MEETING 2012/ “Tre accordi e il desiderio di Verità”: Bob Dylan nella mostra di John Waters

- Paolo Vites

Al Meeting di Rimini una mostra curata dal giornalista irlandese John Waters dedicata alla musica rock. Ecco di cosa si tratta in questa anticipazione a cura di PAOLO VITES

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Al Meeting di Rimini approda la musica rock. Non è la prima volta, in quanto nel 2004, in occasione dei cinquant’anni dell’uscita del primo 45 giri di Elvis Presley, si tenne una mostra analoga intitolata “Good rockin’ tonight: storie di 50 anni di rock”. Quella di quest’anno è curata personalmente dal giornalista irlandese John Waters, grande esperto di musica rock, con la collaborazione di Marta Albertin, Phil Faconti, Jonathan Fields, Walter Gatti, Kenneth Genuard, Maurizio Maniscalco, Giacomo Masato, Paolo Vites, quest’ultimo già curatore della mostra del 2004.
Secondo Waters, “la mostra intende dimostrare e celebrare la presenza del desiderio umano come forza trainante fondamentale della musica, che continua ad affascinare i giovani, utilizzando esempi di canzoni e artisti, che attraversano la storia globale di questo mezzo e sono rimasti tra i più grandi interpreti moderni”. Che aggiunge: “Nel meglio della musica c’è qualcosa che va oltre il contenuto apparente, qualcosa di sproporzionato che si potrebbe chiamare, secondo la definizione della tristezza di San Tommaso il “desiderio di un bene assente”. IlSussidiario.net presenta in anteprima uno dei pannelli, quello scritto da Paolo Vites e dedicato a Bob Dylan. Si tratta solo di una parte del pannello stesso.

“Una persona incontrata brevemente, ma il cui ricordo permane per il resto della vita. Una vita che dopo quell’incontro non è più la stessa e mai lo sarà. Incisa durante le sedute di registrazione per il disco “Time Out of Mind” che nel 1997 segnò il ritorno di Bob Dylan dopo quasi dieci anni di rifiuto di comporre alcunché di nuovo, Girl from the Red River Shore venne incredibilmente lasciata fuori da quel disco e fu possibile ascoltarla solo quasi dieci anni dopo quando venne pubblicata nella raccolta di inediti “The Bootleg Series”. Ambientata da qualche parte lungo il Red River, il Fiume Rosso di tanti film western, musicalmente procede sui binari di una malinconia ballata dai sapori tex-mex. Dylan la canta  rendendo plausibile tutto il senso di incredibile nostalgia e malinconia che la pervade. Come tutte le grandi canzoni, lascia aperta una domanda che il cantante non vuole o non sa risolvere. 

Perché si può  essere presi dallo struggimento del bene, del bello (cosa c’è di più bello di una donna bella tra le cose di questa terra? lo diceva anche Shakespeare), con quel senso di tristezza che però è un’ammissione che noi questa bellezza non la possederemo mai, non la possiamo trattenere. Quello che il cantante lascia percepire è un sentimento che va al di là dell’amore stesso: è nello sguardo di un altro che una persona si sente definita, trova il significato di se stesso (“A volte credo che nessuno mi abbia mai visto veramente eccetto la ragazza della spiaggia del Fiume Rosso”). Per il protagonista la vita o è ricerca accanita del significato delle cose come quella donna che ha incontrato o è fuga davanti alla realtà: “Qualcuno spegne la luce e si affida al bagliore della luna piena, alcuni di noi spaventano se stessi alla morte nel buio dove volano gli angeli”. 

Il fatto di non aver più rivisto quella donna non lo ha invece fermato dal continuare a cercarla e a domandare: “Sono uno straniero in una terra straniera ma so che appartengo a questo posto, vagherò e cercherò e scommetterò per la persona che amo”. La grazia di un incontro così non la posso ricreare io: “Come vorrei aver passato ogni giorno della mia vita con lei”. Sarà che l’unica possibilità di salvezza viene da un altro mondo (“Le carte che hai in mano non valgono niente a meno che non vengano da un altro mondo” dà un altro significato, cantava in un’altra canzone, Series of Dreams). Il tono è di quelli che hanno a che fare con la morte e gli angeli.

“Di tutte le belle ragazze che mi volevano una sola ne ho mai voluta e ho provato a farne mia moglie”. Subito, di schianto, ho capito che era lei: “Più vera di un gran sogno che non so dove sia finito lei era vera alla vita, era vera a me”. E non posso più sfuggire la memoria dell’unica che adorerò per sempre: “Viviamo all’ombra dei ricordi, intrappolati nelle cose, e io ho sempre cercato di non ferire nessuno, di stare lontano dal male”.  “Ma dopo aver fatto e detto tutto, io non so quale sia il punteggio, quale sia il punto, tutto quello che so è che ogni nuovo giorno senza di lei è un giorno perso”. 

Alla fine della canzone Dylan lancia un’altra domanda, anch’esso misteriosa, ma che sembra dare una luce nuova a quanto detto fino a quel momento. C’era un uomo tanto temo fa, dice, un uomo fatto di dolore e scontri, che se qualcuno attorno a lui moriva lui sapeva come ridargli la vita. Sta parlando di Gesù, evidentemente. Non so che tipo di linguaggio usasse o se fanno ancora questo tipo di cose, dice. Ma quell’uomo certo saprebbe come riempire il suo cuore e dare finalmente pace al suo dolore, il dolore di un uomo toccato dalla Bellezza sulle rive del Fiume Rosso.

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