FIORELLA MANNOIA/ “Sud”, suoni e malinconia dell’altro mondo

È uscito il 24 gennaio Sud, il nuovo disco di inediti di FIORELLA MANNOIA. Dodici tracce che costituiscono una virata dal suo percorso standard, incarnando il suo spirito meridionale

26.01.2012 - La Redazione
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Foto Infophoto

È uscito il 24 gennaio Sud, il nuovo disco di inediti di Fiorella Mannoia. Dodici tracce che arrivano in un momento di maturità artistica e personale della cantante romana dalla voce di un calore e un’intensità non comuni. Dopo una carriera di interpretazioni di successo, la Mannoia fa con questo album una virata dal suo percorso standard, incarnando lo spirito meridionale. L’abbiamo incontrata a Milano negli studi della sua casa discografica. «Io cerco continuamente nuova linfa – racconta a IlSussidiario.net -. Questo disco lo sento particolarmente mio, forse perché per la prima volta partecipo a tutti i testi. Due li ho scritti io (Se solo mi guardassi e In viaggio). L’idea mi è venuta leggendo il libro di Pino Aprile, Terroni. Dopo essere stata “accesa” però sono andata oltre, creando un disco che non parla solo dell’unità d’Italia, del nostro Sud, ma è esteso a tutti i sud del mondo. D’altra parte hanno lo stesso comune denominatore: sono sempre stati depredati, saccheggiati e abbandonati».

Dal Mezzogiorno all’Africa, quindi, non solo per il suono, ma anche intrinsecamente per le immagini e i temi, fino alla dedica a Thomas Sankara, presidente del Burkina Faso assassinato nel 1987. «Mi sono lasciata ispirare da Aprile – prosegue la Mannoia – perché sono rimasta scioccata nel constatare che la storia dell’Unità d’Italia nasconde molto altro di quello che ci insegnano, che c’è molto da scoprire per essere veramente uniti. La nostra identità è un miscuglio di storie. Il sud del mondo in questo è uguale.
Nel disco ho provato a trovare una sonorità che fosse acustica, perché il sud mi porta ai tamburi, il rock è per il nord. È anche un viaggio artistico e culturale, ma sopratutto umano, attraverso il quale ho potuto conoscere tante persone, musicisti che mi hanno raccontato il loro paese. Da loro è nata l’idea di scrivere Se solo mi guardassi: se solo facessimo delle domande ai nostri fratelli immigrati e ci fermassimo a chiedergli di loro sarebbe un arricchimento».

«Il mio occhio al Sud c’è sempre stato, da Viaggio tropicale in avanti è evidente. Attraverso le canzoni ho cercato di dare una sfaccettatura completa a questa parola, a tutto quello che si porta dietro che è allegria, disperazione, malinconia… Perché il sud, tutto il sud, è malinconico e si sente! Dietro ai ritmi sfrenati c’è sempre qualcosa di struggente come si sente nella canzone di Piazzolla Vuelvo al sud, che ho tradotto (Torno al sud ndr).
Poi ho voluto metterci anche il problema della migrazione dei popoli, perché tutti i popoli del sud lasciano la loro terra per cercare una dignità altrove».

Da questo alla politica il passo è breve. «Veniamo dallo svilimento della dignità della politica. Non dovrebbe essere sporca, ma dovrebbe essere un mestiere fatto per vocazione, così come l’insegnamento, la musica, la medicina. Ci sono mestieri che sono troppo importanti per la vita sociale degli individui. Dovrebbe essere un mestiere nobile. Il mio album non cambierà nulla però credo di aver dato un piccolo contributo. Questo non è un disco politico, ma penso che tutto sia politica. Politica è come instauro i rapporti, politica è la vita, la mia non quella dei politici. Diciamo che è un disco di fratellanza e compassione».

Una Fiorella Mannoia decisa, serena, ma anche combattiva e consapevole di quello che vuole dire. Questa la cantante oggi, che dal suo esordio negli anni Ottanta con Mannoia Foresi & Co ne ha fatta di strada. Il suo nuovo cd arriva in un momento significativo della sua carriera, proprio in concomitanza con l'”abbandono” di Ivano Fossati, che forse più di tutti ha un ruolo fondamentale nella sua vita artistica di Fiorella. Poche sere fa si sono esibiti insieme nel programma di Fabio Fazio. «È stata un’emozione grandissima. Avevo accettato con rispetto vedendolo contento e sereno. Poi però m’è presa un po’ di nostalgia, a pensare a lui. E cantare le canzoni che ha regalato alla musica italiana mi ha fatto tristezza. E ringrazio Fabio Fazio che dà dignità al nostro mestiere, ormai bistrattato dalla televisione. Che la tv di stato torni a parlare di cultura è una boccata d’ossigeno, a prescindere dal mio intervento».

Per chiudere una parola su Sanremo, che continuandosi ad avvicinare sta sollevando il suo tradizionale polverone mediatico. Fiorella però tiene le distanze. «Mi hanno chiesto di partecipare, ma non ho accettato. Ci sono stata quattro volte, ho ricevuto tanto, ma non sono arrivata alla mia età per aspettare un televoto. Quindi largo ai giovani! Non ho sentito la canzone di Noemi, ma tiferò per lei e per Bersani».

(Caterina Gatti)

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