OPERA/ Perché è importante l’Otello co-prodotto da Palermo e Napoli

- Giuseppe Pennisi

GIUSEPPE PENNISI ci presenta questa nuova installazione de l’Otello di Giusepe Verdi visto al teatro Massimo di Palerno e che sarà replicato a Napoli. Ecco di cosa si tratta

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Foto Lannino

L’allestimento di Otello di Giuseppe Verdi, andato in scena al Teatro Massimo di Palermo venerdì 21 febbraio , è importante sotto diversi profili, anche se non esente da difetti che potranno essere appianati nelle repliche sia nel capoluogo siciliano sia a Napoli. Infatti,  in linea con le direttive di effettuare economie senza sacrificare la qualità, l’allestimento è una coproduzione con il San Carlo di Napoli dove approderà in aprile , un’opera rara di collaborazione tra due tra i maggiori teatri del Sud e delle Isole da augurarsi che sia la base per più frequenti programmi comuni. Inoltre, la produzione verrà presentata in diretta hd in circa 200 sale cinematografiche in Italia e forse anche in un certo numero di Paesi stranieri  ed è già annunciato un dvd da parte di una delle maggiori case discografiche internazionali. Diciamo da decenni (vi ricordate i ‘giacimenti’ demichelisiani degli Anni Novanta?) che la cultura è la nostra principale ricchezza, specialmente nel Mezzogiorno. Questo Otello è un modo per due importanti fondazioni liriche (attualmente in ambasce finanziarie) di provare al resto d’Italia e del mondo che affrontano insieme uno dei lavori più difficili di Verdi. Il compositore  aveva 75 anni quando l’opera, progettata con Arrigo Boito, dopo un lungo periodo di gestazione, ebbe la trionfale prima mondiale alla Scala. Il lavoro è al tempo stesso il culmine ed il superamento del melodramma: l’opera è ancora legata ad alcuni aspetti del genere alla base del successo e della fama di Verdi, ma, metabolizzata la rivoluzione apportata da Richard Wagner, protesa verso quella che sarebbe stata la musica del novecento. Prevede l’unico “tenore eroico” della tradizione italiana (il ruolo di Otello scritto pensando alla straordinarie capacità vocali di Francesco Tamagno trova raramente cantanti all’altezza in grado di registri acuti altissimi , ma con una voce brunita, per scendere, poi, a registri gravi, quasi baritonali. L’opera richiede anche un tenore lirico con un registro di centro ed un timbro chiaro per accentuarne la sensualità (Cassio). Ci vuole poi un ‘soprano assoluto’ che , come la protagonista de La Traviata, sappia essere sia lirico sia drammatico (quindi con doppia vocalità), un baritono ‘verdiano’ e non pochi comprimari. Sono essenziali, infine, un doppio coro di alto livello ed una concertazione che sappia cogliere sia il legame con il melodramma ottocentesco sia la carica innovatrice.

Per la drammaturgia e regia ritorna un grande nome Henning Brockuas . Le scene sono di Nicola Ruberteli, i costumi di Patrizia Toffolutti, le luci di Alessanndro Carletti.. L’impianto scenico  è una struttura unica dove dominano le rovine (non solo di Cipro ma soprattutto dei sentimenti e dei rapporti umani) il blu del mare ed il rosso del sangue . E’ una struttura scarno ed efficace, ma soprattutto adattabile a palcoscenici di differenti dimensioni e che non dispongano delle strutture tecnologiche più aggiornate. Non siamo in una Cipro da cartolina illustrata, ma in un’isola devastata da una guerra (un conflitto balcanico) dove tra un combattimento e l’altro si indulge in dissolutezza e lussuria dove Cassio sfoga le proprie eruzioni ormonali.

Nel podio  Renato Palumbo che ha già primeggiato più volte nell’opera verdiana, ha colto con perizia l’equilibrio tra .tradizione ed innovazione e l’orchestra del Massimo ha dato un’ottima prova, specialmente nel dare corpo alle varie ‘tinte’ della partitura. Di grande livello la Desdemona di Julianna Di Giacomo (una delle voci nuove più apprezzate negli Usa ed in Europa) e lo Jago di Giovanni Meoni (un veterano del ruolo). La sera della prima il protagonista, il tenore argentino Gustavo Porta, ha avuto serie difficoltà nel primo atto (‘ingolandosi ‘ nell’Esultate e mancando le ‘mezzo voci’ nel duetto): Si è gradualmente ripreso nel resto dell’opera.  Modesto il Cassio di Giuseppe Varano. A fianco di un’orchestra di alto livello, i cori guidati da Piero Monti ha cantato da vero protagonista.

Sono previsti cambiamenti di cast nelle repliche palermitane ed a Napoli. In attesa dell’evento cinematografico.

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