MADONNA/ Brit Awards: quella caduta di chi ha perso il senso della vita che sfugge

- Walter Muto

Sembra che sia diventata regola comune fare tutto quello che si vuole quando si vuole: la caduta di Madonna durante una esibizione apre lo spazio per alcune riflessioni. di WALTER MUTO

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Lo scivolone di Madonna

Il web è invaso oggi dai video che impietosamente ritraggono Madonna e il suo ruzzolone all’indietro, trascinata da un mantello esagerato, sul palco dei Brit Awards. 

Centinaia di migliaia di visualizzazioni in poche ore, e questo la dice già lunga sul fatto che quello che tira di più in rete (o fra le cose che tirano di più, non ho statistiche alla mano e scrivo di getto) è la cosa strana, fuori dalla norma, freak, e che spesso involve uno scherzo, organizzato o no, ai danni di qualcuno. 

Le battute si sprecheranno oggi, in radio e nei bar (che caduta della madonna, e simili amenità…); i più maligni già discutono se la caduta non fosse stata anch’essa orchestrata. Io, dal mio piccolo angolo, dico di no. 

La popstar doveva coordinare di più i movimenti, cantare, pensare alla coreografia e fra le altre cose, slacciare il fiocchetto dell’enorme mantello che successivamente avrebbe dovuto volare via, libero, alle sue spalle. Un piccolo ritardo, un anticipo da parte di chi doveva tirarlo via, uno scherzo della sorte, chissà. Stamattina mentre sentivo la notizia per radio mi è venuto subito un pensiero. Si sta davvero diffondendo una mentalità pericolosa, quella che a chiunque sia possibile fare qualunque cosa voglia, anche contro la natura delle cose. Così due ricchi omosessuali possono comperarsi il figlio che vogliono (e poi ritenere esagerato che pianga sempre, perché gli manca il contatto con la madre) e una cinquantaseienne voler apparire, agire, lavorare sempre come una ventenne. Non so se la riflessione sia troppo severa, o il collegamento troppo ardito. 

Anche Lady Gaga tempo fa è caduta da un palco, ed è nel pieno della sua forma fisica e giovinezza. Ma mi colpisce comunque questo voler forgiare la realtà a colpi di bisturi e palestra, senza accettare il naturale cambiamento e decorso delle cose. Processo che genera ritocchini e ritocconi, donne con il viso che sembra un carro del carnevale di Viareggio e la sindrome paradossale riassunta nell’aforisma di mio suocero: “dietro liceo, davanti museo”. Salvo il fatto che la realtà, che è testarda, prima o poi ti presenta il conto. 

Una delle caratteristiche principali di questo nostro mondo è che tanti, tantissimi non sanno invecchiare con dignità. Mi scuso nuovamente con chi ritiene questo giudizio esagerato, ma questo è ciò che mi è venuto in mente, stimolato da questa notizia. Ed insieme a questo, un paio di versi della canzone di Niccolò Fabi Una buona idea. In quel pezzo il cantautore elenca una serie di cose che non ci sono più, e ad un certo punto, prima di lanciare il ritornello, dice orfano della morte, e quindi della vita. 

Se non si ricupera il senso del finito – e quindi dell’infinito – la vita diventa soltanto un rincorrere il tempo che spesso sfocia nel grottesco. Quando non nel tragico del non sapersi accettare come si è. 

Ognuno tragga le sue conclusioni, se volete metteteci dentro anche Whitney Houston e l’ISIS, ma forse occorre trovare un significato per cui vivere, e quindi per cui morire. O viceversa.

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