Analisi / Testo canzone di Lorenzo Fragola ‘Siamo Uguali’, Festival di Sanremo 2015

- Marcella Manghi

Lorenzo Fragola, l’analisi del testo di “Siamo uguali“, la sua canzone per questo Festival di Sanremo 2015. MARCELLA MANGHI commenta e analizza il testo del brano in gara.

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No, tutto si può dir di lui, ma non che è uguale agli altri. Lorenzo Fragola, neocampione di “X-Factor”, il più favorito di questo festival, ma nello stesso tempo il più estraneo alla gavetta. Eppure il titolo ci catapulta in un mondo dove almeno due persone sono uguali. Uguali, nonostante la diversità di vedute che hanno portato la coppia al centro della canzone a un momento di allontanamento. “Forse torneremo ad amarci” apre – oltre che il testo – uno scenario d’incertezza. Tutta la canzone cavalca questo secondo verso, nel tentativo dell’autore di convincere la sua lei (usiamo il femminile per semplicità, ma in realtà nulla accenna ad un gender specifico di questi tempi) che “siamo uguali in fondo”. Le parole non bastano, sono sempre inadeguate per esprimere il sentimento “usiamo stupide parole”; il tempo non basta, perché in fondo “nulla basta mai”. Il punto è questo: c’è sempre qualcos’altro a cui tendere, c’è sempre quel sentimento ultimo di insoddisfazione che cerca di essere riempito; in questo caso, con la ricucitura del rapporto. Sanare uno strappo è anche un’operazione dolorosa “è stupido chi pensa che non serva anche il dolore”, ma la sofferenza è anche una tappa inevitabile attraverso cui il rapporto passa attraverso. Una consapevolezza che – al giorno d’oggi – non è da tutti. Lorenzo – o meglio Fedez, se vogliamo rendere giustizia all’autore che sta dietro il testo del cantante – esprime fin dal principio la drammaticità di un rapporto sfilacciato, fatto di troppi tentativi vani, a cui però il protagonista non si vuole arrendere: “non scappare dai miei sguardi/non possono inseguirti/non voltarti dai”. La parte centrale, la più intima del testo, è dedicata al ricordo di lei, lei che lo ha ferito ‘schegge di una voce rotta mi hanno ferito un’altra volta’, scappata forse, con il suo cuore nel bagaglio a mano, con tutti i suoi difetti che lui ama (i difetti generano sempre simpatia, comprensione) e i suoi pregi che odia (eh già, perché i pregi generano più spesso invidia…). Certo, lei forse un giorno ci ripenserà “forse cercherai le mie mani/solo per un giorno”, e fra grida e rancore “ma griderai sul silenzio della pioggia/è rancore e mal di testa” tornerà per nostalgia, magari per un attimo. Ma a lui non basta, al punto che per riaverla farebbe di tutto: “potrei darti il mondo” ripete. Fino ad un certo punto però: anche la disponibilità alla riconciliazione ha un limite.“Ma io non ci sarò” apre l’ultima strofa con un tuono d’orgoglio ferito, d’intimidazione, di troppa pazienza andata esaurita. A quel punto, lei sarà libera di ‘atterrare fra le braccia di chi vuoi’. Se fino a un attimo prima, l’io ferito era disposto a riconcedersi totalmente, ora che c’è di mezzo un altro è tardi. Potrei darti il mondo, tranne me. Caro Lorenzo, anche io – a quel punto – avrei detto la stessa cosa. Siamo forse uguali?



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