MADONNA/ L’Aida del Super Bowl ha fatto meta

- Alberto Contri

Come apoteosi finale della sua esibizione totalmente pop nella pausa del SuperBowl, invece di ascendere in cielo come faceva Michael Jackson Il racconto di ALBERTO CONTRI

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Foto Infophoto

Come apoteosi finale della sua esibizione totalmente pop nella pausa del SuperBowl, invece di ascendere in cielo come faceva Michael Jackson, Madonna ha scelto di sprofondare in una improvvisa voragine avvolta in una nuvola di fumo, mentre migliaia di lucine scrivevano sul prato “World Peace”.

Ma questa metaforica discesa agli inferi è stata l’unica allusione un po’ sulfurea che la cinquantatreenne diva del pop si è concessa. Per il resto si è divertita ad allestire uno spettacolo pop-kitsch-circense, ricorrendo al supporto degli acrobati del Cirque du Soleil, ai 70 coristi di Cee Lo Green e a una marea di ballerini e comparse. Lo spettacolo si è svolto durante la finale del Super Bowl, che è la partita in cui si assegna il titolo di campione della National Football League (quest’anno se la giocavano i New England Patriots e i Giants). È un appuntamento che per gli americani equivale a una vera e propria festa nazionale, meglio, a una festa popolare che tiene incollati agli schermi oltre 110 milioni di persone. Come in tutte le feste che si rispettano, lo spettacolo è un motivo di attrazione quanto e forse più della partita, motivo per cui gli artisti invitati cercano ogni volta di superarsi con scenografie sempre più fantasmagoriche.

Da questo punto di vista Madonna non ha deluso: novella Aida/Cleopatra, si è fatta portare sul palco assisa su un trono regale, preceduta dalla sfilata a passo sincopato di un’orda di gladiatori romani (qualsiasi licenza era concessa pur di strappare salve di”Ooooo” dallo sterminato pubblico del Lucas Oil Stadium di Indianapolis). Poi ha cominciato con un suo storico successo (Vogue) mentre uno straordinario e gigantesco congegno trasformava il prato in un enorme video, ha proseguito con Music, ha accennato Express yourself, per chiudere con l’intramontabile Like a prayer, accompagnata e circondata da settanta coristi. E senza dimenticare di promuovere il suo nuovo singolo Give me all your luvin.

Con lei c’era alcune star del momento, come Onika Tanya Maraj, in arte Nicki Minaj, la scrittrice e cantante inglese MIA e gli LMFAO. Non sono mancate le polemiche per il fatto che MIA abbia mostrato al pubblico il dito medio a sorpresa, ingannando la regìa: verrebbe da dire, che s’ha da fa pe’campà! Ma è meglio dare un’occhiata al video dell’esibizione disponibile su Youtube.

Quanto alla performance, bisogna dire che Veronica Luise Ciccone non ha deluso, anche se la sua voce è sempre un po’ esile e la sua presenza scenica non riesce a raggiungere quella di un’altra sempreverde come Tina Turner. Indossando un miniabito nero di Givenchy, pericolosamente arrampicata su tacchi da 12 centimetri ha pure rischiato di cadere dalla pedana, strappando un non previsto “Oooo” dalla platea preoccupata. Ma ha tenuto botta, non deludendo le attese. Basti dire che anche su Twitter si sono raggiunti picchi di 12.000 cinguettii al secondo (l’anno scorso erano stati 4.000!).

Moltissimi i colleghi cantanti e le star che hanno voluto commentare, come Alec Baldwin che ha scritto: «Siamo a due quarti del Super Bowl e quella che ha giocato meglio è stata Madonna». Ma il SuperBowl contiene uno spettacolo nello spettacolo, la pubblicità. E la gente fa a gara a stilare la classifica degli spot migliori e anche di quelli peggiori. Si è passati da Scarlet Johansson intenta a promuovere il suo action movie “The Avengers” a David Beckham in mutande per pubblicizzare l’intimo di H&M, per arrivare alla bellissima campagna con Clint Eastwood protagonista in puro stile Gran Torino, dove si dichiara apertamente che la rinascita di Detroit può essere la rinascita dell’America. Il che ha subito suscitato il commento entusiasta  su Twitter di David Axelrod, lo stratega della comunicazione di Obama: e, ovviamente, l’ira dei repubblicani per il grande assist offerto dalla Chrysler ai democratici in un così grande momento di passione collettiva.

Dannati americani: saranno pop, saranno kitsch, ma trovano anche il modo di usare lo spettacolo per invitare a pensare.



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