JOE COCKER/ È morto: il ricordo di Barrie Marshall

- La Redazione

E’ morto all’età di 70 anni Joe Cocker, indimenticabile voce della musica degli anni 70 e 80 protagonista del festival di Woodstock, ecco chi era in questa news

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La più grande voce rock e soul di tutti i tempi: così il manager di Joe Cocker, Barrie Marshall, ricorda l’amico scomparso. Una autentica star, ha detto ancora, ma soprattutto un uomo umile e gentile che amava cantare dal vivo, ha detto ancora. Di Joe Cocker si ricorda un altro grande successo musicale legato alle colonne sonore da film quello del brano Up where we belong in duetto con la cantante Jennifer Warnes dal film Ufficiale gentiluomo con Richard Gere di inizio anni ottanta, premiato anche con l’Oscar quale miglior canzone da film. Secondo indiscrezioni non confermate, Cocker sarebbe morto per un tumore alla gola, ma si aspettano ancora conferme. Da giovane Cocker aveva lavorato come minatore nella zona di Sheffield, dove viveva, cominciando a esibirsi nei pub locali alla metà degli anni 60. Dopo il successo ottenuto con l’esibizione di Woodstock, divenne una star mondiale, celebrata in un film che raccontava la tournée del 1970, Mad dogs and the englishmen.

Joe Cocker è morto. Lutto improvviso, quello per la scomparsa del famoso cantante inglese, nato a Sheffield nel maggio del 1944, noto per tantissimi successi musicali come il brano You can leave your hat on dalla colonna sonora del film Nove settimane e mezzo con Mickey Rourke e Kim Basinger, ma anche eroe indimenticabile del primo festival di Woodstock nel 1969. In quella occasione, ancora sconosciuto al grande pubblico, Joe Cocker si esibì in una indimenticabile e straordinaria versione del brano dei Beatles With a little help from my friends diventata leggendaria. Cocker infatti seppur bianco ed europeo, sfoggiava una voce da afro americano incredibile, capace di ruggiti portentosi. Non sono ancora state rese note le cause della sua morte, avvenuta a soli 70 anni di età. Si sa che in passato, specie negli anni 70, Cocker aveva abusato di droghe e soprattutto alcol, ma negli anni 80 era tornato sulle scene completamente ripulito. Era stato un mito e una ispirazione importantissima per Zucchero, che aveva anche duettato con lui. 



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