POSTA NOTTURNA/ Bob Dylan prima delle e-mail

- Corrado Sala

La rubrica di CORRADO SALA, tra sogni, ricordi, visioni e musica. Questa volta indietro nel tempo negli anni settanta, in attesa di un concerto di Bob Dylan…

rolling_dylan_R439
Immagine di archivio

Sotto un quadrato di cielo, ti vedo ogni sera dall’altra parte della strada. Accade quando il sole tramonta e tu fai ritorno a casa. A quell’ora le macchine sono poche, scorrono in silenzio come foglie sul fiume. Dentro soltanto il suono di una radio, staccato da tutto, e una canzone parla del vento di confine e di una ragazza venuta dal Nord. Accompagna uomini e donne che viaggiano in direzione contraria alla città, verso un posto dove c’è qualcuno che aspetta.

Tu hai il viso avvolto da capelli fini e lucenti, un castano che vira al rosso come fosse legno di ciliegio. A quell’ora, quando l’estate è finita e la luce cala azzurra verso l’orizzonte, ti vedo con la tua borsa piena di libri. Torni dalla scuola giù in città, una costruzione bassa di mattoni scuri e ampie vetrate dove tre volte alla settimana insegni letteratura inglese. A quell’ora, quando il sole tramonta e l’estate è finita, io guardo il cielo in cerca di anatre in volo. A quell’ora si alzano a stormo da un lago non molto lontano, ed è da loro che ho imparato a capire se col buio si alzerà anche il vento.

Io lavoro in un giornale della sera, ho realizzato un piccolo sogno: quello di una rubrica di satira in prima pagina. Una fortuna per uno che spesso preme la bocca sulla malinconia. Scrivo un corsivo ogni giorno e, una volta alla settimana, un racconto che il giornale pubblica la domenica.

A quell’ora, se le anatre volano in formazione compatta, io so che si alzerà il vento e forse verrà anche la pioggia. Quando accade, resto a casa e il pezzo al giornale lo detto al telefono.

Tempo fa ho letto su una rivista di fantascienza che tra molti anni questo non accadrà più. Inventeranno una cosa chiamata “posta elettronica” e spingendo un tasto, ovunque tu sia, potrai spedire i tuoi pensieri e le tue parole. In ogni angolo del pianeta, ovunque vorrai.

Ma ora, mentre premo i tasti della mia “Lettera 22”, mi chiedo se tutto questo sarà vero e se anche le anatre, un giorno, viaggeranno anonime e fredde come la posta elettronica. Se resteranno fedeli al proprio radar interiore o si smarriranno come faranno gli uomini del XXI secolo quando non sapranno più della bellezza di una macchina da scrivere, del profumo del nastro, dell’odore di carta inchiostrata di fresco, della poesia di fogli corretti a mano con la matita bicolore.

Vorrei scriverti una lettera ma non so quanto ci vorrà. Quando sarò pronto forse avranno già inventato la “posta elettronica” e non dovrò nemmeno uscire per una busta e un francobollo. Per adesso ti guardo mentre torni a casa e scende la sera, mentre posi i tuoi libri sulla scrivania 
piena di barattoli colorati e colmi di penne. Forse stai scrivendo qualcosa, i fogli sparsi sono un indizio: 
poesie o parole per una canzone. 

Alle tue spalle un poster del 1975 annuncia che Bob Dylan suonerà in città, però mancano ancora tre anni e forse avrò tempo per scriverti, invitarti al concerto ed evitare la posta elettronica.

Scriviamo dalla stessa strada, da finestre che si specchiano nella stessa luce arancione e soffusa. Tu ti muovi silenziosa dietro alla grande finestra, io sfioro i miei racconti col palmo della mano.
Viviamo entrambi nello stesso posto, alla periferia della città, sopra una collina dove ogni rumore è lontano e i bambini giocano accanto alla vecchia Chiesa.  Ci separano pochi metri, un melo di struggente bellezza e l’odore del fieno tagliato quando l’estate è finita.

La tua finestra s’accende quando è alta la sera e, dall’altra parte della strada, io ti vedo che scrivi:  poesie, lettere, forse canzoni. E’ quello che faccio anch’io. Scrivo dalla finestra di fronte alla tua e  spesso sono racconti come questo.

 

Adesso la sera è alta, piove, e io al giornale ho già dettato il mio pezzo. Fortunatamente non hanno ancora inventato la posta elettronica o un’altra diavoleria che chiameranno Facebook e che servirà semplicemente a farti sentire quanto sei diventato vecchio. Dicono che servirà a trovare i tuoi vecchi amici di scuola, i colleghi di lavoro, tutta la gente incontrata e persa e i marmittoni che con te hanno fatto il servizio militare. Ma sarà solo un’illusione. Grazie a Facebook scoprirai che metà della gente che cerchi è morta, mentre nell’altra metà troverai le foto di certe tue vecchie fidanzate vestite da sposa lo stesso giorno che hai varcato per la prima volta la porta dello psicologo.

Ma per fortuna questo tutto questo deve ancora accadere e io posso sempre sperare di scriverti una lettera prima che inventino la posta elettronica, chiuderla in una busta con la Coccoina, metterci sopra un francobollo da 25 lire del 1972 con la faccia di Giovanni Verga stampata su un fondo arancione e infilarla nella buca rossa della posta che sta proprio sotto casa tua.

Fra tre anni Dylan suona in città – lo dice il poster alle tue spalle – e a me resta un po’ di tempo per chiederti se c’andremo insieme.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori