FILARMONICA ROMANA/ L’American Ballet Theatre II.al Festival Internazionale della Danza

- Maria Elisa Buccella

MARIA ELISA BUCCELLA ci parla degli spazi riservati dall’Accademia Filarmonica Romana alla danza, all’insegna della sintesi tra classicità e rivisitazione contemporanea

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Un momento di Bothanica

Come ogni anno, l’Accademia Filarmonica Romana riserva per la danza uno spazio della propria stagione nel solco di una consolidata tradizione della prestigiosa Istituzione romana. Le scelte operate dal Direttore artistico della Filarmonica, Sandro Cappelletto, sono il frutto di una precisa analisi sull’offerta complessiva, in fatto di danza,  che c’è nella Capitale individuando il segmento che appare mancante  quei «territori che non venivano percorsi – come ci ha spiegato lo stesso Cappelletto – ovvero quelli del  classico rivisitato dalla contemporaneità».

La classicità rivisitata dal coreografo contemporaneo, classicità alla quale non deve mancare  una certa eleganza visiva, per l’Accademia Filarmonica Romana è resa dall’Aterballetto con Incanto di Mauro Bigonzetti che si è ispirato all’Orlando Furioso dell’Ariosto e la musica di Haendel, dalla elegantissima poetica visiva dei Momix  di Moses Pendleton con l’acclamato Bothanica, dall’American Ballet Theatre II e le coreografie dei maggiori coreografi neoclassici del ‘900,  dalle macchinerie teatrali di tradizione molto antica cui si aggiungono elementi acrobatici e di illusionismo di Emiliano Pellisari.

La felicissima esperienza del Nederlands Dans Theater II, la compagnia dei giovani voluta, nel 1978, da quel genio di Jiri Kylian, una quindicina di anni fa viene mutuata dall’American Ballet Theatre che crea la propria compagnia dei giovani, quindici ballerini giovanissimi, selezionati in tutto il mondo e vincitori di concorsi internazionali con qualità che rasentano l’eccezionalità. Nasce, quindi, l’American Ballet Theatre II.

Questo bellissimo ensemble ha presentato a Roma U.S.A. Great Dance, una straordinaria carrellata, un compendio della storia della danza americana del ‘900. Con ineccepibile tecnica, pulizia esecutiva e sensibile capacità interpretativa, i giovani talenti dell’ABT II hanno fatto rivivere sul palcoscenico del Teatro Olimpico pietre miliari del repertorio neoclassico come Interplay (1948) che  Jerome Robbins creò sulle musiche di Morton Gould proprio per l’American Ballet Theatre; Allegro Brillante (1956) uno dei capolavori di George Balanchine, musica di Ciaikovskij, e dello stesso Balanchine il divertente Stars and Stripes (1958) un omaggio, sul filo dell’ironia, all’America che lo aveva accolto e fatto proprio figlio.

L’American Ballet Theatre II, come la Compagnia-madre, si è guadagnato un vasto credito internazionale e critiche più che lusinghiere dei maggiori critici. Ma nonostante ciò il destino di quella che il New York Times aveva definito “la compagnia giovane di maggior successo e qualità del Paese” sembra essere segnato. E’ notizia di queste ore: alla fine di maggio la compagnia verrà sciolta per ragioni economiche. Dopo gli ultimi spettacoli, di Trieste, in Spagna e a New York, l’American Ballet Theatre II chiude i battenti: la scure della crisi economica  d’oltreoceano è inesorabile. Veramente, peccato!

A chiudere il Festival Internazionale della Danza, promosso dall’Accademia Filarmonica Romana, il secondo capitolo della trilogia che Emiliano Pellisari vuole dedicare alla Commedia dantesca, Divina Commedia – Cantica II. Dopo l’Inferno, Pellisari affronta il Purgatorio creando un medioevo fantastico cercando, ancora una volta, una mediazione tra sacro e profano.

Il risultato è uno spettacolo ricco di suggestioni e immagini bellissime che i bravissimi danzatori-acrobati rendono, a tratti, sublimi. Per la Cantica Pellisari disegna una scena più ampia di quella pensata per l’Inferno e dove domina una luce chiara, azzurra che sfuma nel violetto.

Nel teatro di Emiliano Pellisari il disegno delle luci ha una grande importanza perché il loro perfetto dosaggio enfatizza l’effetto magico delle antiche e modernissime macchine teatrali dovendone nascondere, allo stesso tempo, l’esistenza. Il particolare lessico coreografico di questo geniale artista, che mescola nel creare i suoi spettacoli gli artifici della migliore scenografia nonché la profonda conoscenza delle macchinerie sceniche seicentesche e del teatro fantastico rinascimentale, si arricchisce di nuova tecnologia e imponenti e mutevoli costumi.

I ballerini di Emiliano Pellisari continuano a sconfiggere ogni limite della fisica dando vita a una serie di quadri, di straordinario potere evocativo, dove il racconto del difficile cammino dell’uomo verso le vette più alte dello spirito diventa delicatissima poesia alla creazione della quale concorre anche una oculata quanto raffinata scelta musicale. Dopo gli spettacoli di Roma, Divina Commedia – Inferno e Cantica II secondo Emiliano Pellisari vengono presentati al Teatro degli Arcimboldi di Milano. Dal 3 all’8 maggio va in scena Inferno e mentre dal 10 al 15 maggio Cantica II. Inoltre, Infermo sarà, dal 26 al 28 maggio a Losanna, in Svizzera.

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