OPERA/ La “scuola romana” della musica del Novecento

- Giuseppe Pennisi

Spesso dimenticata a discapito di altre scuole musicali, quella romana ha invece uan sua peculiarità di fama internazionale. Ce lo spiega GIUSEPPE PENNISI invitandoci ai prossimi concerti

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Petrassi, ritratto di Francesco Pennisi

Un’ottima idea quella dell’Associazione Nuova Consonanza e della Filarmonica Romana di promuovere insieme due concerti dedicata alla ‘scuola romana’ di musica contemporanea, un fenomeno importante (e molto considerato all’estero) ma che in Italia rischia di essere coperto di una fitta coltre di oblio (anche a ragione della scarsità di registrazioni di livello).  Quando si fa riferimento alla musica italiana della seconda metà del Novecento, la mente va di solito a Venezia, ed a Luigi Nono, che ha giganteggiato ma era strettamente legato all’esperienza tedesca di Darmstadt. La ‘scuola romana’, forse meno sostenuta da alcune parti politiche, ha inciso molto più nel ritorno a forme classica, nel minimalismo e nel calligrafismo che – come abbiamo notato, ad esempio, in una corrispondenza da Bucarest l’8 settembre scorso (in occasione del festival internazionale Enescu) – predomina nelle tendenze della musica contemporanea del ventunesimo secolo. 

Nella sede centrale dell’Accademia Filarmonica, si nota un bel ritratto di Goffedro Petrassi (1904-2003) che può, a ragione, essere considerato la guida della ‘scuola romana’ fatto da un altro compositore di livello del gruppo, Francesco Pennisi (1934-2000) che fu anche un grande pittore e un raffinato poeta. In occasione del decennale della morte di Petrassi (nonché del festival di Nuova Consonanza), l’omaggio alla ‘scuola romana’ era non solo doveroso ma anche utile a riscoprire le origini dei nuovi orientamenti della musica contemporanea.

Il primo dicembre, nella Sala Casella, il Gruppo Strumentale Musica d’Oggi diretto da Enrico Marocchini e il soprano Marta Vulpi, specializzati nel repertorio della musica contemporanea ha tenuto due concerti, rispettivamente alle 18,30 ed alle 21, con il medesimo programma, per cogliere alcuni momenti essenziali della ‘scuola’.

Figura centrale della composizione contemporanea e punto di riferimento della scena romana di secondo Novecento, che la Filarmonica ha avuto come direttore artistico dal 1947 al 1950, Petrassi è stato ricordato con il suo Sestina d’autunno. “Veni, creator Igor” (1981-82), composto come omaggio a Stravinskij nel centenario della sua nascita. Il concerto ha incluso l’esecuzione di opere di alcuni degli i allievi di Petrassi: Mauro Bortolotti (1926-207) ed  Ennio Morricone  (1926), nonché  di compositori che hanno assorbito la sua presenza a Roma, come Marcello Panni (1940), Francesco Pennisi e Alessandro Sbordoni (1948). 

 Recitativo obbligato per clarinetto e cinque archi è un brano composto da Bortolotti nel 1985; come suggerisce il titolo, l’attenzione del compositore si è concentrata sul rapporto tra il clarinetto e gli archi. Eros: Libra di Sbordoni appartiene a un ciclo di composizioni degli anni Ottanta, ognuna delle quali segna una ‘tappa’ simbolica su un percorso che conduce dalle tenebre notturne alla piena luce del mezzogiorno. Il brano di Panni vede il suo nucleo originario nella musica di scena per Le supplici di Euripide rappresentate al Teatro Greco di Siracusa nel 1985, che in quell’edizione venne tradotto come Le Madri e prende spunto da un’antica melopea del Molise in uso nelle processioni per la Settimana Santa. Con Medea dixit di Pennisi, brano composto su due frammenti di Ovidio restiamo in un’ambientazione che ha a che fare con l’antico. Il brano descrive il percorso della donna, impadronita prima di fuoco e quindi di furia: le figure sonore incarnano le sue reazioni fino al raggelarsi della coda finale, presagio di indicibile vendetta. A conclusione della serata Fluidi, brano per dieci esecutori (1988) di Morricone, titolo suggerito dalla modalità con la quale i dieci strumenti entrano in relazione tra di loro.

Venerdì 6 dicembre viene presentato, sempre alla Sala Casella, un programma contiguo alla ‘scuola romana’: Paolo Renosto (1935-1988). Compositore fecondo es Autore di numerose composizioni sinfoniche, cameristiche e di opere teatrali, nonché didatta  Interessato inizialmente alla dodecafonia ed  allo strutturalismo, ben presto Renosto spostò i suoi interessi verso un linguaggio denso di coinvolgimenti materici, con meno restrizioni dei procedimenti seriali che usò nei suoi primi lavori. Il suo interesse verso l’improvvisazione è sintomatico di una notevole apertura mentale, nonché di una certa irrequietezza nei riguardi di strutture formali particolarmente coercitive. L’autore è famoso nell’ambiente del commento sonoro (film, music library, score) con lo pseudonimo di Lesiman. Dalle17 a notte alta, verranno mostrati due brevi musicali a cui seguirà l’esecuzione di musiche, oltre che di Renosto, di Maderna, di Scelsi e di Trovalusci.

 

Il 9 dicembre alle 18, infine, presso l’Auditorium E. Morricone dell’Università di Roma Tor Vergataper la serie “Incontri con l’autore” lo scrittore e regista Roberto Andò e il compositore Matteo D’Amico ricordano Francesco Pennisi.Artista colto e raffinato, spentosi prematuramente, Francesco Pennisi è stato non solo musicista ma anche pittore, disegnatore e creatore di scenografie per le proprie opere.Saranno eseguite musiche di Debussy e Pennisi dall’Ensemble Musica d’Oggi (Damiana Mizzi soprano, Antonello Maio pianoforte, Monica Berni flauto, Augusta Giraldi arpa).

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