PAGELLE SANREMO 2014/ Top e flop: canzoni big, duetti ed i giovani finalisti. Vince Rocco Hunt (21 febbraio)

- Maria Elisa Buccella

Le pagelle di Sanremo 2014, quarta serata: i duetti. MARIA ELISA BUCCELLA continua ad accompagnare i lettori tra i big in gara, le canzoni e gli ospiti della serata, in attesa dei Giovani…

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Fabio Fazio e Luciana Littizzetto (Foto: Infophoto)

A Sanremo 2014 nella serata che ha visto il trionfo del giovane Rocco Hunt nella categoria “Nuove proposte” ancora sotto le aspettative il prologo di Pif, che non convince appieno. 10 e lode, ovviamente per la carica di Hunt, la vera sorpresa di questo Festival che è stato segnato anche dalla presenza e dalla voce potente di Zibba; mentre Diodato e The Niro convincono meno ma fanno comunque ben sperare, soprattutto il primo. Promosso, a pieno voti, Marco Mengoni che apre la serata vera e propria dedicata alla canzone d’autore cantando “Io che amo solo te” di Sergio Endrigo”. Emozionato (ed emozionante) Ron omaggia Lucio Dalla con “Cara”, facendo davvero lacrimare il cuore. Un immenso Gino Paolo, accompagnato al piano da uno straordinario Danilo Rea, ricorsa luigi Tenco (“Vedrai vedrai”), Umberto Bindi e Fabrizio De Andrè, prima di chiudere con “Il cielo in una stanza”. E per rimanere in tema di scuola genovese, toccante il momento in cui Cristiano De Andrè ha realizzato “Verranno a chiederti del nostro amore…” canzone scritta dal padre per la moglie, e madre appunto di Crisitiano: “Ora che non ci sono più entrambi, mi piace ricordarli così”. 10 pieno per l’ospite internazione Paolo Nutini che ci ha regalato in anteprima il singolo “Scream (Fuck My Life Up)”. Un bel 7 anche per Luca Zingaretti che ha ricordato Peppino Impastato. Tra i Top anche Francesco Sarcina che si è fatto accompagnare da un Riccardo Scamarcio in piena versione “rock” alla batteria in “Diavolo in me” di Zucchero; Frankie Hi-Nrg mc con Fiorella Mannoia esegue “Boogie” e Arisa che con il gruppo danese dei WhoMadeWho ha realizzato una versione originale di “Cuccurucucu” di Franco Battiato. E hanno certamente soddisfatto le prestazioni di Antonella Ruggiero insieme ai New Trolls con “Una miniera” e Giuliano Palma che omaggia Pino Daniele e la sua “I say i’ sto cca’”. Promossi, con riserva e un 6 tirato, Renzo Rubino con Simona Molinari (“Non arrossire di Gioergio Gaber”) e Giusy Ferreri con Alessio Boni e Alessandro Haber (“Il mare d’inverno” di Enrico Ruggieri). Tra i Flop di serata i Perturbazione e Violante Placido con “La donna cannone” di De Gregori: tanta sensualità, ma poca voce per Violante. Bocciata anche Noemi, non in grande spolvero in questa rassegna canora, che ha cantato  “La costruzione di un amore” di Ivano Fossati. Sotto le aspettative, e di molto, il favorito di questo Festival Francesco Renga che insieme a Kekko dei Modà ha omaggiato Edoardo Bennato e la sua “Un giorno credi”. E anche Raphael Gualazzi, sul palco insieme ai Bloody Beetroots e Tommy Lee delude: la scelta “Nel blu dipinto di blu” stona e non poco. Infine bocciato (ed eliminato) Riccardo Sinigallia, che imbarazzato e dispiaciuto spiega come siano andate le cose. L’accaduto sarà comunque servito alla promozione del disco.

Le pagelle di Sanremo 2014 giungono alla quarta serata. Maria Elisa Buccella continua con il suo solito stile a commentare i cantanti e le canzoni in gara, come i duetti Big o i Giovani. Stasera niente voti da parte del pubblico, ma la nostra critica non si ferma, tra curiosità cultura e voglia di non prendersi troppo sul serio. Dopo le pagelle di Sanremo 2014 della prima serata (clicca qui per leggere i voti), della seconda (clicca qui) e della terza serata (clicca qui) arriva anche il momento piuù giocoso del Festival, quello dove la musica, i ricordi e sodalizi artistici faranno fiorire (non a caso nella città dei fiori) il meglio (o il peggio?) della canzone italiana, forse in crisi di idee e di ascolti, ma che negli anni ha saputo mettere sul palco grandissimo fascino.

Il prologo di Pif  a Sanremo 2014 (quarta serata) – Le sue “spigolature” festivaliere partono con Valeria Marini, sempre più gonfia di silicone e ormai la controfigura di se stessa; proseguono con il sosia di Antonello Venditti, inguardabile, e quello di Pavarotti che vestendo i panni del grande tenore scomparso ha guarito la depressione (se lo dice lui); il collezionista di autografi con al seguito l’amica del cuore… Inizia lo spettacolo con gli ascolti in calo, vari drammi (veri o presunti) e incidenti di percorso, arriva anche l’esclusione forzata di Riccardo Sinigallia. A spifferare l’inganno un video pubblicato sul sito dela quotidiano La Provincia di Cremona. E proprio a Cremona l’artista romano ha eseguito il brano “Prima di andare via” che non è più dunque un inedito come richiesto dal regolamento del Festival. Sinigallia viene escluso dalla gara. Marco Mengoni, il vincitore del Sanremo 2013, torna a Sanremo aprendo la parte musicale dello spettacolo con un evergreen di Sergio Endrigo, “Io che amo solo te”. In total black, assai stiloso con giacca corta a doppiopetto, Mengoni fa propria la canzone di Endrigo senza strafare vocalmente e arricchendo al tutto con il suo stile. L’anno scorso Mengoni nella serata dei duetti aveva interpretato, magistralmente, “Ciao amore ciao”, che di Luigi Tenco presentò a Sanremo del 1967.

Perturbazione con Violante Placido cantano FRANCESCO DE GREGORI, La donna cannone Bella la Violante, sexy nel suo pizzo nero, ma perché farla cantare? Ci hanno ammazzato questo piccolo capolavoro. Ci vuole carisma e capacità interpretative per affrontare una delle più belle e amate canzoni del cantautore romano in cui mette in musica il suo sentire più intimo. L’attenzione di De Gregori da sempre passa dalla osservazione critica della storia e il vivere contemporaneo al mondo dei sentimenti e delle emozioni.

Francesco Sarcina con Riccardo Scamarcio cantano ZUCCHERO, Diavolo in me Lo possiamo dire? Gran figo Scamarcio scamisado alla batteria e bellissima la bassista completa di cornini da diavoletta. Lontano anni luce dalla carica travolgente dell’interpretazione di Zucchero, Sarcina tiene botta e ci diverte. Ma basta con i selfie.  “Diavolo in me” è un successo planetario di Zucchero che lo pubblica nell’89. E’’ una delle tracce del bellissimo “Oro, incenso e birra”, caposaldo della produzione discografica dell’artista emiliano.

Frankie Hi-Nrg mc con Fiorella Mannoia cantano PAOLO CONTE, Boogie Eccola la Fiorella nazionale a Sanremo dopo tanto tempo in uno splendido abito lungo bordò. Una Mannoia swingante perfettamente a suo agio ed elegantemente sensuale. In parte anche Frankie, per un rapper un recitativo è perfetto. Molto buona la prova dell’orchestra.  “Paris milonga” è il quarto album di Paolo Conte realizzato in studio nell’81 e “Boogie” ne fa parte. Il brano è “una modesta risposta” come ha detto lo stesso Avvocato tempo fa, a “La premiére fille” di Brassens. A breve su Raiuno la Mannoia sarà il maestro di cerimonie di una trasmissione sulla musica, speriamo bene.

Noemi canta IVANO FOSSATI La costruzione di un amore Noemi prosegue la sua sfilata di abiti impossibili, è la volta di un giallo acido, con bustier/corazza. Non ci siamo, non ci è piaciuta soprattutto nelle parti dialoganti e intime dove ci vuole una carica interpretativa eccezionale e anche la tenuta della voce. Bello l’arrangiamento.  E’ una delle canzoni più belle e difficili da interpretare di Fossati che la scrive per l’immensa Mia Martini. Pur essendo stata scritta nel ’78 conserva una straordinaria freschezza e attualità nei contenuti. E’ unanimemente  considerato un vero gioiello della canzone italiana. Vera poesia in musica è una profonda riflessione sull’amore e le sue implicazioni.

Francesco Renga con Kekko dei Modà?cantano EDOARDO BENNATO, Un giorno credi  E’ l’orchestra che ci fa godere nella prima parte del brano e anche dopo. Né Renga (ops!) ne il Kekko ci sono sembrati centrati sul pezzo.  Bennato scrive “Un giorno credi” per il suo primo album, 1974, “Non farti cadere le braccia”, e resta una delle sue canzoni più apprezzate a buon diritto. Il testo è di Patrizio Trampetti, componente della Nuova Compagnia di Canto Popolare alla quale si deve il rilancio, colto e popolare insieme, della tradizione musicale napoletana. In “Un giorno credi” ci sono le tracce di quella che sarà l’insieme della poetica di Bennato che riesce a fondere grinta e lirismo, abbandono senza resa

Ron canta LUCIO DALLA, Cara  Poteva mai scegliere un altro autore se non Dalla? Ron ha scelto dallo sconfinato repertorio del suo amico speciale, al quale è legata indissolubilmente la sua carriera, una bella canzone, scritta con quello stile così particolare in cui si fondono passione, sensualità, poesia e ironia che Dalla crea e che resta solo suo. Ovviamente Ron la interpreta nel modo giusto senza voler “fare Dalla” ma nel pieno rispetto del suo stile. Interpretazione intima senza enfasi. “Cara” fa parte dell’album “Dalla” pubblicato nell’80. Ron contribuisce alla sua realizzazione suonando il pianoforte, la chitarra acustica e cantando nei cori.

Arisa con i WhoMadeWho cantano FRANCO BATTIATO, Cuccurucucu  In abito blu elettrico, scollatissimo e corto, molto bello, Arisa è accompagnata dagli  WhoMadeWho, gruppo danese che nasce nell’ambito del jazz d’avanguarda per approdare all’indie rock e il dance punk. Molto raffinato l’arrangiamento proposto. La canzone di Battiato scelta da Arisa fa parte dell’album “La voce del padrone” pubblicato nell’81 e collocato dalla rivista Rolling Stone tra i 100 album italiani più belli di sempre. Questo brano, come d’altronde altri di Battiato, sono diventati dei classici assoluti e dei cult reinterpretati da molti artisti.

La voce non manca, la canzone funziona, grinta ma niente di nuovo come avevano già detto e confermiamo. Vedremo, il pubblico sovrano cosa ne farà di lui.  Ma quante ne abbiamo sentite già di canzoni così e di voci così? Tante, troppe. Studi di violino e gavetta “vecchio stile”, Diodato  inizia a suonare nelle cantine passando dai locali ecc. percorso indipendente che lo porta anche a scrivere per il cinema: sua la colonna sonora di “anni felici” di Daniele Luchetti.

Già la cantiamo e ci piace sempre di più. Orecchiabile senza essere banale anche per i testi efficaci. E la voce di Zibba fa il resto. Azzeccato anche l’arrangiamento dai molteplici piani sonori. Zibba a buon diritto è considerato personalità tra le più interessanti del cosiddetto nuovo cantautorato italiano. Roots rock, sfumature jazz, ritmi in levare connotano la sua musica dai temi pulp a volte e bukowskiane altre.  Nel 2012 viene premiato con la prestigiosa Targa Tenco per “Come il suono dei passi sulla neve” suo quarto album e nello stesso anno conquista anche il premio IML come artista più trasmesso dalle radio. Con Tiziano Ferro, nel dicembre 2013, firma la canzone “La vita e la felicità” che porta alla vittoria di XFactor Michele Bravi.

Si vede che gli piace proprio stare sul palco e cantare e rappare. Faccia pulita e con già un suo preciso stile anche nel look, farà strada il ragazzo. “La rivoluzione viene dalle piccole cose” dice Rapper campano doc.  Nasce fra le case popolari della Zona Orientale di Salerno, parla della “terra dei fuochi” tra impegno sociale colto e denuncia arrabbiata e irriverente tipica della nuova frontiera del cantautorato che è il rap. Classe 1994, scrive e canta sia in dialetto che in italiano. Nel 2011 pubblica “Spiraglio di periferia”, suo primo street album autoprodotto che raccoglie, anche grazie alla collaborazione col rapper Clementino, molti consensi sulla scena Hip Hop italiana. Al suo attivo lunga serie di concerti con esibizioni live insieme a big quali Marracasch,   Ensi, Salmo, Fritz The Cat, Fabio Musta.

Rinnoviamo il suggerimento di proseguire la sua carriera musicale dietro le quinte. Romano, al secolo Davide Combusti, 36 anni, appassionato di cinema (il suo nome d’arte non è un caso), cantautore polistrumentista ha già alle spalle un importante percorso professionale con collaborazioni prestigiose (Battiato, Negrita, Subsonica, Deep Purple, Amy Winehouse, Carmen Consoli). La passione per il cinema si trasforma in impegno professionale: firma, infatti, la colonna sonosra di “Disoccupato in affitto” di Pietro Mereu, “Mr.America” di Ferrari Carissimi e ancora “Caserta Palace Dream” cortometraggio del premio Oscar Richard Dreyfus , nelle sale italiane nel prossimo marzo.

Lo spettacolo, il Club Tenco – La quarta serata del Festival trae ispirazione dell’esperienza del Club Tenco, nato nel ’72 per promuovere e sostenere la “canzone d’autore”, più semplicemente la buona musica, le canzoni di qualità, e omaggio permanente a Luigi Tenco che a Sanremo morì nel corso dell’edizione del 1967 del Festival, un atto estremo e tragico di protesta contro la superficialità del pubblico e l’incompetenza degli addetti ai lavori (come lui stesso scrisse in un biglietto poi ritrovato nella stanza dell’Hotel Savoy che occupava). Quanti lavorano e animano il Club lo fanno in modo assolutamente disinteressato e, dunque, senza alcun compenso, nonché in completa autonomia dall’industria discografica. Ogni anno, dal 1974, al Teatro Ariston si tiene la “Rassegna della canzone d’autore” manifestazione con la quale s’identifica la missione del Club Tenco e la sua ragione d’essere. Da questa esperienza sono il “Premio Tenco” e le “Targhe Tenco” riconoscimenti tanto prestigiosi quanto ambiti.

Gli ospiti – Gino Paoli che insieme con Danilo Rea, uno dei più grandi pianisti jazz italiani, fa un omaggio alla canzone d’autore genovese. Magistrale interpretazione di “Vedrai vedrai” di Luigi Tenco cui segue l’omaggio a Umberto Bindi “massacrato, deriso, umiliato, un uomo gentile buono e un grande artista dimenticato” e chiude alla grande con “Il cielo in una stanza”, Paoli canta Paoli. Musica di altissimo livello, classe quasi irrangiugibile.

Luca Zingaretti ricorda Peppino Impastato, giovane giornalista ucciso dalla mafia perché alle sue regole non si era piegato. L’attore legge un brano di Impastato che è un inno alla bellezza. Presto sul piccolo schermo nuovamente nei panni di un giudice questa volta.

Lo scandalo Sinigallia – Si risolve in diretta il problema Sinigallia. Pace fatta con Fazio che lo invita a tornare per la finale, seppure non in gara. Riccardo Sinigallia, imbarazzatissimo, racconta la sua versione dei fatti, errore compiuto per “ingenuità per far contento un carissimo amico”. Come già annunciato dalla casa discografica, il cantautore romano non farà ricorso. Ma tutto l’accaduto sarà comunque servito alla promozione del disco.

Le pagelle di Raphael Gualazzi e Bloody Beetroots con Tommy Lee a Sanremo 2014 (quarta serata) cantano DOMENICO MODUGNO Nel blu dipinto di blu VOTO 4 Scelta ruffianissima di Gualazzi che ripropone la canzone di Modugno che ha conquistato veramente tutto il mondo e che ancora oggi è sinonimo di Italia. Alla banda di Gualazzi si aggiunge Tommy Lee, alla batteria. Prende il microfono il Mascherato e tutti insieme rovinano una bellissima canzone. Tommy Lee, greco di nascita e americano di adozione, polistrumentista, è una star dell’heavy metal con incursioni nell’hair metal, pop metal e nell’hard rock. Nel 2013 suona la batteria nell’album “HIDE” progetto punk-elettronico di Bloody Beetroots a cui lo lega un rapporto anche di amicizia. 

Le pagelle di Cristiano De André a Sanremo 2014 (quarta serata) canta FABRIZIO DE ANDRÉ, Verranno a chiederti del nostro amore VOTO 8 Il voto è per la canzone e non per il De Andrè minore. Fabrizio De Andrè pubblica nel ’73 l’album “Storia di un impiegato” che contiene la canzone che suo figlio oggi ripropone. In seguito De Andrè dichiara (in un’intervista alla Domenica del Corriere) a proposito del disco:”…avrei voluto bruciarlo…so di aver usato un linguaggio troppo oscuro…L’idea del disco era affascinante: dare del ’68 una lettura poetica e invece è venuto fuori un disco politico e ho fatto l’unica cosa che non avrei mai voluto fare: dire alla gente come comportarsi…”.

Le pagelle di Renzo Rubino con Simona Molinari a Sanremo 2014 (quarta serata) cantano GIORGIO GABER, Non arrossire VOTO 6 Da fatalona in vestito da sirena con ammiccantissima trasparenza la Molinari riporta a posto l’intonazione. Ma Rubino stravolge completamente l’intenzione della canzone che dovrebbe essere un intimo dialogo tra innamorati e ne fa quasi in duetto da melò. Brano di straordinaria delicatezza che porta Gaber al successo nel 1960. E’ il primo Gaber, quello che si è appena lasciato alle spalle l’esperienza con i Ghigo e gli arrabbiati e i Rock Boys di Celentano. Poi ci sarà il Teatro Canzone, le molte apparizioni televisive, i Festival di Sanremo, la collaborazione con Mina. Insomma, una carriera sconfinata e multiforme, tra poesia e impegno sociale, che inizia negli anni ‘50 e termina con la sua morte avvenuta nel 2003. La Molinari l’abbiamo vista a Sanremo in gara lo scorso anno.

Le pagelle di Giusy Ferreri con Alessio Boni e Alessandro Haber a Sanremo 2014 (quarta serata) cantano ENRICO RUGGERI, Il mare d’inverno VOTO 6 Alessio Boni, con barbone da naufrago, ci recita (con un’enfasi insopportabile) alcuni versi del testo. Guadagnano la scena Alessandro Haber e la Giusy, finalmente vestita e pettinata in modo accettabile (a parte le scarpe). Chi non ricorda l’interpretazione di Loredana Bertè di questo brano? E allora è difficile arrivare lassù anche se Harber con la sua grande personalità dà una bella mano. Ruggeri è uno degli autori più ricercati dalle interpreti femminili della nostra canzone. “Il mare d’inverno” Ruggeri lo inserisce nel suo terzo album da solista (“Presente” del 1984). A Sanremo Enrico Ruggeri mette a segno numerosi successi sia come interprete che ovviamente come autore (Si può dare di più, Quello che le donne non dicono, tra gli altri).

Le pagelle di Antonella Ruggiero a Sanremo 2014 (quarta serata) canta i NEW TROLLS, Una Miniera VOTO 9 Accompagnata da un particolare gruppo tedesco, il DigiEnsemble Berlin, che suona con i tablet (meraviglia della scienza e della tecnica!), la Ruggiero non si smentisce e conferma come la sua ricerca di suoni e vie nuove per la musica sia sempre un passo in avanti. Veramente bella e raffinata (forse troppo per Sanremo) la sua interpretazione della canzone dei New Trolls. Mitica band del rock progressivo italiano che ha prodotto alcune pietre miliari come “Concerto grosso per i New Trolls” opera originale scritta per loro da Luis Bacalov , i testi sono di Sergio Bardotti. La band attraversa diverse fasi stilistiche (beat, psichedelico, rock sinfonico, pop rock) ma sempre realizzando composizioni sofisticate connotate anche da virtuosismo strumentale e vocale. Il brano scelto dalla Ruggiero è del ’69, l’anno in cui i New Trolls partecipano al Festival, e s’ispira al disastro della miniera di carbone belga di Marcinelle dove morirono molti emigrati italiani (era il 1959). “Una miniera” resta uno dei cavalli di battaglia dei New Trolls.

Le pagelle di Giuliano Palma canta a Sanremo 2014 (quarta serata) PINO DANIELE, I say i’ sto cca’ VOTO 8 Bel colpo d’occhio con la band in stile anni ‘50 con tanto di giacchette di lamè e le coriste con il ciuffo-banana alla rockabilly. Bell’arrangiamento, bravi e divertenti tutti. E’ il Pino Daniele in stato di grazia quello della canzone che Palma ha deciso di interpretare. Il brano apre l’album “Nero a metà” che il musicista napoletano pubblica nel’80 e dedica a Mario Musella (il cantante degli Showmen di cui faceva parte anche James Senese), il nero a metà del titolo è il figlio (frutto della guerra) di una napoletana e un americano di colore.

Le pagelle di Riccardo Sinigallia con Paola Turci, Marina Rei e Laura Arzilli ?cantano a Sanremo 2014 (quarta serata) CLAUDIO LOLLI, Ho visto anche degli zingari felici VOTO 5 La Roma della musica al femminile, con Marina Rei alla batteria, in scena con Sinigallia che sceglie un brano di Claudio Lolli che, lo possiamo dire?, non ci ha fatto impazzire. Lolli, poeta, scrittore e professore liceale, non è certo noto al grande pubblico anche se viene considerato tra i cantautori più “impegnati” italiani. Personaggio schivo, la sua musica si connota per le atmosfere malinconiche con attenzione particolare al tema dell’amicizia oltre che all’ovvio interesse per i temi politici. Pigmalione di Lolli Francesco Guccini.

L’ospite internazionale – Paolo Nutini  a dispetto del nome (il padre è originario della provincia di Lucca) è un cantautore scozzese e non spiccica una parola di italiano e fa impressione. Voce graffiante, una gran bella faccia e una band forte, molto forte. La sua musica ricorda, a tratti, quella dei Jamiroquai. Ama Dalla (insieme a Celentano gli unici musicisti italiani che apprezza e che, forse, conosce) e gli rende omaggio interpretando, sentitamente, un estratto di “Caruso”.  Inizia la sua carriera vincendo la prima edizione di Fame Academy prodotto dalla BBC, la versione britannica di Amici.  Ci ha regalato in anteprima il singolo “Scream (Fuck My Life Up)”, bellissimo, che anticipa l’uscita del suo nuovo album “Caustic Love”.  

Premio della critica “Mia Martini” a Zibba (nomigliolo scolastico), premio meritatissimo. Miglior arrangiamento Sanremo 2014 a Renzo Rubino  “Per sempre e poi basta” il brano eliminato. Il vincitore delle Nuove Proposte è Rocco Hunt, che abbraccia tutti e piange. Questa volta la giuria ci ha stupito piacevolmente. Un bel messaggio per la terra campana della gente e dei giovani sani.  Andiamo a letto contenti, questa volta. – VOTO 10



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