ROCK ECONOMY/ Celentano e Morandi, i duetti e il ricordo di Lucio Dalla

- La Redazione

Nella seconda serata dei due spettacoli di Celentano all’Arena di Verona, l’unico ospite è stato Gianni Morandi. I due hanno eseguito diversi duetti e poi Morandi ha omaggiato Lucio Dalla

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Seconda serata quella di ieri 9 ottobre per Adriano Celentano all’Arena di Verona. Nessun ospite se non l’amico Gianni Morandi. Nel corso della prima serata Celentano si era seduto ad un tavolino insieme all’economista francese Jean Paul Fitoussi, il giornalista e scrittore italiano Gian Maria Stella e lo scrittore Sergio Rizzo. Questi ultimi due nell’ultimo periodo sono saliti enormemente alla ribalta per aver scritto un libro molto apprezzato dalla critica e dall’opinione pubblica intitolato La Casta. Nessuno di loro era invece presente alla seconda serata dedicata quasi tutta alle canzoni a parte un monologo di Celentano su come si possa cambiare il mondo e salvarne la bellezza. C’era invece Gianni Morandi con cui sono stati fatti nuovi duetti. L’ex presentatore di Sanremo ha poi eseguito da solo la bellissima Caruso in memoria dell’amico scomparso Gianni Morandi. Momento molto toccante. Sul palco si avverte la commozione con Celentano che ammette la mancanza dell’amico musicista e sul viso di Morandi c’è una espressione piuttosto tirata. L’intervento di Morandi si conclude partecipando ad un altro paio di brani in coppia con Celentano, tra cui Una carezza in un pugno che tra l’altro scherzando Morandi dedica a Marzullo. La seconda serata nello splendido scenario dell’Arena di Verona, con una cornice di pubblico davvero delle grandi occasioni, incomincia ancora una volta con una voce narrante maschile d una femminile che evidenziano i problemi dell’economia moderna, riprendendo un po’ quanto detto durante la prima serata. Si parte con il portone realizzato sul palcoscenico che lascia intravedere la sagoma di Celentano letteralmente osannato dal pubblico desideroso più che mai di ascoltarlo dopo un’assenza che durava dal 1994. Lo show parte con una canzone inedita che in realtà è una sorta di ballata attraverso la quale elenca una serie di problemi che in questi giorni sono più che mai attuali e di dominio pubblico. Alla fine dell’esibizione, aggiunge con un tono tra il serio e il comico che probabilmente staremmo freschi se tutto ciò fosse vero. Scherzando poi dice, come probabilmente sono i giornali che esagerano nel dipingere una situazione italiana e mondiale che non può essere così catastrofica. Si passa al secondo pezzo che è il bellissimo e notissimo Soli, con il quale si intravede immediatamente un’atmosfera magica anche se in un passaggio, Celentano mostra di non essere più in forma come 18 anni fa e si dimentica una piccola frase del testo della canzone con il pubblico che però gli da man forte immediatamente. In questa prima parte del concerto, il ritmo è incalzante e si passa immediatamente al terzo brano che è l’Arcobaleno dove si ripete una nuova incertezza nel ricordare il testo. Tra l’altro Celentano ammette di non riuscire a vedere bene per il gioco delle luci il suggerimento che si intravede su alcuni monitor, appositamente posizionati per dargli supporto. Nonostante ciò, lo spettacolo canoro è straordinario e coinvolgente se non da pelle d’oca in alcuni tratti e precisamente nella canzone successiva, Storia d’amore. Al termine di questo brano, gioca un po’ sul fatto di non ricordarsi tanto bene il testo delle canzoni e su come, ovviamente scherzando, sia venuto più volte a Verona nei mesi che hanno preceduto l’evento proprio per canticchiare un po’ tutti i pezzi del suo repertorio. Questo commento gli serve per lanciare il prossimo pezzo che è un vero e proprio mix, in cui vengono mescolate alcuni suo successi come Si è spento il sole, Ringo ed altri.  A questo punto l’atmosfera si fa magica, si abbassano le luci con Celentano che si fa portare una sedia ed una chitarra. Dopo neanche le prime tre o quattro note, il pubblico capisce immediatamente che si tratta del Ragazzo delle via Gluck e succede un qualcosa di straordinario, tutta l’Arena intona senza alcuna base musicale la prima strofa del pezzo. L’entusiasmo continua a crescere allorché continua il pezzo con fan completamente in visibilio e che non possono esimersi dal cantare a squarcia gola il brano che meglio di tutti probabilmente rappresenta lo straordinario talento di Adriano Celentano. Dopo una piccola pausa, si riprende con un balletto molto scenografico eseguito sulle note della canzone Yuppi Du che però viene mandata in play back, con lui che non è ancora rientrato sul palco. Alla fine della canzone torna muovendosi come solo lui sa fare, tra i ballerini che secondo copione sono rimasti immobili. Questo è il preludio di un discorso ad ampio giro con il quale riprende alcuni argomenti trattati il giorno precedente soprattutto con il famoso economista francese Jean Paul Fitoussi. In particolare Celentano parla di come ci sia bisogno in questo momento di una qualcosa che possa rilanciare il tutto, magari di una scintilla che possa rivoluzionare il nostro modo di vivere. Ammette che ciò possa essere una visione piuttosto utopista, ma rimarca come spesso dalle utopie si riescono a costruire le cose migliori e nel nostro caso si riesce ad uscire da questa tremenda crisi economica. Celentano si scaglia contro le speculazioni finanziarie ed economiche e contro un sistema che gli consente di poter fare questo ai danni di tante persone alle quali viene richiesto di fare sacrifici, stringere la cinta e quant’altro. Usa quindi una metafora per spiegare la situazione dicendo come ogni singolo cittadino sia come un pezzo di un motore che però per tornare a funzionare necessita che tutti siano rimessi a posto per poter dare quindi vita ad un nuovo mondo. Celentano continuando nel proprio discorso evidenzia come sia necessario riuscire a fare qualcosa che possa tenerci tutti legati e che ci faccia sentire parte di una cosa sola.

 Il cantante vorrebbe che questa cosa potesse essere il credere in un progetto e che magari potesse essere non una continua ricerca nel migliorare il PIL, ma lo stile di vita a mettere nella scala dei valori dopo l’amore, la bellezza dell’habitat in cui si vive. Ribadisce come sarebbe opportuno il combattere per la bellezza delle cose sottolineando come in Italia, un paese dallo straordinario patrimonio artistico, sia stato messo in difficoltà anche un settore come quello turistico che non ha eguali nel mondo e che nessuna Cina di turno è in grado di copiare. Vorrebbe inoltre che non si perdesse il filo conduttore con il nostro passato, perché assolutamente necessario per andare avanti in maniera ottimale nel futuro. Il discorso è intervallato da alcuni brani musicali come Straordinariamente e Pregherò. La parte finale del concerto viene poi dedicata completamente alla musica con l’esecuzione di altre canzoni storiche di Adriano ed ossia Fino in fondo, Azzurro e Prisencolinciusol.



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