SETTIMANA PAGANINI/ Il film “Il violinista del diavolo” in anteprima

- Giuseppe Pennisi

GIUSEPPE PENNISI ha visto in anteprima il film Il violinista del diavolo dedicato a Niccolò Paganini e ce lo descrive. A Genova intanto si è festeggiata la Settimana Paganini

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Niccolò Paganini

Si è celebrata dal 17 al 22 febbraio, a Genova ‘La settimana Paganini’. Elementi salienti: il conferimento del ‘Premio Paganini’ 2015, un concerto del giovane e già celeberrimo violinista David Garrett (nato a Aachen , figlio di un giurista tedesco e di un’étoile americana del balletto classico), e l’anteprima del film Il Violinista del Diavolo che sarà nelle sale dal 27 febbraio.

Ho avuto modo di vedere il film ad una visione privata. Anche se diretto da un regista britannico (Bernard Rose) nella cui carriera si alternano film dell’orrore con biografie romanzate, il lavoro è diretto prevalentemente al pubblico tedesco e britannico. Gli attori sono in gran parte britannici, anche se in una particina rispunta Helmut Berger (ve lo ricordate? il protagonista, negli anni settanta, della ‘trilogia tedesca’ di Visconti ma anche di uno dei film sessualmente più espliciti di Tinto Brass). La produzione è in gran misura tedesca, in particolare della Baviera e comprende importanti catene televisive come ARTE e Sky, nonché maggiori reti tedesche ed austriache. Anche se il film andrà nella sale, il suo destino è principalmente televisivo, sia per la catena generalista (è in gran misura un drammone storico-erotico) sia per quelle specialistiche a carattere musicale. La colonna sonora musicale è molto curata : Garrett è un violinista di spicco e lo accompagna l’orchestra della radio bavarese – una sinfonica di tutto rispetto. Il pregio principale del film è di lanciare Garrett come attore e pur come bel ragazzo (in molte scene è svestito tanto quanto consentito per un film che aspira al prime time televisivo.

Più che una biografia romanzata si tratta di un episodio , peraltro breve , della vita di Paganini romanzato e dilatato (il soggiorno a Londra). Poco ha a che fare con la biografia di Paganini scritta da Michelangelo Abbadò per l’Enciclopedia Italiana versione D.O.C. del 1935. Il protagonista viene mostrato come uno rock star erotomane affetto da ludopatia. Riesce a fare l’amore nelle situazioni più difficili, anche dentro una carrozza i cui cavalli attraversano Londra al galoppo, e più volte nella stessa mattinata. Paganini riconobbe due figli avuti al di fuori del matrimonio (ma ciò avveniva frequentemente a quell’epoca, soprattutto nel mondo degli artisti). Si da poi l’impressione che sia morto giovane, nella sua villa nei pressi di Parma,  di qualche malattia  che non si menziona di fronte a signore. Invece, morì a Nizza, nella residenza del Presidente del Senato, a 56 anni (allora considerata età avanzata) di tubercolosi (malattia all’epoca frequente). Non rifiutò l’estrema unzione , ma si confessò e la comunione non arrivò il tempo. Il rifiuto dell’estrema unzione (nella sequenza finale) è essenziale perché nel film Paganini avrebbe concluso un patto faustiano con tale Urbani, emissario romano del demonio.

In breve ci si intrattiene, si ascolta buona musica ma si impara poco su Paganini.

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