Analisi/ Il testo di ‘L’unica’ dei Perturbazione, prima canzone del Festival di Sanremo 2014

- Stefano Rizza

Analisi del testo di ‘L’unica’ dei Perturbazione. Anche il gruppo di Rivoli partecipa al Festival di Sanremo nella categoria Big. STEFANO RIZZA ha analizzato la sua canzone

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I Perturbazione

Sembra una canzone che parla di donne, anzi, delle varie storie d’amore vissute da un uomo. Sembra un percorso della memoria, un viaggio nella nostalgia emotiva di una persona ferita. E invece è una canzone che parla del grande mistero dell’io, perché arrivare a porsi certe domande è senza dubbio un passo di lucidità e grande sensibilità. Chi sono io, / Cosa sarò / Che cosa sono stato / Tra quello che ho vissuto / E quello che ho immaginato.

Non bisogna aver letto “Alta Fedeltà” di Nick Hornby per rendersi conto di come il percorso della coscienza di un uomo passi certamente per quel senso di inadeguatezza ben rappresentato dalle storie d’amore che finiscono. 

La canzone ne passa in rassegna diverse: c’è Erica, il primo amore che fa comporre “inutili poesie”, e poi Angela, Monica, Arianna: un accumulo di esperienze in un crescendo di intimità, in cui lo svelarsi dell’altra persona coincide con lo svelarsi di se stessi. Infine c’è Sara (con il divertente gioco di parole “Sara perché ti amo”, citando i Ricchi e Poveri), con cui si fa cenno a una grande differenza di età. Sara perché ti amo / La gente giudica ma poi si dà di gomito / Molto più giovane di me / Tutti ci invidiano perché / Entrambi abbiam problemi di maturità

Si vede un chiaro riferimento all’ipocrisia della gente, che “Giudica ma poi si dà di gomito”, perché in fondo è invidiosa. Gente che da un lato deve condannare a priori una tale storia d’amore, ma che dall’altro non saprebbe spiegare il perché, e si ferma all’aspetto pruriginoso della vicenda. Amaramente ironico l’accenno ai “problemi di maturità”, che per l’uomo significano il rifiuto di crescere, mentre per la ragazza si riferiscono letteralmente agli esami di stato.

Insomma, si raccontano tante storie d’amore in cui – possiamo immaginarci – tutto nasce come inattesa (ma certamente attesa) possibilità di bene, tutto nasce come una promessa risvegliata nell’intimo, già scritta nel cuore delle persone; ma poi avviene lo scontro titanico con il limite proprio e altrui, che fa finalmente scoppiare quella bolla un po’ illusoria di bastare a se stessi come coppia. 

Che fine fa l’amore? Cosa resta quando un rapporto va in frantumi? Restano i cocci, certamente, con cui fare i conti. E una domanda infinita e irrisolta di significato. Molti si rifiutano di affrontare questa resa dei conti, perché certamente ci vuole molta onestà e senso di autocritica. Ci vuole il coraggio di mettersi in discussione e aprire la porta al mondo esterno. Molti, troppi, scappano. I Perturbazione invece, ci fanno una canzone, e ci stupiscono sempre, sempre, sempre per la capacità di piazzare un enorme riflettore proprio lì, in quel momento di vita che tutti sperimentano ma che troppi evitano, o per lo meno si rifiutano di guardare.

Non ci sono soluzioni o facili risposte. Resta intatto il mistero e alta si leva la domanda:

 

Ora di te cosa farò

È così complicato

Se muoio già dalla voglia

Di ricordarti a memoria

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