CHIEFFO/ Negri: Claudio, il grande poeta del nostro popolo

- Luigi Negri

In occasione del quinto anniversario della morte, Mons. LUIGI NEGRI, Vescovo di San Marino-Montefeltro, ricorda la figura di Claudio Chieffo, il “grande poeta del nostro popolo”

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Immagine di archivio

In occasione del quinto anniversario della morte, Mons. Luigi Negri, Vescovo di San Marino-Montefeltro, ricorda la figura di Claudio Chieffo, il “grande poeta del nostro popolo”. Oggi, sabato 18 agosto 2012, alle ore 19.15, celebrerà la Messa in suffragio presso la Chiesa di San Filippo a Forlì.

Ricordo ancora con commozione quando, dialogando con Monsignor Luigi Giussani, arrivammo a parlare di Claudio Chieffo. Lui mi disse: «Ricordati che Chieffo è il grande poeta del nostro popolo. Nelle parole, ancor prima che nelle sue canzoni, la coscienza del nostro popolo è stata approfondita e comunicata in modo assolutamente insuperabile».
È un poeta, è il grande poeta del nostro popolo.
Io mi sono alimentato per anni a questo suo insegnamento poetico in cui le grandi parole dell’insegnamento di Giussani trovavano una formulazione assolutamente straordinaria e del tutto corrispondente al cuore e alle attese, soprattutto dei giovani.
Molti di quei giovani, che adesso sono per lo meno maturi, non possono non ricordarsi che le lezioni che io tenevo loro nelle grandi Tre giorni, soprattutto di Pasqua, erano sostanzialmente un commento alle canzoni di Chieffo. E ricordo anche che, nella sua intelligente bontà, Claudio ne componeva di nuove in prossimità degli Esercizi. Vivevo quei giorni in una vicinanza anche fisica con lui. Lui cantava e nel commento ai suoi brani emergevano i punti fondamentali del discorso cristiano che io intendevo evocare e spiegare in modo adeguato ai nostri studenti.
Di tutto il complesso, si potrebbe dire dogmatico, del discorso cristiano, il punto che egli ha saputo approfondire in maniera straordinaria è certamente quello del senso religioso, che riusciva a formulare sia in senso positivo, ma soprattutto mostrando come la sua assenza determinasse il “disastro antropologico”, cioè il depauperamento dell’uomo, della sua intelligenza, della sua dignità e della sua libertà. Penso a La ballata della società o a La nuova Auscwitz. Il senso religioso che scompare rende possibile tutto sulla Terra. Ma anche quando sembra che il male abbia stravinto riemerge quantomeno come senso del proprio limite e del proprio peccato o come bisogno di una compagnia che ci accolga sul serio e che ci aiuti a camminare nella vita.
E poi la sua travolgente affezione al Signore Gesù Cristo e alla Madonna. Le canzoni a Maria sono infatti nella produzione di Chieffo qualcosa di assolutamente unico. Ricordo ancora quando per la prima volta cantò la sua Ave Maria, splendore del mattino a una riunione in cui partecipava il Cardinale Giacomo Biffi. Egli si voltò verso di me e disse: «Questa è la Salve Regina del Terzo Millennio».
Quando io ricordo Claudio lo ricordo come una presenza insostituibile nella mia vita e nel mio cammino di cristiano prima e di prete dopo. 

Nell’incontro con lui emergeva con forza quel cuore dell’uomo a cui ero chiamato a proporre l’Avvenimento di Cristo e a educarlo nell’immedesimazione personale, cosciente e libera con questo mistero. Per questo è una mancanza grave quella che sento quando penso a lui, ma insieme è la certezza che in un modo misterioso, ma non meno reale di prima, egli veglia sul mio e sul nostro cammino. 

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