LA STORIA/ Quel “sistema” educativo che fa fiorire orchestre di bambini

- La Redazione

Dalla musica una speranza concreta di crescita culturale e sociale. Il “Sistema” inventato in Venezuela, che ha diffuso l’orchestra tra i bambini. Il racconto di ROBERTO LONOCE 

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Il Maestro José Antonio Abreu agli albori de El Sistema (più di 35 anni fa) insegnava al Conservatorio di Caracas dove aveva un gruppo di studenti di composizione e direzione di coro e qualche pianista. Ha iniziato ad andare in diversi posti del Venezuela dove si studiava musica, scoprendo che non esistevano orchestre, neanche nei Conservatori dove per regolamento i ragazzi avrebbero dovuto fare pratica orchestrale.

Iniziò così con pochi studenti a costituire le prime orchestre, soprattutto nei Conservatori. Faceva prove anche in casa sua, in garage e anche nelle fabbriche (una caratteristica del Sistema). Quando chiamava i ragazzi per le prove d’insieme riusciva a farli suonare più di dieci ore al giorno. Non parlava solo di come avrebbero dovuto suonare, ma riusciva a comunicare loro anche gli elementi storici-narrativi in modo così avvincente che i ragazzi ne erano affascinati. Si creavano amicizie e senso di appartenenza.

Si è così creato un movimento nelle regioni venezuelane e poi si sono fissati incontri per mettere in comune le esperienze. Nacquero così i primi Nuclei del Sistema, e da allora un escalation entusiasmante. Oggi sono più di 300.000.
Su ispirazione del Sistema ideato dal M° Abreu, quasi due anni fa nasceva il Comitato Sistema delle Orchestre e dei Cori Giovanili e Infantili in Italia.

Il Comitato, lanciato dal M° Claudio Abbado (presidente onorario del Sistema in Italia insieme a J. A. Abreu), si è posto l’obiettivo di offrire una formazione musicale collettiva a bambini e ragazzi in tutta Italia e attraverso di essa dare loro un’opportunità di crescita individuale e di riscatto sociale e morale. Il Sistema ha già ricevuto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica.

Un progetto ambizioso che ha però dovuto mediare (e deve ancora molto mediare) con la situazione italiana che deve ritrovare un suo profilo soprattutto dal punto di vista culturale, ancor più che sociale. Tutti noi educatori sappiamo quanto abbiamo perso della nostra tradizione musicale e di come la musica sia stata contaminata. Conosciamo inoltre lo stato delle nostre stagioni concertistiche e delle enormi difficoltà delle orchestre italiane (quelle che non hanno ancora chiuso!) e conosciamo anche la situazione dell’utenza dei concerti, ridotta a un’utenza un po’ datata.

Una fotografia drammatica dell’attuale situazione che però ha oggi un modello da perseguire; se il progetto Sistema in Venezuela è riuscito a moltiplicare le orchestre, a riempire le sale di concerti e a muovere anche l’economia, forse c’è speranza che avvenga anche da noi. Ma come? Bisogna ripartire dai bambini! Farli suonare da subito in orchestre e cantare in coro! È quello che noi tutti crediamo e speriamo.

Certo non è così facile, inutile nascondersi dietro a un dito, se si chiede a un bambino (povero o ricco, agiato o meno) di impegnarsi in questa attività musicale non risponderà subito con entusiasmo, il modello che propone la nostra società, i nostri politici, i nostri giornalisti, i nostri insegnanti è tutt’altro. Necessita un percorso lento di diffusione della bellezza che è intrinseca nel suonare insieme ad altri, a fare squadra.

Ecco allora che sono importanti momenti di orchestra, una sorta di isola in cui, sotto il segno dell’amicizia e della musica, convivono giovani e giovanissimi, uomini e donne che rappresentano culture, modi di vivere, estrazioni sociali assai differenti che diventano peculiarità e non diversità, arricchimento reciproco e non punti di attrito. L’orchestra è come una vera e propria famiglia, dove s’instaurano rapporti duraturi, dove bisogna imparare ad “ascoltarsi ed ascoltare”, a lavorare  insieme per ottenere un’armonia perfetta.

In un momento di profonda crisi economica nel quale per far fronte alle esigenze di bilancio si rischia di rinunciare a un welfare sociale, questo progetto può essere fondamentale per fornire risposte educative alle giovani generazioni e contribuire alla loro crescita e al loro benessere futuro. Con le dovute differenze rispetto al caso venezuelano, lo scenario italiano si presenta come un terreno ideale per lo sviluppo del Sistema

Difatti, l’Italia, pur essendo un paese dalla tradizione musicale indiscussa, presenta tuttora gravi carenze nella formazione musicale di bambini e ragazzi, di fatto assente dai programmi didattici a vari livelli delle nostre scuole. 

A questo dato, si aggiunge che in numerose regioni italiane si riscontrano situazioni di grave disagio, e molti sono i ragazzi che vivono in contesti ad alto rischio e a stretto contatto con pericoli quali la droga e la criminalità. Sono dunque numerosi i motivi per promuovere il Sistema ed espanderlo, affinché nascano  nuclei didattici e cresca il numero dei bambini formati.

Si potrà conoscere un po’ il Sistema alla terza rassegna  “Giovani & Giovanissimi in Concerto”  (10 e 12 maggio presso la sala Verdi del Conservatorio di Milano) dove si alterneranno più di 1.500 ragazzi in una entusiasmante no-stop musicale formata da decine di orchestre.

L’evento sarà caratterizzato anche dal Coro Mani Bianche della Lombardia al suo debutto. Le Mani Bianche sono un coro di bambini e adolescenti con disabilità di udito che interpretano la musica attraverso la gestualità. Cantano con le mani, calzate da guantini bianchi, coreografando la Lingua dei Segni (LIS); sono affiancati da un coro di voci bianche che dà parole e armonia ai gesti delle mani bianche.

(Roberto Lonoce, presidente dell’associazione ICM Insieme Con la Musica, Nucleo aderente al Sistema)

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