NELCASO/ “But Not In Silence”: folk revival da Rimini

- La Redazione

Hanno un nome bizzarro, arrivano dalla riviera romagnola e fanno folk revival con invenzioni sonore tutte loro. Sono i Nelcaso ecco di cosa si tratta. di GIANLUCA PORTA

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I Nelcaso

Quando un bambino guarda quell’immenso mare di bianco che è la neve, si stupisce. Ed è impensabile fare altrimenti, così pura e perfetta, che copre tutto e livella la bruttezza dell’asfalto. Nota la bellezza della semplicità, e si commuove. C’è struggimento nel vedere i fiocchi danzare fino al terreno, combattuti tra la voglia di giocarci, di essere parte di quella perfezione, e di restare immobili a contemplare. Ecco, i Nelcaso si sono accorti che, a guardare bene, ogni giornata può essere raccontata così, e facendolo han musicato le storie di tutti, di amori non corrisposti, di sangiovese e di grazia. 

Loro sono di Rimini, dove c’è il mare, la bella gente e l’arte della gioia di vivere (o almeno io Rimini me la immagino così), sono in tre (Giacomo Morigi-chitarra, voce e banjo, Rocco Monti-basso e percussioni, Gaio Biondi-tromba, flicorno e chitarra elettrica), prima dell’album hanno fatto un EP, poi si sono trovati un’etichetta (Stop Records) e hanno fatto But Not In Silence. 

È un disco che segue la corrente del revival folk, quello dei Mumford o di Bon Iver, mischiandolo a un’attitudine lo-fi, il tutto a dare delle canzoni che colpiscono per la semplicità e la bellezza. 

Tutto inizia con “Grace”, che vive di vibrante crescendo, scandito da percussioni minimaliste e un basso martellante,  fino ad arrivare a un tripudio per tromba, voce e banjo, che crea il bisogno

Di riascoltarla. Un rapido cambio di atmosfera e strumentazione e si passa a “J.J.”, dove la leggera distorsione della chitarra bene si sposa con la voce vellutate di Morigi. La canzone successiva, “Home”, ha il mondo dentro gli accordi, così aperti da poter respirare di tutta l’aria del mondo, ha lo struggimento nelle note della tromba e quell’impeto incessante che tutti sognano, scandito dalla randellate dell’elettrica. La traccia successiva, “Blue Balloons”, si innesta in quel filone, più scarno, del folk, solo chitarra e voce, prendendo gli elementi tradizionali e facendoli loro, fino a scaldare il cuore. “No Ghost” e “Thin Wall” sono i brani che più di tutti gli altri vivono l’agitarsi dei tre, sia perché la tromba viene lasciata a briglie sciolte, sia perché il basso decide di tenere il ritmo e nel frattempo di cantare, sia perché la voce è sempre più presente, senza mai essere fioca o forzata. Il disco si chiude con “Long Time Traveller”, dove la voce si appoggia alle lunghe note della tromba per poter raggiungere le sue vette e lo struggimento si fa sentire più forte, carico di un desiderio che non si vuole arrendere. 

Il folk non è morto, e non morirà mai, perché se c’è la voglia di suonare assieme, di divertirsi e di fare una cosa bella alla fine succedono grandi cose. Un po’ come mostrano i Nelcaso, che son di sicuro diventati una della realtà più interessanti nel panorama indie italiano, con un album che farebbe commuovere anche gli hipster più snob di Milano. 

(Gianluca Porta)

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