GIORGIO ALBERTAZZI / Ecco cosa dobbiamo “Tener-a−mente”…

- Angelo Oliva

Si è appena concluso il festival “Tener-a-mente” presso il Vittoriale di Gardone Riviera, con il “Mercante di Venezia” di Giorgio Albertazzi. Il commento di ANGELO OLIVA

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Giorgio Albertazzi

Si é concluso il festival “Tener-a-mente” presso il Vittoriale di Gardone Riviera, dimora del “Vate” Gabriele D’Annunzio. Questo compito é spettato ad un personaggio importante, pietra miliare del teatro italiano, l’istrionico attore e regista Giorgio Albertazzi – 91 anni il prossimo 20 agosto – ed al suo “Mercante di Venezia”, opera di William Shakespeare riadattata dal giovane regista vicentino Giancarlo Marinelli. Giorgio Albertazzi, attivo da decenni sulle scene, è stato anche uno dei primi divi televisivi italiani, protagonista di letture poetiche e di sceneggiati di grande successo. “Per me Il Mercante di Venezia è sempre stata la sinfonia della giovinezza” racconta l’attore “Antonio, Bassanio, Lorenzo, Porzia, Jessica – alcuni dei protagonisti della commedia – sono l’incarnazione del sublime epigramma di Sandro Penna: “Forse la giovinezza è solo questo: perenne amare i sensi e non pentirsi”. Come nel caso di Porzia-Amleto, dove l’ombra del padre defunto continua a condizionare la scelta d’amore, tenendola al guinzaglio o il dogma cieco di una legge che sembra spegnere definitivamente il sogno di felicità. Ma proprio come immagina Shakespeare, intervengono puntuali un sotterfugio o un travestimento, un colpo di teatro e di giovinezza – che son la stessa cosa – in grado di infrangere gli ostacoli.

Bella la realizzazione in se dello spettacolo. Minimale ed essenziale nell’allestimento. L’alternanza di momenti di grande riflessione a lievi momenti di ironia, lo alleggeriscono e lo rendono più agevole. Bravi i giovani attori che in alcuni casi, dimostrano la loro giovane esperienza nei confronti di un veterano come Giorgio Albertazzi. Abbastanza lento il primo atto, mentre il secondo risulta più frizzante e più in stile Shakespeariano. Forse con l’assenza del vero valore aggiunto di Giorgio Albertazzi, il tutto non avrebbe ottenuto gli stessi risultati di pubblico e critica. Ma é un dubbio personale. Comunque Giorgio Albertazzi, con la sua impareggiabile interpretazione di Shylock, il ricco usuraio ebreo, ha fatto del “Mercante di Venezia” un perfetto ibrido, rendendolo nuovamente “moderno”.

E’ quasi mezzanotte quando si chiude la scena ma c’è ancora il tempo di citare il grande Vate, vista il contesto in cui ci si trova. Giorgio regala al pubblico del Vittoriale alcuni versi di Aligi suo personaggio in “la Figlia di Iorio”, proprio di Gabriele D’Annunzio, interpretata con Anna Proclemer, attrice e doppiatrice, compagna di vita per molti anni di Albertazzi.

Cala il sipario, ma non per molto. L’incontro con il pubblico a fine spettacolo suggella la grande passione che lega Giorgio Albertazzi al suo pubblico. Saluta tutti e si presta alle più svariate richieste: foto, autografi, strette di mano. Mi colpisce una bambina che timidamente si avvicina a Giorgio e le chiede con tanta emozione un autografo sul biglietto dello spettacolo. “Come ti chiami?” chiede lui. “Lucrezia” risponde lei. “E da grande vuoi fare l’attrice?” lei sorride “Si”. Lui le accarezza con un dito la fronte proseguendo giù per il naso e con un sorriso ed una luce unica negli occhi le dice: “Tu Lucrezia, farai l’attrice!”

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