SANTANA/ “Corazón”: il cuore latino di Carlos e tanti ospiti super

- Walter Muto

Sulle scene ormai da cinque decenni, nel nuovo disco “Corazón” Carlos Santana si affida nuovamente ai super ospiti, da Gloria Estefan a Ziggy Marley. La recensione di WALTER MUTO

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Carlos Santana (Infophoto)

Al suo trentasettesimo album, il meticcio musicale per eccellenza, Carlos Santana in qualche modo ripercorre la formula già sperimentata più volte, e specialmente nel fortunatissimo Supernatural, uscito ormai la bellezza di quindici anni fa. La formula è piuttosto semplice: brani provenienti dal repertorio latino, perlopiù massicci, compatti e coinvolgenti, ma con la giusta dose di sentimenti, affetti e qualche ballata medium o slow. La chitarra di Carlos spunta qua e là con i suoi classici interventi, riservandosi botte e risposte ed alcuni assoli, naturalmente. E infine, ultimo ingrediente, la presenza di un numero importante di ospiti, vere e proprie guest stars che arricchiscono con i loro interventi dieci dei dodici pezzi presenti nella versione standard dell’album (la versione deluxe offre tre brani in più e un documentario di 30 minuti sul making of del cd). 

Su spotify è presente un contenuto bonus con brevi interventi di Santana a commento di ognuno dei brani; può rappresentare un utile, anche se non molto approfondito aiuto a comprendere la genesi delle canzoni. Cominciamo il viaggio. 

Saideira è un brano usato da Santana spesso come chiusura dei concerti, al quale il pubblico saltava immediatamente in piedi. Viene qui presentato come brano di apertura, cantato da Samuel Rosa, ed effettivamente rappresenta il Santana popolare, salsa, con la chitarra che tratteggia i classici fraseggi un po’ ovunque. Fatte le debite proporzioni, la Corazon Espinado di questo disco (anche la progressione armonica è grossomodo la stessa). La Flaca è proprio il pezzo portato al successo da Jarabe de Palo un po’ di anni fa e qui interpretato dalla voce di Juanes. Tutto sommato abbastanza fedele e un tantino piatta dopo lo sparo esplosivo del primo brano. Mal Bicho (terzo brano di fila in La minore, evidentemente una tonalità molto amata da Carlos) è eseguita con Los Fabulosos Cadillacs e rivela ancora più chiaramente la volontà di fare musica per la danza del popolo latino, diffuso in tutto il mondo e ancora molto sensibile a queste atmosfere e a questi ritmi. Mambo lievemente tendente verso reggaeton e ragamuffin, Mal Bicho è comunque un brano compatto e d’effetto. 

Primo vero colpo gobbo è Oye 2014, in cui la collaborazione è con Pitbull. Potrebbe essere l’episodio che apre ad un altro tipo di pubblico (sicura l’uscita fra breve come singolo e la rotazione su MTV) ma al tempo stesso l’episodio che farà storcere il naso ai fan di lunga data. Sostanzialmente è la versione dub – con lo pseudo-rap trascinato di Pitbull – della celeberrima Oye Como Va (peraltro anch’essa in La minore!). Giudicherete voi se Tito Puente deve rivoltarsi nella tomba o se per certi versi possa essere un interessante (e furbissimo) esperimento. Senz’altro più interessante – per suono, ambiente e ospite – Iron, Lion, Zion, brano di Bob Marley qui interpretato dal figlio Ziggy. Bella la voce, sofferta al punto giusto, bella la canzone, massiccio l’arrangiamento e tutto sommato misurati i fendenti di Carlos. A rigor di cronaca presenti come ospiti anche ChocQuib Town, che assicurano una presenza latina anche a questo simil-reggae. 

E siamo a Una noche en Napoles, che sposta il mondo di riferimento verso la più classica ballata latina, strumenti acustici, percussioni a mazzi e tre voci femminili, Lila Downs, Niña Pastori e Soledad. Pregevole prestazione di Santana, che insolitamente, ma in maniera efficace,  imbraccia una dodici corde acustica. 

Il giro di boa, ipotetico inizio di una ormai inesistente seconda facciata, è affidato niente di meno che a Gloria Estefan con Besos de Lejos. La senhora del Latin nobilita con la sua inconfondibile voce un brano forse arrangiato un po’ troppo pop. La successiva Margarita è eseguita da Romeo Santos, già conosciuto anche dal grande pubblico come voce solista degli Aventura. Come racconta Santana stesso nei suoi commenti ai pezzi, qui si viene proiettati all’epoca dei primi anni di scuola superiore, gli anni dei primi amori. Il brano è un tentativo di far rivivere quelle atmosfere. 

Indy, eseguita da Miguel, cantante di origini messicane è forse il brano più soul dell’album (soul latino, pur se cantato in inglese), anche se in una andatura da ballata. Brano non comune, senza batteria, sostenuto esclusivamente dalla voce corposadi Miguel e dalla chitarra di Santana. 

Feel It Coming Back porta invece a delle atmosfere tipiche, che so, del Brian Adams più leggero. La voce qui è quella di Diego Torres, che sostiene bene questo rockettino da autostrada di facile ascolto (e pertanto di facile seguito). Tipici anche il bridge e il successivo spazio concesso ad un assolo un po’ più lungo. Yo soy la luz vede invece come ospiti la moglie di Santana Cindy Blackman alla batteria e Wayne Shorter al sax tenore. Mi è parso un brano messo lì giusto per arrivare al finale, rappresentato dalla conclusiva I See Your Face, uno strumentale scritto dal grande chitarrista brasiliano Bola Sete ed il cui tema è eseguito da Carlos alla chitarra classica. 

Santana stesso nel commento finale alla realizzazione dell’album dice che vuol essere un inno alla fede, alla speranza e all’armonia. Diciamo che aldilà delle motivazioni umane e spirituali, questo album rappresenta una antologia piuttosto variegata di brani appartenenti al mondo latinoamericano, con una serie di contaminazioni più o meno efficaci, più o meno riuscite, anche a seconda dei gusti. Per i fan di questo chitarrista, questo album non aggiunge molto al già prodotto, mantenendosi nel solco delle varie collaborazioni di questi anni. Avvicina forse ancora di più l’artista al mondo latino, da cui era partito ormai quasi 50 anni fa e che aveva fra i primi mescolato a spirito e fraseggio blues. 

La versione De Luxe conferma questo (ri)avvicinamento; le tre canzoni aggiunte sono quelle di Samuel Rosa e Gloria Estefan nella versione in lingua portoghese, e quella di Diego Torres nella versione originale in spagnolo (Amor Correspondido). Insomma, una manciata di buone canzoni, molto latine, molto pop, probabilmente molto radiofoniche ed estive, vista anche la promozione che sicuramente ne seguirà. 

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