CARMINA BURANA/ Un dittico di successo all’Opera di Roma

- Giuseppe Pennisi

I Carmina Burana, il capolavoro di Carl Orff, sono andati in scena con le coreografie di Micha van Hoecke, le scene di Emanuel Ungaro e Carlo Savi. La recensione di GIUSEPPE PENNISI

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Carmina Burana

Fa indubbiamente piacere vedere un teatro grande quanto il Costanzi (la sede principale dell’Opera di Roma Capitale) per la prima, il 14 febbraio, di un dittico insolito e poco conosciuto di lavori della prima metà del secolo scorso: Le chant du rossignol di Igor Stravinskji e Carmina Burana di Carl Orff. Sul podio il Maestro David Coleman, maestro del Coro Roberto Gabbiani. I Carmina Burana il capolavoro di Carl Orff, sono andati in scena con le coreografie di Micha van Hoecke, le scene di Emanuel Ungaro e Carlo Savi  con i costumi di Emanuel Ungaro. Il grand couturier italo-francese ha portato nella danza il suo stile, l’eleganza raffinatissima di un maestro che vive, quando si occupa di costumi di scena, un passaggio quasi “naturale”, visto che l’alta moda ha sempre un aspetto teatrale. Emanuel Ungaro per i Carmina Burana ha creato dei costumi morbidi, “liquidi” che si adattano perfettamente al corpo dei ballerini.

Le scene surreali di Carlo Savi con un cielo-mare dove incombe una crudele caccia completano lo spettacolo. A dar voce ai testi delle medievali canzoni profane sono la mezzosoprano Kathleen Kim, il controtenore Filippo Mineccia e il baritono JonathanMc Govern. Nei ruoli principali della parte più propriamente danzata : l’étoile Gaia Straccamore / Angela Kouznetsova / Virginia Giovanetti (Flora); la prima ballerina Alessandra Amato / Alessia Barberini / Cristina Saso (Fortuna); il primo ballerino Manuel Paruccini (Phebus);Alessio Rezza / Yuri Mastrangeli (Zephyrus. Con la partecipazione del Coro di Voci bianche diretto dal MaestroJosé Maria Sciutto. Carmina Burana viene di solito presentato in versione da concerto, ma pochi sanno che venne pensato per un’azione coreografica nel quadro di una festa della gioventù nazional-socialista; la prima avvenne in quel magnifico teatro dell’opera di Francoforte, fortemente danneggiato dai bombardamenti ed ora adibito prevalentemente a sala di concerti con il nome di Alte Oper. D’altronde, Orff era il musico di corte a Wilhemstrasse a Berlino ed a Berghof in Baviera, le residenze abituali diAdolf Hitler.

Carmina Burana è parte di un trittico dedicato all’amore, o meglio all’eros. Lo spettacolo rende bene la grandiosità dello spettacolo, con i due cori in scalinate ai lati dal palcoscenico e l’azione nella parte centrale. E’ azione stilizzata ed eminentemente simbolica. A differenza di molti compositori dell’epoca, ma in sintonia ad esempio con lo Stravinskji del periodo neo-classico, Respighi e certi lavoratori di un innovatore indefesso come Malipiero, Orff ricercava l’innovazione non agganciandosi all’allora dominante ‘seconda scuola di Vienna’ ma nel classicismo e nella musica medioevale.  Di grande rilievo, le sue trascrizioni/rielaborazioni da Monteverdi. In primo luogo, è stata una decisione saggia quella di proporre Carmina Burana in versione scenica , non solo da concerto; al di là delle polemiche sulla sua origine (la prima esecuzione assoluta , tra l’altro, venne fortemente attaccata dalla stampa più vicina al Governo perché il testo non è in tedesco ma nel latino medioevale degli studenti universitari della Germania ed, inoltro, incorpora elementi di jazz), è uno dei capolavori del Novecento storico ed unicamente una rappresentazione può dare giustizia alla sua teatralità. Il pubblico è stato entusiasta.


Le chant du rossignol, balletto in un atto tratto da una fiaba di Hans Christian Andersen, su musiche di Igor Stravinskij, ha la coreografia di Lorca Massine, da un progetto incompiuto di Serge Diaghilev e Leonide Massine. La scena, una flora “plastica”, è quella che Fortunato Depero creò su commissione del fondatore dei “Ballets Russes” alla fine del 1916: un paesaggio artificiale astratto con coni, piramidi e poliedri. Anche i costumi portano la firma dell’artista futurista. Nel ruolo del Rossignol la prima ballerina del Teatro dell’Opera Alessandra Amato, in alternanza con Marianna Suriano / Erika Gaudenzi; in quello del Rossignol meccanicoAnnalisa Cianci in alternanza con Roberta Paparella / Giovanna Pisani; l’imperatore è interpretato da Giuseppe Depalo alternandosi con Emanuele Mulè; la Morte dal primo ballerino Manuel Paruccini / Antonello Mastrangelo.Le Rossignol è stato presentato come breve antipasto alla vera pietanza Carmina Burana. Occorre sottolineare che, al di là dell’affascinante lavoro di Depero e della partitura di Stravinskij, densa di anticipi de Le Sacre du Printemps, il lavoro resta incompiuto, in gran misura a ragione della scialba coreografia di Lorca Massine il quale è, però, il depositario degli appunti del padre. Nel 2010, Robert Lepage e Kazushi Onu presentarono a Aix-en-Provence (portandolo, poi, a Lione, a New York ed in Canada) una versione in cui Le chant du rossignolveniva astutamente fuso con autres fables messe in musica da Stravinskij , utilizzando non solo cantanti (oltre che ballerini) ma ombre cinesi e marionette giapponesi, e prescindendo totalmente dal lavoro di Lorca Massine. Un lavoro di ben maggiore spessore ed impatto di quello visto a Roma, molto applauditi comunque dal pubblico.

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