LETTURE/ L’inno musicale di Milano: Madonina. L’anteprima del libro di Andrea Pedrinelli

- Andrea Pedrinelli

Un libro interamente dedicato alla storia della canzone milanese, dall’Ottocento fino ai rapper di casa nostra, scritto da Andrea Pedrinelli, ecco di cosa si tratta

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Immagini di repertorio (Infophoto)

Da questa settimana pubblichiamo alcuni estratti del volume “La canzone a Milano – Dalle origini ai giorni nostri” di Andrea Pedrinelli, Editore Ulrico Hoepli Milano, volume che verrà presentato al Teatro Litta il giorno 23 novembre alle 21. Nel volume, che ha la prefazione del grande musicista jazz Franco Cerri, si compie un excursus storico e critico, mai tentato prima, sull’intera vicenda della musica cosiddetta “leggera” nel capoluogo lombardo: dunque vi vengono presentati artisti milanesi, canzoni in lingua meneghina, ma anche l’industria del disco, i brani che parlano della città, i grandi eventi della musica a Milano, l’intersecarsi della canzone con teatro, jazz o televisione. Il tutto partendo dall’Ottocento per arrivare ai rapper, con ampia discografia a colori e numerose chicche figlie di una lunga ricerca e di incontri personali dell’autore con gli artisti e i protagonisti della storia, che sono oltre trecento, da Barbapedanna e Milly sino a Gianluca Grignani ed Enrico Ruggeri. In questo primo estratto riportiamo la storia dell’“inno” musicale di Milano, Madonina di Giovanni D’Anzi, che nacque nell’ottobre di 80 anni fa esatti.

Siamo nell’autunno del 1935, e al Trianon è in scena una sorta di festival della canzone partenopea (…) cui Giovanni D’Anzi ha l’intuizione di rispondere per le rime: scrivendo musica e parole di un brano destinato a divenire vero e proprio inno di Milano. Tango moderato in due quarti, si intitola Madonina: “O mia bela Madonina / che te brillet de lontan…” La prima voce di Madonina è Lydia Johnson, la stessa soubrette che diede il La alla carriera di D’Anzi portandolo con sé sino a Parigi. E la Johnson non è poi così convinta che valga la pena interpretare un brano come Madonina, volutamente provocatorio anche se con ironia, davanti a un pubblico approdato al Trianon per osannare la musica del Vesuvio. Però alla fine Lydia Johnson chiude la serata con Madonina. E allora, scrivono i biografi di D’Anzi, “La sala piomba in un silenzio carico di sorpresa”. Sarà stato un flop? (…) No: aveva ragione D’Anzi. Il Trianon esplode in un applauso lunghissimo, molti chiedono il bis. (…) Quella notte è la notte in cui tutto nasce, per la canzone a Milano. Nasce Madonina, che verrà incisa da Renzo Mori, Memo Remigi e molti altri (fra cui ovviamente D’Anzi stesso, autore forse della versione più celebre); nasce la canzone milanese moderna; nasce una nuova, più nota e fortunata, collaborazione Bracchi-D’Anzi; nasce l’esigenza di ricostruire il canzoniere popolare milanese. E ovviamente rinasce alla musica Giovanni D’Anzi, che verrà definito “re” della canzone di Milano. “A disen la canzon la nass a Napoli”, è vero, ed egli lo scrive; “Adess gh’è la canzon de Roma magica, de Nina er Cupolone e Rugantin”, va bene, anche questo non se lo nasconde. Ma non si è offeso nessuno, quando a ciò D’Anzi ha risposto con “Mi speri che se offenderà nessun / se parlem un cicin anca de nun… / O mia bela Madonina…” Madonina diventa in breve simbolo cultural-popolare di Milano quanto ne è icona architettonica-spirituale la Madonnina del Duomo. E “Milan l’è un gran Milan” anche in musica, finalmente.



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