AC/DC/ “Rock or Bust”: è solo hard rock ma ci piace. E a luglio saranno a Imola

- Lorenzo Randazzo

Cosa aspettarsi da un nuovo disco degli AC/DC chiede LORENZO RANDAZZO? Assolutamente nulla, solo del buon vecchio sano hard rock, ecco la recensione di “Rock or Bust”

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AC/DC

Gli AC/DC sono la band che nel tempo ha saputo mettere tutti d’accordo, dai più grandi ai più giovani, dai più duri ai più tranquilli, dai rocker più incalliti agli ascoltatori occasionali. Gli AC/DC hanno sdoganato e portato l’hard rock alle masse. Il loro suono inconfondibile, granitico e aggressivo, combinato alla voce unica di Bon Scott prima e di Brian Johnson poi, con gli anni è diventato familiare ai più. La televisione, le pubblicità, i jingle, gli stacchetti e le colonne sonore hanno contribuito a far sì che i loro riff siano entrati nella mente delle persone. Questo non significa che tutti conoscano alla perfezione l’intera discografia degli AC/DC ma in molti probabilmente hanno ben presente il passo dell’anatra e la divisa da scolaretto di Angus Young, il particolare timbro vocale di Brian Johnson e il lightning bolt del logo della band.

Che musica scegliere nelle cuffiette per andare a correre? Quale miglior doping se non gli AC/DC. E ancora cosa ascoltare prima di un esame o di un incontro importante? Certamente gli AC/DC magari It’s a long way to the top. Cosa mettere in pista ad una festa per scaldare gli animi? You shock me all night long è sempre azzeccata. Infine quale colonna sonora per un lungo viaggio in macchina? Ovviamente Highway to Hell. 

Gli AC/DC sono presenti sulla scena da ormai oltre 40 anni eppure non hanno inventato nulla. O meglio, partendo da un giro di blues hanno creato la loro personale interpretazione dell’hard rock. Poi nel corso degli anni nessuna deviazione, nessun compromesso, qualche sperimentazione ma sempre rimanendo fedeli alla linea. Qualità e tradizione sono sempre state garantite dall’asse portante della bande ovvero i fratelli Young. Anche a costo di ripetersi, cosa che gli AC/DC hanno fatto abbondantemente negli ultimi trent’anni. Tra i fan c’è chi sostiene che è dall’80 (Back in Black) che gli AC/DC non fanno più un buon disco. C’è invece chi ritiene che ai Novanta ci siano arrivati comunque in ottima forma (The Razor’s Edge). Eppure, senza alcun capolavoro, negli anni duemila il loro successo si è fatto davvero planetario. Un successo commerciale (otto milioni di copie per Black Ice del 2008 e numero 1 in trentuno paesi) e consenso pressoché unanime della critica che in passato non è mai stata particolarmente tenera nei loro confronti.

Cosa aspettarsi quindi dal nuovo Rock or Bust pubblicato ad inizio dicembre? Nulla di veramente diverso da quello a cui ci hanno sempre abituati. Il bello è che Rock or Bust è proprio quello che i fan si aspettavano da loro: niente di nuovo, solo sano e vecchio hard rock! Eppure Rock or Bust arriva nel momento più difficile della storia della band dopo la morte di Bon Scott il 19 febbraio 1980. All’inizio dell’anno Malcom Young, co-fondatore e colonna portante della band ha lasciato la band in quanto affetto da demenza. Sebbene tutte le canzoni dell’album siano attribuite a Young-Young (forse composte dal solo Angus su vecchi riff in collaborazione con Malcom) il posto alla chitarra ritmica è stato preso dal nipote Stevie Young. In aggiunta, il batterista Phil Rudd, oltre ad aver comportato dei ritardi nella registrazione dell’album a causa della sua condotta, è attualmente coinvolto in diversi guai giudiziari. A questo punto rimane aperto l’interrogativo su chi sarà il nuovo batterista visto che Phil Rudd è anche sparito dalle foto ufficiali della band.

Veniamo alla note positive di questa nuova uscita. Anzitutto un nuovo album degli AC/DC è comunque sempre un evento da celebrare. Qualche giorno prima del lancio del disco anche in Italia, che vanta da sempre un bacino di pubblico della band australiana importante, sono stati organizzati dei luoghi di ascolto in anteprima. Peccato che ormai la presentazione non avvenga più nei negozi di dischi o nei locali bensì nei centri commerciali e nei megastore di elettronica in aree allestite con postazioni di ascolto dedicate (le cosiddette Rock or Bust Box). Anche questo è segno dei tempi. Secondariamente Rock or Bust non è affatto un disco superfluo. Anzitutto perché del materiale inedito significa un nuovo tour mondiale (in Italia ad Imola il 9 luglio). Così è stato per i precedenti album che di fatto non hanno aggiunto molta sostanza alla setlist ma che hanno fatto si che gli AC/DC potessero calcare nuovamente i principali palchi mondiali. E dal vivo gli AC/DC non deludono, mai. Sono una macchina da guerra ben collaudata, una scarica di adrenalina vera e una potenza di suono che non ha eguali con nessun altro.  Un’esperienza che tutti dovrebbero fare nella vita. I fan, senza averne mai abbastanza, come in un rito religioso attendono che vengano suonate le campane infernali di Hells Bells, che Angus faccia lo spogliarello sulle note di The Jack e di farsi salutare dagli spari di cannone della conclusiva For Those About to Rock.

Concludendo Rock or Bust è comunque un buon album come lo era stato il precedente Black Ice. Solido e compatto in poco più di trenta minuti e in undici canzoni include alcuni spunti interessanti e diversi brani di qualità. L’ottimo primo singolo Play Ball, di neanche tre minuti, è un brano diretto e d’impatto radiofonico! Il secondo singolo Rock or Bust ha una presa minore ma comunque è credibile e massiccio. 

Da segnalare che per la registrazione del video hanno chiamato a raccolta i loro fan provenienti da tutto il mondo che in una mini arena londinese partecipano all’esecuzione del brano come…pubblico! Anche Got some rock’n’roll thunder è piacevole mentre Hard Times è il pezzo più blues, caratteristica che non manca mai in ogni album. Proseguendo nell’ascolto si ha la sensazione che nella produzione dell’album (di Brendan O’Brien) sia stato fatto ampio ricorso agli archivi della band, utilizzando magari alternative version o riff poi scartati nei lavori precedenti. Infatti Rock the Blues Away ricorda notevolmente Anything Goes mentre Dogs of War rimanda a War Machine sempre di Black Ice. Miss Adventure ha una struttura dei cori alla Thunderstruck ma senza la potenza del tuono. Baptism by Fire, brano decisamente apprezzabile e con un riff particolarmente complesso, richiama la stupenda Beating Around the Bush di Highway to Hell.  Rock oppure Bust, gli AC/DC rimangono una band fondamentale e continueranno ad esserlo sempre. Negli AC/DC we trust!

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