LUCA ROVINI/ “La barca degli stolti”: il Sangiovese non mente

Dalla Toscana il secondo album di uno dei più interessanti cantautori emergenti italiani, Luca Rovini. SERGIO ARTURO CALONEGO lo recensisce in questo articolo

18.03.2015 - La Redazione
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La barca degli stolti

(Il) Sangiovese non mente. Che sia di Toscana o di Romagna, il Sangiovese non mente. E’ un vino semplice che può piacere o non piacere ma non dice bugie. Luca Rovini è come il Sangiovese. Non è un vino che va bene per tutte le cene ma se vi piacciono le trattorie apparecchiate con la tovaglie a quadretti rossi in cui il gestore vi sorride probabilmente siete nel posto giusto. 

Credo che il Rovini della “Barca degli stolti “ possa essere definito tranquillamente un “countrystorie”. Il Rovini ha la penna del cantautore, vuole raccontarci le sue storie e portarci in quella terra che sta fra la Toscana e Nashville . 

Recensire i dischi è difficile perché si rischia di recensire sé stessi e quello che si è voluto vedere o ascoltare ma qualcosa di “oggettivo” ce la sentiamo di di dirvela. Nella “ Barca degli stolti” c’è un violino (Chiara Giacobbe) che ricorda i cieli ampi e tersi di quell’America in cui sorridono le strade mentre si perdono nell’orizzonte. E’ una terra fatta di aneddoti e storie di cui non parla la televisione, strade americane che assomigliano tanto ad alcune nostre statali, luoghi che ospitano storie e personaggi che sono simili in Toscana, in America e in tutto il mondo. 

C’è una Fender Telecaster (Claudio Bianchini, Don Leady) che parla di colori di Memphis, di Tennessee e di benzinai che colorano i viaggi di turisti e commessi viaggiatori. Sono storie minori quelle che ci racconta il Rovini, storie molto simili a quelle che ci hanno raccontato i cantastorie americani da Woody Gutrhie a Tom Waits; gente che perde o ha perso qualcosa, a volte sé stesso mentre la luna sorride. Storie, colori  e suoni a stelle & strisce. 

Il “Quartiere della follia” e “Scoppia la testa” sono sorelle dello stesso sorriso disincantato con il quale Rovini osserva il suo mondo, brani in cui il testo brinda con le esperienze personali e si veste di immagini e luoghi che abbiamo visto anche noi. In  “Cappotto di vita” l’autore si permette di sfiorare  l’acidità della denuncia sociale vestendo  di aspra ironia  l’indifferenza della gente prendendo come spunto l’immagine di un vecchio incontrato per caso in un bar. 

E poi .. e poi il resto è musica, fatevelo da soli il vostro viaggio sulla “Barca degli stolti”. Il Rovini non ha la voce di Elvis Presley ma si capisce pure che non gliene frega niente di farvelo credere. Non finge. E’ come il Sangiovese di Toscana che vuole essere apprezzato per quello che è e se ne avrete voglia. Un vino che sorride se lo metti in tavola accompagnato da una gloriosa fetta di prosciutto crudo o di salame del contadino, sapori forti, antichi. Sorrisi disincantati di un’Italia che ama l’America restando ad osservare i tramonti dal mare Tirreno.   

(Sergio Arturo Calonego)

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