MENDELSSOHN/ Quel bambino prodigio che “scovò” i capolavori perduti di Johann Sebastian Bach

- Gabriele Oliveti

Bambino prodigio, capace a 11 anni di scrivere una sinfonia, Felix Mendelssohn fu anche lo scopritore di alcuni capoalvori creduti perduti di Bach. di GABRIELE OLIVETI

mendellsohn_R439
Felix Mendelssohn

Quando un bambino di 11 anni comincia a scrivere una sinfonia per archi non è detto che si debba chiamare uno psicologo infantile…  Ma soprattutto non è detto che il bambino in questione si chiami Mozart. Se poi in gioventù conosce Goethe, Rossini, Cherubini e diventa amico di Schumann… allora dev’essere un predestinato.

Dal 1821 al 1823 il piccolo Felix Mendelssohn compone dodici Sinfonie per archi (i genitori di figli adolescenti possono testimoniare quanto questa oggigiorno sia un’inusuale attività giovanile),”classicheggianti” ma vitali, non prive di genialità e di misura nei rapporti sonori, nate per essere eseguite nei concerti privati, per amici, che si tengono ogni sabato sera nella sua dimora berlinese. Sono gli anni in cui la famiglia, di tradizione e religione ebraica, si converte al cristianesimo.

Chi scrive ha avuto l’occasione di eseguire pochi giorni fa la sua decima sinfonia, e dato che, come diceva il grande violinista F. Gulli, “la musica che si sta suonando è sempre la più bella”, mi sento di consigliarne caldamente l’ascolto nell’ottima esecuzione della Northern Chamber Orchestra diretta da Nicholas Ward. 

Saranno dieci minuti ben spesi. La sinfonia si apre con un intenso adagio, meditativo e di naturale cantabilità, e prosegue con un allegro brillante e ritmicamente vitale in cui la melodia del secondo tema fluttua dolcemente tra gli scatti energici del tema principale. Il lavoro si conclude con uno stretto finale “strappa applausi”. Crescendo il nostro Felix non delude le attese e fa fruttare il suo talento. Nei trentotto anni che gli sono dati, viaggia, suona, compone e dirige* in tutta Europa (passa anche a Roma, Napoli, Firenze, Venezia), si sposa, fa cinque figli, scrive il meraviglioso Concerto per violino in mi minore, le fantastiche Sinfonie Italiana e Scozzese, le Romanze senza parole, il Lobgesang, il Sogno di una notte di mezza estate (quello della celebre Marcia Nuziale). Ma tra tutti i meriti che gli si possono riconoscere, anche didattici (è fondatore del conservatorio di Lipsia), ve n’è uno che non riguarda direttamente la sua attività compositiva: l’aver riportato alla luce i capolavori di Johann Sebastian Bach, quasi del tutto dimenticati all’epoca. Sembra impossibile, ma polvere e oblio stavano definitivamente seppellendo i più grandi capolavori della musica. Addirittura la Passione secondo Matteo è diretta da Felix in prima assoluta dopo la morte del compositore. Il successo dell’esecuzione è clamoroso e si può dire che da lì parta la riscoperta della musica di Bach, che oggi più che mai sorprende e commuove per ricchezza di ispirazione e sapienza compositiva. Ma questa è un’altra storia, avremo modo di riparlarne. 

* un esempio della sua stima per le orchestre tedesche da una sua lettera alla famiglia: “(…) vengo ora appunto dalla prova dell’Egmont, dove per la prima volta nella mia vita ho lacerata una partitura per la rabbia che mi fecero venire quegli stupidi musicanti, ai quali devo insegnare ancora la battuta di 6/8 come ai bambini che abbisognano ancora del biberone; – oltre a ciò essi s’azzuffano volontieri fra di loro in orchestra; – ma in presenza mia questo non lo devono fare, e quindi talvolta per forza si deve fare qualche scenata furiosa. – Ho dunque stracciato per la prima volta in due una partitura al passo « glucklich allein die Seele, die liebt » e subito dopo, essi lo suonavano con maggior espressione.” Dusseldorf 16-2-1834.



© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori