LINDO FERRETTI/ “Bella gente d’Appenino” in concerto: la vita contro la dittatura dell’attualità

- La Redazione

Giovanni Lindo Ferretti porta in giro lo spettacolo ispirato al suo libro Bella gente d’Appennino. MARIO CANTELLA ci racconta la serata di Abbiategrasso

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Giovanni Lindo Ferretti (Immagine d'archivio)

In una delle tante perle poco note del rinascimento lombardo, l’ex convento dell’Annunciata di Abbiategrasso, lo scorso venerdì Lindo Ferretti ha aperto la seconda edizione di “Tabù Festival” organizzato dall’assessorato alla cultura e quest’anno dedicato al tema della diversità.
Tutti i 500 posti a sedere occupati ben prima dell’inizio del recital musicale “Bella gente d’Appenino”, grazie anche all’invitante biglietto a 7 euro, e da subito un pubblico avvolto e rapito dalla bellezza degli affreschi della grande sala con navata.
Poche luci, due sedie e un leggio ad accogliere Lindo voce recitante e cantante ed Ezio Bonicelli, ex  Üstmamò al violino. Senza preamboli e introduzione, il recital entra subito nella dimensione di un narrato poetico giocato su assonanze, allitterazioni, giochi linguistici mai fini a se stessi. E da subito l’intensità si diffonde. Una intensità che interroga. Che mostra anche nell’aspetto fisico di Lindo un percorso di vita che risale alle radici e fornisce una visione della vita forte e per questo spiazzante ai follower del pensiero liquido. 

Perché parla di senso del sacro, di comunità e appartenenza, di disciplina e di legame ad un luogo, di riti e di ritmi naturali. Perché si schiera contro la dittatura dell’attualità. 

La parte recitata tratta dal libro “Bella gente d’Appenino” edito nel 2009 da Mondadori è alternata con poesie-canzoni e anche spezzoni di canti popolari, liturgie, inni sacri. Perfetto e indispensabile l’accompagnamento sonoro del violino di Ezio Bonicelli a volte largo, altre accennato con pizzichi e semplici percussioni, altre ancora in abbinata a campionature.

 Poi succede che Lindo esca dalla sua concentrazione da seduto di fronte al leggio con microfono in mano e, in piedi rivolto al pubblico, liberi la sua voce. Voce nuda e unica a riprodurre canti, inni, invocazioni. Voce ispirata e voce potente da predicatore e allora, di colpo, riesci ad arrivare al centro di quello che sta succedendo.
Un posto ricco di arte e prima ancora di fede, fortemente voluto dai duchi di Milano nel 1470 e subito famosissimo, recuperato ad un uso pubblico nel 2007 dopo che era stato a lungo adibito ad officine, abitazione e financo a deposito di materiale edile. Il perfetto correlativo oggettivo, il rispecchiamento di quelle che sono state le vicende musicale e biografiche di Lindo. 
Non fai in tempo a riprenderti da questa epifania che il regalo finale di “Madre” ti fa sentire troppo ristretto per contenere tanta intensità e bellezza.

(Mario Cantella)

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