BRIT IN JAZZ/ Il rock britannico raccontato nell’improvvisazione, dal vivo a Roma

- Luigi Viva

Quando la musica rock viene riletta in chiave jazz. Lo fanno alcuni valenti musicisti italiani che ripropongono classici di questa musica. Il concerto di Roma. di LUIGI VIVA

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Brit in Jazz

La crisi economica e finanziaria che si è abbattuta sul mondo economico occidentale ha avuto pesanti ripercussioni anche nel nostro paese. Come sempre accade i primi tagli vanno a colpire il sociale e la tanto vituperata cultura. La Casa del Jazz a Roma, ne ha anch’essa ovviamente risentito, ma sotto la abile ed esperta regia del suo direttore Giampiero Rubei, uno dei pilastri del jazz italiano, ha ovviato con una maggiore apertura ai musicisti di casa nostra, riuscendo comunque a mantenere standard di elevata qualità. 

Alcune sere or sono di fronte ad una platea gremita, presenti diverse prime firme del nostro giornalismo, si è esibito il gruppo Brit in Jazz, che ha presentato il suo cd tutto incentrato sui classici del rock inglese. Il quartetto composto da Stefano Micarelli (chitarra), Mario Corvini (trombone),  Mauro Nota (contrabbasso), Fabio Sasso (batteria) ha scelto di riproporre come standard di oggi in chiave jazz, un repertorio appartenente all’universo del rock pop britannico, da Sting ai Beatles, Pink Floyd, Eurhytmics, Duran Duran, Dire Straits, Led Zeppelin. 

L’idea di riproporre repertorio rock non è nuova, ma è sicuramente interessante, poiché consente di veicolare il jazz ad un pubblico più vasto, attratto da brani famosi, accompagnandoli nella affascinante mondo dell’improvvisazione. Questo potrebbe tornare utile al mondo dell’editoria musicale, riproponendo le partiture di successi pop e rock  con le trascrizioni delle relative improvvisazioni. Del resto il Jazz si è sviluppato storicamente reinventando i grandi temi dei musical e delle canzoni dei grandi autori di popular music. Particolarmente ricco il percorso musicale maturato dai due leader Stefano Micarelli e Mario Corvini ai quali si deve l’idea di questo progetto musicale . 

Nato a Roma, Micarelli è una delle migliori chitarre jazz del nostro paese, collocabile stilisticamente nella scia di John Scofield e Bill Frisell. Impressionante l’attività di session man in studio, dal vivo e nelle orchestre di molti programmi televisivi. Quattro i cd come leader. Il primo, “Rapitalà”,  lo vede all’opera  con una ritmica di lusso formata da Harvie Swartz e Massimo Manzi; “My Favourite Beats”  uscito nel 2004 come  Dynamic4 e pubblicato anche in Giappone per la storica etichetta Columbia-Jazz (Sony). Il recente “2”  a nome di Barrio Jazz Gang  propone invece una miscela di jazz ed elettronica e vede la  collaborazioni di affermati fiatisti jazz come Eddie Henderson, Paolo Innarella, Aldo Bassi; i brani di questo CD insieme a quelli contenuti in “Spectrum”  sono presenti  in diverse compilation uscite in tutto il mondo ed in pubblicità e sonorizzazioni  inclusa una puntata del noto serial americano “Sex And The City”. 

Stefano Micarelli è inoltre autore di ben tre video per la Playgame music, insegna al conservatorio Licinio Refice di Frosinone (titolare della cattedra di chitarra jazz) e nella scuola Percentomusica di Roma (di cui è socio fondatore). Fra le sue collaborazioni ricordiamo quella con  Mick Goodrick, eminenza grigia della chitarra jazz e maestro di molti grandi della chitarra come John Scofield e Pat Metheny, moltissimi italiani (Marangolo, Giammarco, Moriconi etc) oltre agli americani Mike Mainieri , George Garzone , Eddie Henderson, Harvie Swartz , John Ramsay , Bennie Maupin , James Spaulding, Bob Gullotti . Nel concerto alla Casa del Jazz Micarelli,  oltre al grande lavoro armonico ha messo in mostra un solismo colto, mai scontato, alternando finezze a uscite più grintose stimolato e spalleggiato da quell’eccellente performer di Mario Corvini, immediato,  a volte scanzonato, che nel corso del concerto ha mostrato le  innumerevoli possibilità del trombone. 

Figlio di  Alberto, per anni prima tromba dell’orchestra Rai, Mario Corvini è strumentista autore ed  arrangiatore di gran livello. Fra le innumerevoli esperienze citiamo quelle con Enrico Pierannunzi, Oscar Valdambrini, Dino Piana, Günther Schüller ,Carl Anderson, Paolo Damiani, Ronnie Cuber, Michael Brecker, Flavio Boltro, Roberto Gatto , Danilo Rea, Bob Mintzer, George Garzone, Giorgio Gaslini, Enrico Rava ,Gino Paoli, Mike Stern,  Uri Cane,Gary Bartz , Lou Donaldson,Slide Hampton ,Steve Turre, Jack Walrath, Liza Minelli etc etc..

Nel corso della serata sono stati proposti  tutti i brani presenti sul cd “Brit in Jazz” appena pubblicato per l’etichetta Kyosaku Records. Ecco scorrere Speed of Sound dei Coldplay, accanto a Stand by Me degli Oasis, eseguita  su cd in divertente chiave dixie con tanto di banjo. Riproposta anche Vertigo, classico degli U2, Your Time is Gonna Come dei Led Zeppelin, High and Dry dei Radiohead e la riuscitissima Here There and Everywhere dei Beatles. Sembrerebbe tutto facile ma “trattare”, riarrangiare, riproporre improvvisando con efficacia, è dono di pochi. I due leader, accompagnati dalla eccellente ritmica composta da Mauro Nota e Andrea Nunzi, quest’ultimo degnamente sostituito in concerto da Fabio Sasso, hanno felicemente portato a termine questa piccola sfida grazie alle loro capacità di strumentisti ed improvvisatori. Ascoltare temi in qualche modo “leggeri”, contribuisce ad aumentare la vicinanza del jazz e a renderlo sempre più linguaggio universale, non tutti, però, possono comprendere le difficoltà armoniche e solistiche quando in un quartetto  c’è un strumento “ complicato”come il trombone. L’idea si è rivelata però vincente, grazie alla abilità di Corvini che ha saputo sfruttare al meglio le possibilità timbriche del trombone. I due leader hanno dimostrato di possedere un grande interplay che sicuramente potrà dare nuovi ed interessanti frutti. Concerto e cd per palati fini si consiglia “vivamente”. 

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