PRIMA/ “Passio et mors Domini Nostri Jesu Christi secundum Lucam” di Luca Belloni

- La Redazione

Padova, nella chiesa di Santa Maria dei Servi viene eseguita la “Passio et mors Domini nostri Jesu Christi secundum Lucam”. La recensione del concerto a cura di ERMINIA AZIANI

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Il crocifisso di Donatello

È un Ave Crux spes unica che nasce dalle viscere della terra, quello che apre il concerto “Passio et mors Domini nostri Jesu Christi secundum Lucam” e che lievita progressivamente fino al fortissimo, denso e drammatico, del coro.
Siamo a Padova, nella chiesa di Santa Maria dei Servi, martedì 12 aprile. Fuori, il cielo è nerissimo e lacerato dai fulmini. “All’improvviso si fece buio su tutta la terra”, viene da pensare, dopo lunghe giornate quasi estive.

Luca Belloni: Passio et mors Domini Nostri Jesu Christi secundum Lucam: n.1 AVE CRUX

Coro Santo Spirito di Ferrara
Ensemble Webern
Chiara De Monte, flauto
Claudio Miotto, clarinetti
Elisa Saglia, violino
Luciano Chillemi, chitarra
Michele Zappaterra, pianoforte e tastiere

Luca Belloni direttore

È la passione dei capitoli 22 e 23 dell’evangelista Luca quella che viene rappresentata. L’impianto è tra il bachiano e il novecentesco: una voce recitante, il musicologo Maurizio Biondi, il mezzosoprano Dolores Bonifazi e il baritono Marcello Lippi a interpretare i personaggi femminili e maschili. Con gli strumenti siamo in piena contemporaneità: l’Ensemble Webern, ovvero flauto (Chiara De Monte), clarinetto e clarinetto basso (Claudio Miotto), violino (Elisa Saglia), la chitarra di Luciano Chillemi e un tappeto sonoro di tastiere con Michele Zappaterra. Più i 25 elementi del coro Santo Spirito di Ferrara. Nella duplice veste di autore e direttore, Luca Belloni.

Ma non è solo lo scenario meteorologico a creare il contesto singolare di questo concerto. In una cappella laterale della chiesa trecentesca c’è un grande crocifisso ligneo; due anni fa è stato attribuito con certezza a Donatello, come l’analogo crocifisso bronzeo che si trova a poche centinaia di metri di distanza, nella basilica del Santo. Gli organizzatori – due gruppi studenteschi, il Circolo Stravinskij e il Gruppo Spirto gentil – lo hanno proposto come immagine del concerto. Ma questo crocifisso ha un’altra particolarità: esattamente cinquecento anni fa stillò sangue. Non un miracolo attestato da una tradizione generica, spiega il parroco don Lino Bacelle, ma un evento pubblico, testimoniato per settimane da centinaia di persone, tra cui le autorità pubbliche e il vescovo Paolo Zabarella. E così dopo il suo intervento, il parroco preleva l’ampolla del sangue miracoloso e la pone sull’altare del crocifisso. Il pubblico spontaneamente si alza in piedi, alcuni si inginocchiano. Non è più solo un concerto. È un memoriale.

Così decolla solenne, quasi inesorabile, l’Ave crux. Il racconto evangelico, declamato con misura e interiore adesione da Biondi, è inframmezzato dagli interventi cantati dei personaggi evangelici – Gesù, Pietro, Pilato, i soldati, i ladroni. Gli episodi solistici e gli interventi corali che bachianamente commentano l’azione, accompagnando lo spettatore a immedesimarsi nei fatti narrati, si concentrano su frammenti minimi di salmi (“Miserere mei Deus”, “Alienus factus sum fratribus meis”), inni (Crux fidelis) o sequenze come lo Stabat Mater.

Luca Belloni: Passio et mors Domini Nostri Jesu Christi secundum Lucam: n. 17 CRUX FIDELIS

Domina una grande libertà di linguaggio. Se nei recitativi si riconosce il compositore contemporaneo emancipato da vincoli formali, nelle arie e nei cori siamo quasi sempre nei confini della tonalità e in una ricerca costante di essenzialità e semplicità. Eppure l’unità di questa Passio è indiscutibile. “Non volevo fare un’opera d’arte”, confessa il compositore nella breve introduzione, “ma dare testimonianza della verità perenne di queste parole di Luca”.
È difficile entrare nel dettaglio delle molteplici soluzioni adottate da Belloni e della sua raffinata scrittura strumentale e vocale. L’aria del Miserere, cantata da un intenso Lippi, rappresenta icasticamente il frantumarsi, la con-tritio dell’animo di Pietro che ha tradito il suo Signore. Il Crux fidelis della mezzosoprano, costruito su lineari scale ascendenti e discendenti, dipinge davanti ai nostri occhi la croce come il primo germoglio (“fronde, flore, germine”) dell’albero della vita.

Il breve corale Tenebrae factae sunt, nel suo non voler esprimere nulla, solo guardare, emoziona. Accorato, misurato e dominato da un senso di tenero abbandono il compianto nel Sepulto Domino affidato al coro (come non pensare al Ruht wohl della Johannes-Passion? beninteso senza calchi). Ma uguale considerazione meriterebbero, e non c’è lo spazio, il Quis est homo qui non fleret o il Caligaverunt oculi mei. Per tacere delle note quasi infantili dell’estrema professione di fede di Disma, il ladrone buono, e del disarmante – ancora una volta per la sua estrema semplicità – unisono con cui i cantanti aprono l’unica aria a due voci, Quando corpus morietur, che profuma già di resurrezione.

E resurrezione significa oggi. Con intuizione degna di nota, il latino della Vulgata cede il passo all’italiano del salmo 23 nella versione di Turoldo, Il Signore è il mio pastore, che conclude l’oratorio. Non è solo una narrazione di un fatto straordinario accaduto un tempo, ci suggerisce discretamente Belloni. È qualcosa che si può raccontare con il linguaggio dell’oggi. Quante volte si abusa della parola “evento” per concerti, sacri o profani. La Passio secundum Lucam è stata un evento.

Luca Belloni: Passio et mors Domini Nostri Jesu Christi secundum Lucam: n. 34 (finale): SALMO 23
(Erminia Aziani)

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