FABIO ZUFFANTI/ Vent’anni di carriera sulle spalle senza sentirla: l’intervista

- Claudia Cabrini

Vent’anni di carriera, concerti in tutto il mondo, dischi da solo e con tanti gruppi. Chi è Fabio Zuffanti? Ce lo racconta in questa intervista di CLAUDIA CABRINI

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Fabio Zuffanti

Compie vent’anni, non all’anagrafe ma di carriera, e allora sì,bisogna festeggiare. L’ha fatto con un tour, partito il 28 marzo scorso da Genova, e che proseguirà per tutta Italia vedendolo impegnato per settimane.  Nel corso della carriera si è esibito negli Stati Uniti, in Messico, in Giappone. E’ anche direttore artistico dell’etichetta Mirror Records, ha composto due opere rock e pubblicato due libri. Alle spalle quattro dischi da solista (“Pioggia e luce”, “Ghiaccio”, “La foce del ladrone” e “La quarta vittima”) e molti come leader di numerosi gruppi e progetti (Finisterre, la Maschera Di Cera, Höstsonaten, Aries, Quadraphonic, L’Ombra Della Sera, R.u.g.h.e., Rohmer, laZona). Lui è Fabio Zuffanti, ed ecco cosa in esclusiva mi ha raccontanto.

Anzitutto chi è il Fabio di venti anni fa e chi è, invece, il Fabio di oggi?

Il me del ’95 è un artista giovane, appassionato, e anche molto determinato. Ecco, tutti questi aggettivi mi si addicono benissimo anche oggi, nonostante a proposito di gioventù si possa scherzare dicendo che resto piccolo solo dentro. Ad ogni modo, in questi 20 anni ho fatto molti passi avanti, e così con me la mia musica, un po’ di nicchia ma tanto bella. Fabio Zuffanti 20 anni fa aveva molta meno esperienza di quella che il me medesimo possiede al giorno d’oggi, e anche di questo non posso che andar fiero. Certo non si smette mai di imparare! Quello è sicuro!

Il tuo è un progressive rock tutto genovese. La tua storia musicale è lunga ed interessante. Molti i tuoi dischi pubblicati da solista, diversi quelli con i Finisterre o con i Maschera Di Cera tra gli altri. Insomma, scelte artistiche sicuramente importanti. C’è qualcosa a cui hai detto di no, ma che se tornassi indietro faresti? Oppure, viceversa, qualcosa che hai fatto e di cui ti sei pentito?

Può effettivamente sembrar strano, ma no. Sono molto testardo, orgoglioso e determinato, come già detto. Forse anche per questo ogni mio passo pesa più del piombo. Non c’è nulla che se avessi la macchina del tempo cambierei. Lo dico convinto e felice. Forse il merito è anche del progressive rock che, appunto, non è molto commerciale. Anche per questo, probabilmente, so di aver un pubblico fedele e cosciente di quello che va ascoltando. Non mi sarei potuto permettere scelte musicali sbagliate, quindi ho prestato moltissima attenzione a non commetterle. Certo, magari ad oggi, riascoltando alcuni dischi, mi accorgo di errori o anche soltanto di sfumature che se potessi andrei a ritoccare. Ma credo questo sia normale, ed esuli dal pentirsi o dal voler manipolare quello che è stato. Un po’ come un pittore che dopo aver concluso il suo quadro continua a rintracciare imperfezioni nella sua tela. Forse anche questo è normale, per un artista perfezionista come me.

A questo punto parliamo del 28 marzo. Hai compiuto, l’abbiamo già detto e lo ripetiamo, 20 anni di carriera, festeggiati benissimo con un concerto live a La Claque di Genova, con moltissimi artisti a condividere il palco insieme a te. Un grande successo di pubblico, e immagino per te una grande soddisfazione…

Proprio così. Celebrato coi fiocchi “Un Viaggio Lungo 20 Anni”! Un vero e proprio evento, oltre che ovviamente un grand concerto di musica live. Sono stato veramente entusiasta di aver avuto la fortuna di ripercorrere la mia storia musicale in un modo tanto particolare, e assolutamente unico. E poi credo di aver avuto la possibilità di focalizzare l’attenzione sul fatto che questo genere musicale, il progressive rock, non sia affatto morto dopo la fine degli anni ’70. Sono stato accompagnato sul palco dalla ZBAND, che mi ha affiancato anche nel corso del mio ultimo tour mondiale, e alla quale sono veramente affezionato, e poi nel dettaglio Jenny Sorrenti (sorella del cantante Alan che proprio del 1970 ha fondato i Saint Just), il cantautore Max Manfredi, Stefano Agnini, Carlo Barreca, Alessandro Corvaglia, Fabio Gremo, Agostino Macor, Andrea Orlando ed Edmondo Romano. E ancora, Joanne Roan flautista bravissima, e Luca Scherani, Laura Marsano, Stegano Marelli e Boris Valle. Insomma siamo stati tantissimi! Una cosa davvero incredibile, e se ci penso ancora mi emoziono. E poi solo il 28 abbiamo regalato al pubblico la possibilità di acquistare in versione limitata delle copie autografate di un disco storico quale “Ruggine 1992-2001”, che contiene diverse tracce molto rare e molto belle proprio firmate da me, in collaborazione con Hostsonate, Merlin e Aries.

 

Un momento che di sicuro non dimenticherai facilmente insomma! Nel corso della tua carriera di emozioni ne avrai vissute moltissime. Ce n’è una, che ti riporta magari in un posto particolare?

 

Spero non sia deontologicamente sbagliato, perché la stessa domanda me l’ha fatta un tuo collega, e io sto per darti la stessa risposta. Ma, ad ogni modo, sì. Ero a Città del Messico. Un luogo incantato e diversissimo da come me lo sarei mai immaginato. Ecco, durante le prove, in questo teatro immenso, mi sono commosso. Ho mandato via tutti e son rimasto solo io lì, a fissar un punto vuoto dritto davanti a me, nella platea vuota. Quando alla sera il sipario si è nuovamente aperto, e i miei occhi hanno incontrato quelli di tutta quella gente, lì solo per noi, è stato… Speciale. Immenso.



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