MUSICA SACRA/ Gaffurio, l’opera dimenticata del maestro di cappella del Duomo di Milano

- La Redazione

Meritevole incisione per la prima volta su cd di musiche del maestro di cappella del Duomo di Milano, Franchino Gaffurio. GIANNI SALIS ci racconta chi era e la sua importanza

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(InfoPhoto)

Si tratta di un’occasione più unica che rara quella che ci offre Il Convitto Armonico diretto da Stefano Buschini (con la collaborazione del Baschenis Ensemble) in un recente cd inciso per la Tactus: l’occasione di ascoltare alcune composizioni musicali di Franchino Gaffurio (Lodi, 1451 – Milano, 1522). 

Occasione unica in quanto Gaffurio maestro di cappella del Duomo di Milano dal 1484 alla sua morte, deve tutt’oggi la sua fama non tanto alla sua attività di compositore, ma a quella di teorico musicale. Sono certamente in pochi, invece, ad aver sentito qualche nota delle sue composizioni, la maggior parte delle quali si conservano nei celebri ‘libroni’ del Duomo, quattro preziosi libri corali (di cui l’ultimo, purtroppo, irrimediabilmente danneggiato da un incendio scoppiato durante l’Esposizione Internazionale di Milano del 1906) che Gaffurio stesso fece redarre tra il 1490 e il 1527, includendovi, oltre alle sue composizioni, quelle di alcuni compositori a lui coevi (tra cui Loyset, Compère, Isaac, Tinctoris, Obrecht, Josquin). Solamente tra gli anni ’50 e ’60 del XX secolo, sulla scia delle celebrazioni per i cinquecento anni dalla nascita del compositore, si ebbe una brevissima ‘Gaffurio renaissance’, della quale fu protagonista don Giuseppe Biella, alla guida della Polifonica Ambrosiana, che ripropose alcune composizioni gaffuriane, come la Missa de Carneval. Ma, dopo quella breve fiammata di entusiasmo, sul Gaffurio musicista cala nuovamente il silenzio, fino ad oggi. 

E’, dunque, più che benvenuto questo cd che propone una nuova incisione della Missa de Carneval, assieme a una oculata scelta di mottetti, cd che rappresenta sia un punto di arrivo dopo un percorso di esecuzioni live di Gaffurio iniziato nel 1997 dall’ensemble guidato da Stefano Buschini, sia un punto di partenza, considerando che si tratta della prima incisione integralmente dedicato a Gaffurio (nella precedente incisione di Biella, infatti, la Missa de Carneval condivideva l’lp, facente parte della collana «Antica civiltà musicale italiana» dell’etichetta Musica antiqua, con la messa Aeterne Christi Munera di Palestrina).

Fin dal pioneristico studio del 1922 del musicologo Gaetano Cesari, Gaffurio è stato sempre identificato come il primo compositore italiano che riuscì ad affermarsi in Italia all’interno di un panorama musicale completamente dominato dagli stranieri, portando una ventata di “italianità” dentro la grande ma arida arte contrappuntistica fiamminga. Si tratta di una lettura nazionalistica ormai inaccettabile, tramandata per decenni, ma che pure può rivelare, in musicologi acuti come Cesari, degli spiragli di verità, come in questa osservazione: «c’è nel suo gioco delle parti meno scaltrezza e, se vogliamo, meno ordine che in quello dei compositori franco-belgi. Ma, in compenso, egli individualizza le parti in forma piana, pieghevole, senza asperità di salti. è più frequente il caso che Franchino dal semplice cada nel comune, od abusi di qualche formula melodica, piuttosto che rinunci alla naturale cantabilità d’ogni linea». 

Eliminando gli aspetti nazionalistici, si potrebbe dire che il Gaffurio compositore, pur utilizzando tutte le principali tecniche contrappuntistiche dei suoi contemporanei, fosse probabilmente più interessato ad altri aspetti della composizione, che proprio in quegli anni cominciavano ad essere esplorati, quali una nuova attenzione all’intonazione del testo e una maggiore sperimentazione nel trattamento e nella combinazione delle voci. Ecco allora che le messe e i mottetti gaffuriani si presentano all’ascolto con una compattezza corale particolarmente intensa, mentre l’attenzione è rivolta, potremmo dire, un po’ semplificando, più al colore generale del brano (e all’enfatizzazione di singole porzioni di testo) che all’intreccio polifonico delle singole parti: ed è forse questo il maggior pregio della scrittura gaffuriana, la sua cifra stilistica che, nelle composizioni più riuscite – come l’Agnus Dei della Missa de Carneval o lo Stabat Mater – riesce a generare momenti di grande espressività.

L’esecuzione de Il Convitto armonico con il suo ricco e caldo impasto sonoro – al quale si aggiunge il delicato contributo del Bachenis Ensemble a dare, in alcuni motteti, un colore strumentale che accompagna ed esalta la compagine corale – mette ben in luce i pregi di questo compositore che, dopo più di cinquecento anni, ancora attende di essere scoperto.   (A questo link è possibile ascoltare un esempio musicale).

 

(Gianni Salis)

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