INTERNATIONAL MUSICAL FRIENDSHIP/ Da Smetana ai canti alpini, un concerto lungo vent’anni

- La Redazione

È circa l’una di notte quando, dal centro della tenuta di Kryzowa (Polonia), si levano le note di un canto degli alpini. La storia dell’IMF, International Musical Friendship. GIOVANNI GRANDI

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È circa l’una di notte quando, dal centro del grande prato della tenuta di Kryzowa (Polonia), si levano le note commosse di un canto degli alpini. A cantare è un gruppo di ragazzi italiani subito circondato da altre decine di giovani polacchi, tedeschi, lettoni e russi e da alcuni adulti che li ascoltano stupiti. È l’ultima indimenticabile immagine del 20° IMF International Musical Friendship, che si è stampata nella mia mente e in quella di tutti gli altri 100 partecipanti a questo avvenimento di musica e amicizia che si rinnova da vent’anni.

Chi l’avrebbe mai detto?
È il 1993 quando un minuscolo gruppetto di insegnanti di musica e giovani studenti si incontrano. Suonano insieme come non hanno mai fatto, cantano in tutte le lingue del mondo: esplode tra loro un’amicizia del tutto inaspettata. È l’inizio dell’IMF International Musical Friendship, l’inizio di una serie di incontri fatti di musica e di umanità che dal 1993 non si è mai interrotto, ha attraversato l’Europa e abbracciato le vite di centinaia di giovani musicisti. Tra cui la mia.

Ricordo come se fosse ora l’esperienza vissuta nel 2000 a Swidnica (Polonia) quando io, giovane trombettista in odor di diploma, partecipai insieme a Simone e Alfredo (due carissimi compagni di conservatorio) a questo strano evento. Mi fidavo dell’invito di Markus Lentz, maestro di violoncello conosciuto un anno prima, ma ero piuttosto scettico perché non capivo bene di cosa si trattasse: un corso estivo di musica da camera? Un gemellaggio tra scuole di musica europee? Una vacanza per giovani musicisti? Tutte definizioni giuste, ma riduttive.

Capii subito che  quello strano miscuglio di vite era un dono alla mia vita. Un dono che spazzava via una sacco di dubbi rispetto al lavoro di musicista a cui aspiravo, che mi faceva intravedere il lavoro dell’insegnante come una grande possibilità per la mia vita e, soprattutto, che rispondeva  al mio desiderio di fare musica in modo pienamente umano.

Nei maestri così diversi tra loro eppure così uniti, nelle facce di quell’orchestra incredibilmente formata allo stesso tempo da bambini di dieci anni e da giovani talenti già lanciati verso la carriera, ho riconosciuto un dono che rispondeva a un sacco di domande e di bisogni che avevo.
Oggi quel giudizio non solo è confermato ma è ingigantito da quello che vedo come maestro nei miei colleghi e alunni che partecipano e che, come me, rimangono segnati in modo indelebile da questa esperienza.

L’IMF è innanzitutto un dono.
Un dono, ovvero un gesto che ogni volta sorprende chi lo vive e che supera sempre ogni schema, progetto o immaginazione. Ed è accaduto così anche quest’anno in Polonia, più precisamente Krizowa, meravigliosa località immersa nella campagna a pochi Km da Swidnica che è stata riempita di suoni e di vita dal 3 al 12 di agosto.

Tra il gruppo spuntano subito i volti nuovi come quello arzillo della piccola Klaudia, pianista classe 2004, la più piccola di quest’edizione, e quello incuriosito della mia collega Gioia, docente di Pianoforte che ha visto l’IMF a Cremona nel 2010 ed è rimasta così colpita da desiderare di esserne protagonista.

I giorni sono scanditi dalle lezioni di musica da camera e dalle prove d’orchestra che quest’anno ha lavorato soprattutto su La Moldava. Che spettacolo vedere crescere nei giorni il capolavoro di Bedrich Smetana, e che sorpresa l’incontro con Ya-Wen che ci ha guidato e diretto in questa impresa. Fin dalla prima prova d’insieme questa direttrice d’orchestra, invitata per la prima volta da Markus, ha contagiato tutti con la sua energia e vitalità, facendo fare ai ragazzi un cammino stupendo.

Originaria di Taiwan, marito e due meravigliose bimbe al seguito, Ya-Wen è entrata a piedi uniti dentro l’orchestra, volendo conoscere i nomi di tutti (di solito in orchestra sei solo un “secondo violino” o un “terzo trombone”… a seconda della parte che suoni), riempiendo di colori e di immagini il brano, utilizzando ogni ritaglio di tempo per studiare insieme a ogni sezione. Un lavoro enorme! Eppure alla fine è lei la prima a ringraziare tutti:  “Grazie per l’invito che mi avete fatto. È stato magnifico vedere e sentire così tante esperienze e lingue diverse riunite tutte nella musica. Grazie anche per i vostri canti, che voglio imparare e conoscere di più! Vuol dire che dovrò venire di nuovo l’anno prossimo!”.

Un fiume di canti
Già, i canti! Un interminabile fiume di canti, soprattutto dopo i concerti.
Come è accaduto a Polanica Zdrój, una bellissima città in cui dopo il nostro concerto il sindaco ci ha omaggiato di uno spettacolo con fontane danzanti e colorate. Ma nel giro di pochi minuti lo spettacolo eravamo noi: tutti in cerchio intorno alla fontana a cantare e ballare trascinando con noi anche la gente del luogo.

O come è accaduto nella centralissima piazza di Swidnica. Dopo il concerto io e gli altri ottoni abbiamo cominciato a suonare dalla balconata del teatro e tutti gli altri che erano sotto hanno risposto subito cantando. Canti polacchi, gospel, passando per Luntane cchiù luntane e Signore delle cime. In men che non si dica abbiamo visto illuminarsi un sacco di finestre sulla piazza con la gente che accorreva sui balconi a vedere che cosa stava succedendo.

Cosa sta succedendo?
Questa è la domanda che anch’io continuo a farmi pur conoscendo bene questo evento da diverso tempo. Guardando i volti ritratti nelle fotografie di questi 20 anni poste all’ingresso dell’auditorium di Krizowa sembra proprio che tutti abbiano negli occhi lo stupore per la bellezza intravista e nel cuore questa domanda. È così per Cristoph e i tanti amici di confessione protestante. 

È stato così per Tomasz, grande amico della chiesa ortodossa, fino al termine della sua vita due anni fa. È così per tutti, anche per l’ultimo arrivato di questa storia. Come Lorenzo, l’autista del pullman che ci ha accompagnato su e giù per la Polonia, talmente compagno di avventura da cantare con noi nel coro durante l’ultima esibizione.

Siamo ai saluti finali. Valerja, violinista russa, ringrazia dell’accoglienza ricevuta. Karolina, arrivata bambina all’IMF e quest’anno per la prima volta docente di violino, racconta di quanto sia cresciuta con questa esperienza.
“Io non credo di diventare musicista come molti di quelli che sono qui – dice Tommaso, 17 anni, quest’anno sax solista in West Side Story di Bernstein –. Ma questo non importa. Quello che mi interessa è che qui ho visto un modo di vivere e di gustare la vita che voglio che diventi sempre più mio”.

È evidente che sta succedendo qualcosa che va oltre le nostre capacità professionali e la nostra volontà. È evidente che siamo oggetto di un dono più grande di noi. Auguro a me e a ciascuno di quelli che ho avuto il privilegio di avere accanto in questa avventura, di conoscere sempre più chi ci ha fatto questo dono.

(Giovanni Grandi) 

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