Analisi/ Il testo di “Ora” di Renzo Rubino, prima canzone del Festival di Sanremo 2014

- Claudia Cabrini

Analisi del testo di ‘Ora’ di Renzo Rubino. Anche Oronzo Rubino partecipa al Festival di Sanremo. CLAUDIA CABRINI ha analizzato la sua canzone per IlSussidiario.net

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Si intitola Ora, ed è la seconda canzone con la quale il pugliese Renzo Rubino canterà emozioni sul palco dell’Ariston di Sanremo. Anche questa, non c’è dubbio, è una canzone d’amore. Tuttavia, un amore diverso da quello di Per sempre e poi basta, perché qui infatti il tutto sta nell’emozione del volersi bene. Il preoccuparsi per se stessi, un amore per l’Io.

“Se solo si potessero inventare le stelle” – Così inizia questo secondo brano, con una frase che credo sia tra le più belle che si possano pensare. E poi è una cosa intelligente, perchè iniziare un brano con una frase tanto bella, indubbiamente condiziona il resto della canzone, positivamente. Ti rimarranno in testa le stelle della prima strofa, e se ami l’Infinito questa canzone non la puoi non apprezzare. Lo diceva anche Charlie Brown: “Tutto questo infinito mi scombussola”, confida a Snoopy. A me, invece, le stelle coinvolgono tantissimo.

Ora, prosegue così: “E guarderò lontano, incrocerò lo sguardo sognante di un bambino. Vorrei dirgli: tutto ciò è niente! Lascia perdere! Sognare non aiuta!”. Come in ogni storia d’amore che si rispetti, quella verso se stessi soprattutto, lo sconforto. Quel periodo un po’ triste e sconsolato che ti uccide il sorriso, e ti toglie un poco il fiato. Quasi ti illude che il domani sia spacciato, senza confidarti che la speranza resuscita in meno che non si dica.

È sempre facile perdere la volontà di tener duro. È semplice pensare che la sfortuna a coordinare i nostri giorni. Che il Destino incomba o che nulla sia fattibile per migliorare la propria situazione. E così esce la parte d’umano più vero. Perché l’umanità è questo: un turbinio di emozioni, arrabbiature ed incomprensioni. Noi uomini siamo fragili, ma forti, anche interessanti proprio perché fatti di sentimenti.

“Paura di non essere il migliore / Paura di non fare / Paura di partire perché partire è scappare”, e poi ancora “Io voglio sentirmi libero di contemplare il mare […] Ora che stai impazzendo, fermati e datti un volto”. Perché le domande esistenziali “Chi sono io?” troppo spesso vengono scordate – o più semplicemente evitate – finche non le vediamo tornare più prepotentemente. E allora è lì che, davvero!, si gioca la tua libertà.

E così notiamo come Ora giochi sul presente, per costruire un futuro. Un testo brillante, che come tutte le canzoni di Renzo Rubino, a sua volta riesce a coniugare la poesia con la musica (che, tranquilli, anche noi ancora non conosciamo, perché è vietato far riferimento al tema del brano prima che questo venga presentato, giustamente, nel corso del Festival).

La chiusa dice “Ora che stai reagendo, fermati e datti un voto”. Il segreto per il successo, infatti, credo sia sempre e comunque solo uno; l’autocritica e l’umiltà. Non parlo certo di successo da feste e lustrini, ma di una vittoria personale. Quella fierezza che anche io mi auguro di arrivare a possedere, un giorno, orgogliosa della donna che sarò nel mondo. E così anche Renzo Rubino, che con passione e sacrificio, ed umiltà soprattutto, torna a Sanremo quest’anno, salito di grado – entrando, lo ripeto, a tutti gli effetti nella categoria Big – con la canzone Per sempre e poi basta, e l’ancora più bella – sempre a livello testuale, si intende – Ora.

Anche stavolta, dunque, non ci resta che attendere con impazienza che l’apertura delle danze -Pardon! Del Festival!- si sbrighi ad arrivare, di modo che non solo Renzo Rubino possa continuare ad emozionarmi con le sue colorate rosee poesie, ma che possa anche meritarsi gli applausi di Sanremesi&Co., certa che la sua bellissima voce anche quest’anno riuscirà a scaldare gli spettatori.

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