FESTIVAL DI SANREMO 2015/ Da Il Volo a Nek, un altro “volto” dei cantanti nelle cover

- Alessandro Berni

Ieri sera il Festival di Sanremo 2015 ha offerto una serata a base di cover di celebri canzoni italiane interpretate dai cantanti Campioni in gara. Il commento di ALESSANDRO BERNI

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In perfetta linea con l’economia di un festival dove molti suoi rappresentanti si sono letteralmente inventati (autoeletti?) artisti lasciando a più riprese l’impressione di aver imparato il manuale su come diventare cantante in ventiquattro ore, ecco la serata che mette a tema la reinterpretazione di celebri canzoni italiane dai ’60 ai ’90. Le serate in cui i big avevano presentato la loro canzone inedita avevano lasciato sperare qualcosa. Per quanto non si potesse gridare al miracolo (ma nessun festival – a memoria d’uomo – ha mai consentito tanto), qualcosa si era mosso rispetto al deserto della scorsa edizione. Con la serata delle cover si cambia registro. 

Per scelta, per arrangiamenti, per preferenze, per vincitori l’impressione è che l’ideale utente di questo spettacolo sia una varietà umana ben definita. Sprofondati in una poltrona, semiassopiti davanti a non meno di cinque varietà di liquori, ciascuno in compagnia del proprio partner a stordirsi di effusioni e di sorsate alcoliche, gettando qua e là occhiate compiaciute e vagamente inebetite. Forse così questo tipo di spettacolo può risultare pienamente apprezzabile o perlomeno interessante. Veniamo ai cantanti.

Raf – Rose rosse La conferma di una voce che sembra completamente seduta, forse momentaneamente chissà (causa malanni stagionali). Sembra non farcela e dà l’impressione di voler arrampicarsi sulle note come in un’escursione in montagna senza le forze necessarie. Meglio nel climax finale. E sì che un tempo aveva una voce dai contorni soul ordinata, dignitosa, espressiva. Saprà tirarla fuori ancora ancora? Voto 5

Irene Grandi – Se perdo te Sempre centrata, grintosa, registrata, forte di un’intonazione solida e di una pronuncia chiara e distinta. Arrangiamento pop-rock morbido come nello stile di molte sue cose. Forse fin troppo prevedibile nella sua declinazione a misura dell’artista. Voto 6

Moreno – Una carezza in un pugno Scontatissima resa in codice reggae del classico di Celentano, roba che rapper e canzonettari alternativi alla Giuliano Palma fanno da tempo immemorabile. Non ultimo cantata da far pietà. Orribile. Voto 3

Anna Tatangelo – Dio come ti amo Si conferma una piacevole sorpresa su tonalità medie e frasi soffuse, complessivamente canta in maniera dignitosa e ordinata, pur essendo molto lontana dalla potente espressività struggente dell’originale. Per chi non la conoscesse andatevi ad ascoltare la versione capolavoro di Paola Turci di quattro anni fa. Comunque brava. Voto 6 e 1/2

Biggio e Mandelli – E la vita, la vita Il sorprendente arrangiamento in codice swing dell’irresistibile canzone-cabaret di Cochi e Renato diventa troppo impegnativo per i due comici che rimediano la figura dei cantori improvvisati della domenica pomeriggio tra parco, figli, giostre e animali domestici. Voto 4 e 1/2

Chiara – Il volto della vita La quotatissima Galiazzo vuole dimostrare di non essere seconda a nessuno piazzando gorgheggi fuori luogo ovunque e confermando la vulgata moderna secondo la quale definirsi cantanti occorre fare gli splendidi. Voto 5

Nesli – Mare mare Tenta di dare la sua personale impronta roca alla canzone, ma finisce per essere una media perfetta tra Jovanotti, Moreno e il fratello Fabri Fibra. Sbalzi vocali sguaiati giocati tutti di spinta senza avere idea di come accompagnare la canzone. Classico rapper sprovveduto di casa nostra. Voto 4

Nek – Se telefonando Enfatico arrangiamento pop-rock peculiare dello stile del cantautore modenese. Nek è sempre uguale a se stesso qualsiasi cosa canti. Intonato ed energico il giusto, ordinato e piatto, avaro di colori e sfumature. Voto 6

Dear Jack – Io che amo solo te Come prevedibile il gruppo fresco di consacrazione teenageriale spara un arrangiamento soft-rock ultraprodotto del capolavoro di Endrigo, che segue i binari del prevedibile tra risaputa enfasi e staffilate elettriche a buon mercato. Voto 5

Grazia Di Michele e Platinette – Alghero Lucio Fabbri alla direzione è una scelta ricorrente e un autentico alter ego delle cose migliori della Di Michele, che sembrano oggi un lontano ricordo. L’arrangiamento è ottimo, pieno di colori e di humor, il duo risulta sfilacciato (il connubio tra una ex artista e un parvenu lascia abbastanza a desiderare). Voto 5 

Bianca Atzei – Ciao amore ciao Timbro e grinta di tutto rispetto per l’ultima musa del new retrò. Picchi notevoli e graffio da brividi colorano il congedo di Tenco di aromi inediti, tra saliscendi e birignao maneggiati con buona padronanza. Voto 7

Alex Britti – Io mi fermo qui Anzi si ferma molto prima. La bella canzone di Donatello non inizia neppure nella versione di Britti, da sempre indiscusso chitarrista rock-blues di altissimo livello, ma che, ahimè, non ha mai saputo né cantare, né scrivere canzoni degne di questo nome. Voto 4

Lorenzo Fragola – Una città per cantare Arrangiamento fedele all’originale appena un po’ più appoggiato da una ritmica leggera e continua. Discreta intonazione ma senza espressività e con uno scarso senso delle dinamiche cantautorali tanto da sembrare a più riprese fuori tempo. Voto 4

Il Volo – Ancora Ecco la versione imberbe dei tre tenores che a colpi di canto muscolare e formalmente ineccepibile massacra di fraseggi un monumento della canzone italiana. Il trionfo del più sfacciato e rumoroso body singing. Voto 4

Annalisa – Ti sento Sempre più brava la ligure miracolosa emissione della cloaca di Amici. Dopo l’inedito in pieno classico stile melodico italiano che valorizza il meglio del manierista Kekko Silvestre, si appropria di questo brano storico alla sua maniera. Impetuosa e nutritiva, fa suo il classico showdown vocale della Ruggiero senza sfidarla sul suo terreno. Voto 7

Lara Fabian – Sto male È una sorta di Dion in scala ridotta, incerta sui saliscendi ma autorevole sulle note lunghe. L’interpretazione è molto discontinua e non incanta, ma conquista il pubblico per la notevole impennata finale. Voto 5

Gianluca Grignani – Vedrai vedrai Per l’altro classico stra-abusato di Tenco ecco un Grignani inconsueto, dentro la canzone come raramente nel suo repertorio. Senza essere un grande cantante tira fuori una voce, forse mai come prima, o forse meglio come raramente gli è capitato. Voto 6 

Nina Zilli – Se bruciasse la città Magnetica e affabulatrice di sicuro. Questo Ranieri d’annata – scelta ideale per le sue corde new retrò – propone tutti i pro e contro del suo cantare. Rigido e insicuro nelle frasi staccate, potente e trascinante nelle esplosioni lunghe e piene. Voto 6

Malika Ayane – Vivere Un brano non adatto a lei interpretato però con la consueta cura ed eleganza di chi sa gestire tempi, modi e pause del canto con tutte le possibili variazioni. Voce di grande profilo sempre più avviata sulla strada per diventare un classico. Voto 7

Marco Masini – Sarà per te Canzone delicata e sincera tirata fuori tempo fa da Nuti. Masini la fa sua con inedito garbo e tenendo al minimo il tuo tipico pronunciare slabbrato. Voto 6

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