LORENZO DEFINTI/ “Colors of life”: quando la musica colora la vita

- Walter Muto

Musica che attraversa i confini: di genere, di gusti, di colore. E’ quella nel disco di Lorenzo Definti, “Colors of Life”. WALTER MUTO ci spiega perché è un disco speciale

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Il disco di Lorenzo Definti

Mettiamo subito le cose in chiaro: su questo disco c’è della grande musica. Proveniente da una miriade di mondi differenti, ma non distinti, come sempre accade in musica. Dove non esistono scatole a tenuta stagna, ma intersezioni continue, frastagliate come è frastagliata la vita con i suoi colori. Colors of Life, appunto.

Intersezioni di generi musicali significa intersezioni con degli esseri umani che la musica la scrivono, la leggono e la suonano. Diciamo meglio e in modo meno asettico: incontri. Calcando i palcoscenici di mezzo mondo, partecipando a lavori di altri artisti, producendo la sua musica, Lorenzo Definti vanta tutta una serie di incontri di altissimo lignaggio. Quello più consistente, avvenuto molti anni fa, ma divenuto ancora più corposo e fertile negli ultimi anni è quello con Stefano Dall’Ora, contrabbassista e compositore di primissimo piano che condivide con Definti l’onore e l’onere della produzione di questo lavoro, oltre naturalmente a suonare magistralmente il contrabbasso, ove presente.

Il cd è co-prodotto anche da RSI, Radio Svizzera Italiana, e negli studi di Lugano è stato in gran parte registrato. Per chiudere con le informazioni su produzione e distribuzione, il cd esce per Altrisuoni, etichetta svizzera distribuita in Francia, Germania, Svizzera e Giappone. Per gli altri paesi il cd fisico si può ordinare sul sito dell’etichetta www.altrisuoni.com, oppure dal sito dell’artista, www.lorenzodefinti.com. Sarà altresì distribuito anche sui principali portali digitali.

Bene, allora avanti con gli incontri, che man mano nel lavoro si presentano come pennellate che arricchiscono la vasta tavolozza di riferimento. Eric Marienthal, sassofonista e Fabrizio Bosso, trombettista, sono senza dubbio le punte di diamante di una formazione di validissimi collaboratori. E poi Christian Meyer (Elio e le storie tese), Giorgio Di Tullio e Marco Castiglioni si dividono le parti di batteria, Luca Scansani e Alex Carreri quelle di basso elettrico. E ancora il trombettista Gendrikson Mena, le percussioni di Marcello Colò e la voce di Kate Kelly nella traccia 10. Alle chitarre Luca Zamponi, Sandro Schneebeli ed anche il sottoscritto Walter Muto, che con Lorenzo in lunghi anni ha condiviso più di qualche avventura musicale. Sempre per mettere le cose in chiaro, e al riparo da qualunque interesse corporativo o mero slancio amicale, occorre parlare un po’ della musica che c’è in questo lavoro. Tanta musica, tanta buona musica.

Lorenzo stesso definisce i punti di partenza e di approdo del lavoro nelle note di copertina. Il fulcro del lavoro è sicuramente il suo strumento, il pianoforte, di cui Definti è un virtuoso. Le fondamenta pianistiche fungono da solida base ed al tempo stesso grimaldello per scardinare diversi errati luoghi comuni, a partire, come l’artista dichiara, dalle principali radici che costituiscono la sua vasta formazione musicale: il fraseggio be-bop, il groove funk-soul, l’apporto continuo dello swing, gli interessantissimi temi musicali che costituiscono i pezzi e qua e là l’apporto di suoni elettronici.

Definti riconosce un altro grande tributo, quello a Joe Zawinul, fenomenale e innovativo tastierista dei Weather Report. I brani intitolati Intro (1, 2 e 3) oltre a fungere da introduzione al brano successivo, sono dei caleidoscopici e riuscitissimi patchworks di frasi, link, temi, cluster accordali tratti da brani dei Weather e rimescolati in un nuovo puzzle, con il solo aiuto del pianoforte. Vera gioia per le orecchie dei cultori, sfoggio di tecnica e classe per tutti.

Nessuna paura di mescolare i generi: qui c’è un po’ di tutto, continuamente entrando e uscendo dai confini tracciati sopra: il suono urbano e al tempo stesso tribale di New York City Stompers; l’affascinante tema e la funambolica improvvisazione di Marienthal al sax soprano in Endless Journey; gli echi weatheriani e le poliritmie di Mr. Joe, che si snodano in un tema che sembra quasi inseguire se stesso; l’affascinante contesto del brano finale, la ballad in tre The Last Song.

E naturalmente molto altro, che si può scoprire, traccia per traccia, senza paura di mettersi davanti ad un’opera come questa ed ascoltarla a fondo, in un affascinante viaggio che offre scoperte, panorami, approdi inaspettati ed escursioni in mare alto. Bisogna imparare di nuovo ad ascoltare, e Colors Of Life è una ottima occasione.

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