B.B. KING/ Al City Sound Festival la lezione del “Re del blues”

- La Redazione

Al City Sound Festival B.B. King, Classe 1925 e ben 87 anni portati con grande stile, ha infiammato il pubblico meneghino con la sua immancabile “Lucille”, la sua sei corde. ANGELO OLIVA

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B.B. King (Infophoto)

Il City Sound Festival di Milano ha visto protagonista una leggenda vivente, The Blues Boy, il re del blues Mr B.B. King, al secolo Riley B. King. 
Classe 1925 e ben 87 anni portati con grande stile, il Re del blues ha infiammato il pubblico meneghino con la sua big band di ben 9 grandi musicisti e la sua immancabile “Lucille”, nome con cui battezzò la sua sei corde, una bellissima Gibson ES-355 custom, compagna di una  vita intera.

Ci mette ben venti minuti B.B.King a salire sul palco, giusto il tempo di un paio di brani strumentali per aggiustare il bilanciamento dei suoni ed è subito blues. Scarpe di vernice nere e camicia larga fantasia, B.B. King entra in scena salutando con la mano il suo pubblico che subito risponde lanciandogli mazzi di rose. Emozionato ringrazia, omaggia le donne e prende posto al centro del palco e si parte con “I need you so”.

E’ sorprendente averlo a così pochi metri, vederlo e ascoltarlo con quella sua voce inconfondibile. Nonostante l’età canta, suona e parla. E’ proprio un chiacchierone il buon vecchio Blues Boy King, come spero ci permetterà di chiamarlo. Intrattiene il pubblico come un vecchio amico al pub, raccontando vari aneddoti tra cui uno su incomprensioni di lingua anni fa in quel di Napoli, presenta la sua big band e the last but not the least, come lui stesso ci dice: I am B.B. King.

Ma l’argomento principe del re del Blues è comunque la musica. Con Rock me baby si canta con il botta e risposta e la temperatura della serata si alza. B.B. King si lamenta dei big Moschitos dell’ippodromo di Milano, location del Festival, che sembra un vero aereoporto di zanzare agguerritissime. Il concerto è un continuo susseguirsi di assoli di piano, basso, batteria e chitarra, non quella di The King però, e canzoni lunghissime, interminabili. Dopo soli venticinque minuti di spettacolo siamo all’inizio del terzo brano in scaletta.

Con One More Kiss il ritmo rallenta e l’atmosfera diventa più soft, riportando alla mente ricordi da vecchio club pieno di fumo stile New Orleans. Ci vuole quasi un’ora di concerto prima che arrivi l’esercito della salvezza a spruzzare a più non posso anti-zanzare sul povero The Blues Boy e soci, ricreando l’effetto fumo da vero live concert. La gente ha un entusiasmo incontenibile e abbandona le sedie per il sotto palco.

Ormai la temperatura si é scaldata e i big moschitos non sono più un problema. B.B. King ringrazia spesso il suo pubblico, sorride e accenna piccoli balletti sulla immancabile sedia che lo accompagna ormai da tempo nei suoi ultimi concerti. Alcuni ragazzi al nostro fianco sussurrano di volere un nonno proprio come B.B.King, arzillo e vitale. E nonostante i suoi 87 anni il re del blues è proprio arzillo, vitale e presente.

Certo non é più il B.B.King degli anni d’oro, suona poco, quasi sempre le stesse note, le stesse scale, le stesse posizioni sulla tastiera della sua “Lucille”, nessun “hummingbird” o vibrato ma ragazzi…. che suono che esce da quelle dita, uniche ed emozionanti. You are My sunshine e Someone really loves you ci portano alla termine della performance che inaspettatamente finisce con il lancia di plettri e catenine con l’immagine del Blues Boy come fosse un santino da festa del paese.

Certo alcuni fischi non sono mancati. Ma se ci si pensa bene. A 87 anni, partendo come mezzadro dalle piantagioni di cotone, essere in forma e con la voglia di calcare ancora i palcoscenici del mondo da protagonista, non è da tutti. Ma è da lui, the King of the blues, the Blues Boy. Ovvero, B.B. King.

(Angelo Oliva)

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