MURDER BY DEATH/ L’intervista: Adam Turla, ecco come Kickstarter ha finanziato “Bitter Drink, Bitter Moon”

- Lorenzo Randazzo

Sulle scene da diversi anni, gli americani Murder by Death per l’ultimo disco hanno scelto l’innovativo sistema del finanziamento dei fan. L’intervista di LORENZO RANDAZZO

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Murder by Death

Trovare un finanziatore per avviare l’attività? Giusto, è la consuetudine di mercato. E se a credere nel progetto e a sostenere l’iniziativa fossero direttamente i consumatori finali?  Il massimo. L’idea è semplice ma nel contempo tra le più originali.

Sei un cittadino statunitense o britannico di almeno 18 anni? Hai del talento e hai un’idea originale ma non disponi di risorse economiche sufficienti? Presenta un progetto e ricerca dei sostenitori (backers). Questo è lo spirito alla base di Kickstarter, una piattaforma online di crowdfunding per progetti creativi. Come riferito dallo stesso sito, dal 2009, anno di fondazione, oltre quattro milioni di persone hanno impegnato circa 595 milioni di dollari per finanziare oltre 40.000 progetti creativi. Il “Time” gli ha attribuito il premio di “Best Inventions 2010”. 

I Murder by Death non sono proprio alle prime armi ma hanno saputo cogliere l’opportunità offerta da Kickstarter. In esclusiva per Il Sussidiario.net abbiamo incontrato Adam Turla, il leader della band dell’Indiana il giorno della prima data del tour europeo: “Ci siamo formati a Bloomington nel 2000, all’epoca di Kickstarter avevamo già alle spalle cinque album. Per la pubblicazione del nuovo Bitter Drink, Bitter Moon era nostra intenzione di provare a fare qualcosa di carino, di diverso. Confidavo nel buon esito del progetto e infatti ci siamo riusciti”.

Tra luglio e agosto 2012 sono stati raccolti 187.048 dollari (187% in più rispetto alla richiesta iniziale) necessari per l’ultimazione del nuovo lavoro e per l’edizione di un vinile con una veste grafica tutta particolare. L’adesione è stata talmente alta da diventare il quarto progetto musicale di raccolta maggiore (al primo posto la divenuta celebre Amanda Palmer).

Il nome Murder by Death potrebbe rievocare l’immagine di lunghe chiome roteanti e metallo pesante. In realtà l’appellativo della band è ispirato al lavoro teatrale di Neil Simon: “Ho visto la prima volta l’omonima trasposizione cinematografica di Robert Moore credo all’età di 8 anni proprio qui in Italia (Invito a cena con delitto). Mia madre è di San Marino ma è emigrata da bambina negli Stati Uniti, ho ancora parenti da quelle parti. Solo recentemente ho rivisto il film in inglese. Non c’è un motivo specifico per cui abbiamo scelto quel nome, era dark ma non troppo serio. La motivazione è stupida ma è proprio per questo che ci è piaciuta”!

Il suono ha poco da spartire con l’heavy metal ma non è nemmeno riconducibile ad un genere musicale ben identificabile: “Indie Rock, America, Country alternative Rock, Dark Rok’n’roll così veniamo etichettati generalmente. A noi non importa, qualsiasi definizione va bene pur di poter suonare quello che ci piace”!

L’apertura del set del concerto romano al Lanificio 159 è ad elevato tasso alcolico con As long as there is whiskey in the world: “tre di noi si sono conosciuti all’Indiana University e io ai tempi frequentavo il Dipartimento di Studi Religiosi, ma più che compagni di studio eravamo compagni di bevute! E tuttora siamo degli heavy drinkers e il bere caratterizza ampiamente la nostra musica e i nostri testi! Del resto la zona da cui proveniamo è famosa in tutto il mondo per il Bourbon Whiskey”!

Diversi pezzi del nuovo album, uscito il 25 settembre dello scorso anno, sono ovviamente oggetto della performance. I came around troverebbe una sua collocazione ideale in un pub irlandese sperduto tra le scogliere e le piccole baie della Ring of Kerry: “The drinks kept coming and I loosed my tongue and I talked a little shit” e via tutti abbracciati a ballare e a cantare con i boccali di birra in mano. Pogues allo stato puro: “In realtà il brano parla di un tizio che, partecipando al funerale di un asshole, nota l’affetto di cui questo era circondato e la sofferenza delle persone a lui care, così capisce che qualcosa di buono il defunto doveva averlo pur fatto in vita”. Infatti nel testo: “Il vecchio bastardo mancherà, pensavo che la tua vita non fosse altro che un’attività illecita; ora mi trovo seduto a piangere sulla tua bara, stringendo forte nel mio pugno una bottiglia”. 

I Murder by Death sono composti da Adam Turla alla voce e alla chitarra, Sarah Balliet al violoncello e da Matt Armstrong al basso. Nel 2007 ha fatto il suo ingresso Dagan Thogerson alle percussioni/batteria, mentre due anni fa la band si è impreziosita dell’innesto del polistrumentista Scott Brackett (pianoforte, tromba, fisarmonica, mandolino, voce, percussioni) in precedenza negli Okkervil River e nei Shearwater.

Dopo i primi brani con la chitarra classica, Adam passa all’elettrica per l’esecuzione di una gotica Lost River in cui sono particolarmente apprezzabili i suoni delicati e gli intrecci vocali. Straight at the Sun è invece un brano dark rock anni ottanta alla Billy Idol, come suggerisce Adam. Un pezzo duro e compatto, sicuramente tra i migliori del nuovo lavoro, ottimamente valorizzato dai contributi del violoncello e del mandolino.

My Hill è presentata sul palco come una canzone “tranquilla e deprimente” e infatti crea un’atmosfera lugubre e drammatica. Posate a terra chitarra e basso, viene eseguita con il violoncello e il mandolino e accompagnata da rintocchi di grancassa. È quindi la volta dei suoni tenebrosi di The Curse of Elkhart: “il nostro batterista è di Elkhart, una piccola cittadina dell’Indiana in the middle of nowhere; la maledizione del titolo si riferisce ai rimorchi dei veicoli commerciali, principale attività del paese”.

Brother invece è l’unico brano tratto da “In bocca al lupo” eseguito in serata: “Le canzoni dell’album trovano ispirazione dai diversi gironi dell’Inferno della Divina Commedia che ho letto in quegli anni. Mi affascinava l’idea di come sia stato affrontato il concetto di peccato e la sua declinazione. Il titolo, oltre ad essere un omaggio alla lingua italiana, si riferisce alla figura della Lupa, la terza delle tre fiere incontrate da Dante nella selva oscura nel Canto I dell’Inferno (allegoria di avarizia/cupidigia). E poi mi divertiva la traduzione letterale In the Mouth of the Wolf…che in inglese non ha lo stesso significato. Piuttosto avrebbe senso dire Break a leg”!

Parole come Diavolo, Fantasma, Morte, Fine sono spesso ricorrenti nei testi pertanto è immediato l’accostamento alla musica di Mark Lanegan e Nick Cave: “è vero, mi piace descrivere situazioni e raccontare di personaggi con storie particolari, tormentate, controverse. Della Dark music mi piace l’idea di spingere un soggetto in basso, fino alla perdizione, per poi risollevarlo e poter dire che alla fine una possibilità c’è sempre”! Non a caso in Ball&Chain eseguita nel set Adam canta: “When I fall, I fall hard”!

Ma come si diceva la Speranza c’è. L’ultima frase della canzone “The Devil Drives” che chiude l’album è: “We’ve made mistakes that we can’t change, but there’s still time to start again. There’s still time to start again”. La frase viene ripetuta ventisette volte! Nella versione da studio è inizialmente cantata in maniera sofferta, con le parole quasi tirate fuori letteralmente dalla bocca ad una ad una, assume poi un tono convinto e deciso ed infine festoso e travolgente.

Le canzoni eseguite al termine della serata saranno diciassette e la ballata Never Tear us Apart della band australiana degli INXS è l’unica cover presente in scaletta.  Lo spaghetti western di I’m Comin’ Home è la degna conclusione del concerto. Ci confida Adam: “è tra le mie preferite da suonare”. A quanto pare è apprezzata anche da Quentin Tarantino tanto che il brano è stato incluso nel trailer di Bastardi Senza Gloria. La voce da baritono di Adam si distingue subito per potenza: “Con il chiaro di luna, I’m comin’ home; ululando lungo tutta la via, I’m comin’ home; Sulle mie mani e sulle mie ginocchia, I’m comin’ home; mi ricordo quando sono stato picchiato, yea, I’m comin’ home; scampandola per un pelo, I’m comin’ home; con la suola dei miei piedi, sai I’m comin’ home”. L’incedere è furioso e quasi isterico. Con questo impeto e con questa rabbia c’è da giurarci che l’impavido viaggiatore riuscirà a tornare a casa: “It don’t matter where I’ve been, I’m comin’ home”. 

I Murder by Death sono davvero meritevoli di nota. Sarebbe un delitto perderli.

 




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