FUNERALI LUCIO DALLA/ La profondità schiva e clownesca di un figlio di Dio

- La Redazione

Si è tenuto ieri pomeriggio a Bologna il funerale di Lucio Dalla. Oltre 50mila persone presenti, tra cui BENEDETTO CHIEFFO, figlio del cantautore. Il racconto

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Foto Infophoto

Ero già stato a messa stamattina e il Vangelo mi aveva provocato perché gli apostoli si chiedevano “che cosa volesse dire risorgere dai morti”: io mi chiedo anche perché dobbiamo morire, non è che l’idea mi piaccia molto e la morte di Dalla ci dice chiaramente che spetta a tutti noi.
Poi Mons. Gabriele Cavina, Vicario generale di Bologna, aprendo la liturgia, dopo aver ricordato che Lucio “domenica scorsa era qui e oggi celebriamo l’Eucarestia per lui, perché incontri Dio misericordioso”, si rivolge all’assemblea di amici e fedeli (che inizia sotto l’altare di San Petronio, invade piazza “grande” e termina chissà dove) e spiega che “per trovare la risposta a questa domanda nella fede occorre l’umiltà che Lucio ci ha fatto vedere sapendo unire il successo alla consapevolezza dei propri limiti, non nascondendo la fede nel nostro Signore Gesù Cristo”.

Potrei già tornare a casa sazio, ma il popolo occupa ogni centimetro del crescentone di Piazza Maggiore (dicono 50.000 persone, io di certo non riuscirò a contarle). Il segreto di Lucio – dirà poi nell’omelia padre Bernardo Boschi, amico e confessore del cantautore da più di quarant’anni – “la profondità schiva e clownesca che rivestiva la sua umanità veniva dal colloquio con Dio”.
Soffermandosi sulla lettura del sacrificio di Isacco, padre Boschi si domanda come sia possibile conciliare l’esistenza di Dio con l’esistenza del male sulla terra. Domanda che rimane aperta, ma trova un inizio di risposta nel Mistero della Trasfigurazione, il momento dell’Estasi; ecco il segreto: nel mondo pieno di confusione “Lucio trasmetteva gioia e serenità perché attingeva a questa Fonte, in questo silenzio di cui abbiamo tanto bisogno” . E conclude: “saremo sempre con te perché sappiamo che tu sei in mezzo a noi”.

Non stupisce la concentrazione di celebrità riunite tutte insieme (Morandi, Jovanotti, Ligabue, Ron, Bersani, Antonacci, Vecchioni, Cremonini, Pier Ferdinando Casini e tanti altri), stupisce il riconoscimento della Sorgente, della fonte della pace e della bontà di Lucio Dalla: la contemplazione del mistero di Dio.
E lo confermano, prima dell’aspersione del “corpo” con acqua e incenso, le parole del Custode del Sacro Convento di Assisi e, forse inconsapevolmente, il ricordo composto, grato e straziato dell’amico Marco Alemanno che recita i versi della canzone Le rondini: “Vorrei… mescolarmi con l’odore del caffè/ Fermarmi sul naso dei vecchi mentre leggono i giornali”. Chi è, mi domando, che realmente può mescolarsi all’odore di tutti i caffè? Chi è che con infinita tenerezza e misericordia si può fermare sul naso dei vecchi mentre leggono i giornali? Solo Dio, il Dio nel quale Dalla, come poco prima Enzo Bianchi ha detto nelle intenzioni, ha “messo la sua fiducia”. Il priore della comunità di Bose ha poi pregato “Dio della Bellezza, aiutaci a sentirti presente nelle opere dell’uomo, nella musica, nell’arte, nella poesia”.

La morte improvvisa di un uomo così vivo, nel pieno della sua attività artistica, mi aveva fatto temere che tutta la bellezza che possiamo creare non contasse nulla, che non valesse la pena fare nulla.
Eppure tutte queste persone e la dolcezza con cui la Chiesa lo accompagna all’inizio del suo “secondo tempo” cancellano i cattivi pensieri. “Vorrei capire insomma che cos’è l’amore. Dov’è che si prende, dov’è che si dà” (Le rondini). Qui, caro “amico di tutti”, qui e dove siamo insieme adesso, in questa umanità e in questa liturgia celeste. Che Mistero.

(Benedetto Chieffo)

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