 20 canzoni scaricate da Internet, 19 sono scaricate in modo illegale.

Mara Maionchi: Tutto questo per non pagare 0,90 centesimi una canzone e 9 euro un album. E’ un problema grave, di cui noi addetti ai lavori abbiamo una responsabilità. Non siamo riusciti a far passare l’idea che la musica è cultura, mentre invece è passata l’idea che siccome i cantanti sono ricchi, allora è giusto scaricarsi la musica gratuitamente. E’ un problema che tocca anche il cinema e i libri.

Alberto Salerno: Basti dire che nel 1990 un disco di un cantante come Zucchero vendeva un milione e mezzo di copie e oggi ne vende 300mila. Dove sono sparite le altre 900mila? La realtà è che l’industria della musica ha perso negli ultimi anni 25mila posti di lavoro e che il mondo delle industrie creative come musica e cinema nel 2015 avrà perso un milione di posti in tutto il mondo. A Milano, per fare un esempio, fino a qualche anno fa c’erano trenta studi di registrazione, oggi ne sono rimasti tre.

Mara Maionchi
: C’è poi il problema delle radio, che passano a ripetizione sempre quei quindici, venti nomi e non rischiano mai su proposte diverse. Perché non possono permettersi di perdere un solo minuto di ascolti, altrimenti chi fa pubblicità nelle radio taglia i fondi… Per non dire di un caso da anti-trust: quello di tre importanti network radiofonici che hanno fondato una casa discografica e poi si passano i loro stessi dischi in continuazione.

La vostra etichetta sta lanciando qualche artista nuovo?

Mara Maionchi: Noi lavoriamo esclusivamente con esordienti. Abbiamo lanciato due giovani molto interessanti, Martino Corti, che è stato in tour con i Nomadi, e Andrea Di Donna, molto bravo anche lui. Vediamo, se sono rose fioriranno. Io comunque sono abbastanza ottimista nonostante tutto: la musica non è finita, quello che svilisce la musica è il problema dei soldi, come sempre in ogni cosa. 

E Sanremo ha ancora un senso?

Mara Maionchi: Secondo me sì. Non dovrebbe essere l’unico senso. Nel mondo dello spettacolo purtroppo ci sono dei sensi obbligati, ma in realtà non dovrebbero esserci. Il problema di Sanremo è che dovrebbe tornare a dare importanza alla canzone più che al cantante. Ci vogliono le canzoni prima e dopo l’artista. Quando Nada andò a Sanremo con Ma che freddo fa non la conosceva nessuno e invece lasciò il segno. E quando Povia ha portato I bambini fanno oh, ha portato una canzone forte che lo ha fatto conoscere. E avere anche il coraggio di mischiare la formula, senza più queste divisioni tra giovani e “vecchi”.

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