PEPPER LEGACY/ “King Arthur”: Gaspare Pasini e quel suo amore per Art

- Luigi Viva

Dall’Italia, a opera del bravo jazzista Gaspare Pasini, arriva un sorprendente atto di amore per lo scomparso jazz man americano Art Pepper. La recensione di LUIGI VIVA

pepperlegacy_R439
Foto di Paolo Galletta

Art Pepper è considerato uno dei più significativi sassofonisti e musicisti della storia del jazz. Il suo percorso purtroppo incarna il mito del musicista maledetto dove droga e una vita in qualche modo dissoluta si intersecano con la vicenda musicale. La sua indubbia grandezza si manifesta sin dagli inizi quando giovanissimo entra nelle band di Stan Kenton e Benny Carter. Collocabile stilisticamente nel movimento West Coast si contraddistingue per l’originalità del suo fraseggio e della sua sonorità che fin dall’inizio ne fanno uno dei grandi del sax alto.

La dipendenza dalla droga, il periodo di detenzione,  influiscono sulla sua produzione musicale  nonostante alcune prestigiosi incisioni come quella con Buddy Rich (1968). Nel 1975 è databile la sua rinascita musicale e sarà proprio negli ultimi anni di vita, grazie anche al sostegno della moglie Laurie, che produrrà  le sue opere migliori, fino alla morte che vincerà il suo fisico fortemente provato. “Il suo suono diventa più scuro  in basso, ancora più tagliente in alto, ancora più groovy nelle ballads”. Circa cinquanta album prodotti negli ultimi sei anni con LAST CONCERT 1982 – FINAL ART realizzato nell’anno della scomparsa avvenuta il 15 giugno 1982 all’età di 56 anni. Fra le collaborazioni come   session man vanno ricordate quelle con Hoagy Carmichael, Toni Harper, Johnny Griffin, Elvin Jones, Freddy Hubbard.

Inediti, progetti in embrione, rimangono per anni dimenticati fino a che il sassofonista italiano Gaspare Pasini (Pordenone 1958), rimuoverà la patina di polvere ed oblio che sembrava oramai avvolgere la storia di questo grande del jazz.

Lo scorso giugno abbiamo avuto il piacere di assistere al concerto della Pepperlegacy svoltosi alla Casa della Contadinanza al castello di Udine, una serata per certi versi sorprendente. Pepperlegacy è un progetto fortemente voluto da Gaspare Pasini, fior di musicista che, seppure centellinando la sua attività, vanta nel curriculum collaborazioni e album prestigiosi con grandi del jazz come Cedar  Walton, Billy Higgins, David Williams,  Edy Martinez e Ray Mantilla. Di recente si è esibito con la Zerorchestra insieme a  Francesco Bearzatti , vista all’opera al Verdi di Pordenone dove la band brillantemente  ha accompagnato un muto di Max Linder.

L’amore per Art Pepper, nasce giovanissimo tanto da avviarlo allo studio del sax alto intorno ai quattordici anni. L’ascolto di due concerti del grande altista, alimenta  questa passione ; Pasini fu  colpito dal donarsi sul palco di Pepper,  un qualcosa che molto ha a che fare con la spiritualità.

“….il fraseggio di Pepper sembra essere lontano anni luce dalle costruzioni armoniche che Trane inanellava con ingegneria quasi maniacale, ma un grandissimo senso del blues era quello che li univa nel profondo e li divideva poi nella costruzione dei soli. Quello che ha sempre contraddistinto i soli di Pepper – anche quando era un giovane talentuosissimo front-liner nelle orchestre esponenti la West Coast più ortodossa e “pulita” – è una interiorità che fuoriesce nell’immediato, senza compromessi di sorta pur nel rispetto di una totale conoscenza dell’armonia sempre dimostrata attraverso il controllo magistrale del suo splendido suono” (Gaspare Pasini)

Pasini, decide di avviare il progetto  andando a parlare negli Stati Uniti con alcuni dei più fedeli discepoli di Pepper ad iniziare dal batterista Carl Burnett. E’ proprio quest’ultimo a presentarlo a Laurie Pepper che fin dal primo incontro  avalla l’idea di Pasini fornendogli dopo qualche tempo  alcuni inediti del marito. Un lungo e certosino lavoro di studio delle partiture, la ricollocazione su pentagramma (la più fedele possibile, anche nell’approccio, all’idea musicale di Pepper), ha portato alla realizzazione di  questo lavoro denso di emozione .

Il cd KING ARTHUR (MJCD 1276) è stato pubblicato con il numero di febbraio di Musica Jazz dando il dovuto risalto ad una operazione meritevole di essere portata a conoscenza di tutti gli appassionati di jazz. Va comunque sottolineato come la due principali riviste di settore Musica Jazz e Jazz it si stiano adoperando per ben supportare la musica italiana anche organizzando manifestazioni dal vivo (Concerti di Jazz It -Auditorium Antonianum, viale Manzoni, 1 -Roma).

Tornando a Pepper Legacy, l’abilità di Gaspare Pasini  è stata quella di essersi messo a sua volta al servizio di musicisti di altissima levatura accompagnandoli nella realizzazione dell’album con il rispetto che si deve a chi ha diviso il palco con tanti grandi della musica . Su tutti George Cables , lo straordinario pianista, memoria storica di Pepper, che sin dagli inizi ha sostenuto Pasini  condividendone  in pieno l’ iniziativa. Cables, che al pari di Pasini giganteggia in tutto il cd, ha  ha un palmares incredibile: da giovanissimo nel 1964 transitarono nella sua band Billy Cobham, Lenny White , in seguito ha suonato  a fianco di Joe Henderson , Sonny Rollins, Art Blakey, Freddy Hubbard, Max Roach, Dexter Gordon, Sarah Vaughn, Tony Williams, Bobby Hutcherson and Dizzy Gillespie oltre ovviamente a Pepper.

Veramente una bella occasione questa,  senza retrogusti o intenzioni poco chiare, nata esclusivamente per rendere omaggio suonando, e  bene, la musica del vecchio maestro. Il cd di apre con King Arthuruna composizione originale di Gaspare Pasini. Seguono i tre brani inediti del grande sassofonista One for the Bartender, dove insieme all’incisivo sax del leader si può ammirare il tocco e il feeling di Georges Cables.  Blues 33 vede alla ribalta Pasini che caratterizza la prima parte del brano con il suo fraseggio  sanguigno fino all’arrivo di Cables in gran spolvero. Bello il break di batteria di Burnett che punteggia tutto il disco con il suo sapiente lavoro sui piatti. Quest’ultimo perché quasi inattivo, prima di dare il suo ok si è preso due mesi di riflessione , ma una volta sul palco ha sfoderato tutta la sua bravura . Carl Burnett ha suonato con tantissimi grandi a cominciare da Sarah Vaughn, Freddie Hubbard , Eddie Harris, Marvin Gaye ,Cal Tjader Quintet ,  Gene Harris Trio , O.C. Smith,  Horace Silver, Kenny Burrell. Nel cd, oltre agli inediti di Pepper  è stata scelta anche Our Song , la ballad più struggente mai composta da Art Pepper e incisa nel 1981.

“Il rientro sulle scene è stato strepitoso anche se  era un altro Pepper: il suono ancora più scuro in basso, ancora più tagliente in alto, ancora più groovy nelle ballads. Le frasi – a volte confuse, nella ricerca di costruzioni modali (tanto ammirate in Trane) eseguite a velocità impossibile – raggiungevano vette di lirismo altissime, siderali” (Gaspare Pasini)

AWFN  è l’altro inedito ritrovato e al quale si aggiunge  Arvoire Mssr Poivre  composta appositamente per Art Pepper dal grande Phil Woods un brano che Pepper non ebbe purtroppo modo di registrare. E’ stato proprio Phil Woods a dare il suo avallo artistico a Gaspare Pasini, vincendone  le ultime perplessità, invitandolo a portare avanti la sua iniziativa  ben conoscendone  le capacità. Il cd si chiude con Patricia altro brano di Pepper, bonus track registrato dal vivo , che suggella alla grande Pepperlegacy confermando l’interplay  e le potenzialità live dei quattro musicisti. Stupendo il sax di Pasini in evidenza con il suo suono caldo avvolgente con un fraseggio emotivamente denso  e mai scontato, Cables quasi sorprendente, il tutto sorretto dalla poderosa ritmica costituita da Burnett e daEssiet Okon Essiet (Freddy Hubbard, Cedar Walton, Billy Higgins,Kenny Garrett, Danilo Perez). Essiet seppure coinvolto all’ultimo momento nel sostituire  Bob Magnusson, ha contribuito in maniera più che egregia alla riuscita di KING ARTHUR. Consigliato “vivamente” a tutti gli amanti del jazz e della buona musica. 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori